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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 20 marzo 2014

Ucraina, Mosca teme la finanza

In 4 anni investimenti per 325 miliardi in bond e da società russe. I fondi Pimco e BlackRock potrebbero chiudere i rubinetti a Gazprom.
Più efficace delle sanzioni, più sottile rispetto a drastiche prese di posizione. Per mettere in difficoltà la Russia, considerata tra i motori della crisi in Ucraina, gli economisti suggeriscono di colpire Mosca al cuore, convincendo i grandi investitori globali a rivedere la propria presenza in Russia.
Per il momento Stati Uniti ed Europa si sono mostrati compatti, da un lato imponendo sanzioni a personalità russe e ucraine giudicate responsabili della situazione e dall’altra continuando a cercare un canale diplomatico. Pochi sono stati finora i risultati: il referendum in Crimea c’è stato e, come previsto, la regione ha domandato di essere annessa alla Russia, richiesta che il presidente russo Vladimir Putin ha accolto di buon grado.
1. INTERESSE PER LE SOCIETÀ RUSSE. Al momento le sanzioni non hanno sortito l’effetto desiderato e il Cremlino continua ad andare per la propria strada, spingendo Washington a minacciare un nuovo giro di vite. Tuttavia, dicono gli esperti, un “attacco” a livello finanziario potrebbe essere più efficace dei tentativi politici: da quando nel 2009 le banche centrali hanno cominciato a immettere enormi quantità di liquidità nell’economia globale, centinaia di miliardi di dollari sono finiti nelle casse russe, complice il forte interesse per i mercati emergenti da parte di investitori a caccia di rendimenti. Buona parte di questi fondi è confluita verso società controllate dallo stato, come il colosso energetico Gazprom, che conta tra i propri sostenitori i maxi fondi americani Pimco e BlackRock.
2. FONDI PER 325 MILIARDI IN 4 ANNI. La posta in gioco non è di poco conto: la Russia, insieme ad altre economie emergenti come Cina e Brasile, è stata tra i Paesi che più hanno beneficiato delle fibrillazioni dei mercati obbligazionari, seguite agli aggressivi programmi di acquisto di bond delle banche centrali globali. Stando a una ricerca di Thomson Reuters, negli ultimi quattro anni, i grandi investitori hanno destinato 325 miliardi di dollari in bond e titoli emessi dal Governo e da società russe e di questi 235 miliardi sono finiti nelle casse di gruppi come Gazprom e Sberbank. L’interesse è stato tale che Pimco, il maggiore gestore di fondi mondiale, ha introdotto nel 2010 un fondo incentrato proprio sull’obbligazionario dei mercati emergenti.
3. GOVERNI SCETTICI SU STRETTA FINANZIARIA. Proprio l’interruzione di questo flusso di fondi, dicono gli economisti, sarebbe uno strumento più efficace delle sanzioni, ma difficilmente sarà attuato, perché gli interessi in gioco sono molti e le società straniere continuano a fare affari con la Russia.
Un esempio dei giorni scorsi è tutto italiano: Unicredit e Intesa hanno venduto il 13% di Pirelli al gigante petrolifero Rosneft, che per altro avevano già una quota in Saras. Il punto è che da un lato le aziende, che vivono sui profitti, non amano restrizioni di questo tipo e dall’altro i governi sono spesso riluttanti a interferire con il libero flusso di capitale, come ha per altro sottolineato il presidente americano Barack Obama, che ha invitato alla cautela nel premere per misure che potrebbero creare turbolenze su mercati ancora fragili.

4. SOCIETÀ ATTENTE AL RISCHIO. Va detto che potrebbero essere le stesse aziende, in particolare i fondi comuni di investimento, a decidere autonomamente di rivedere o ridurre la propria esposizione, alla luce del dibattito sulla governance. «Gli investitori istituzionali cominceranno a sentirsi sotto pressione ed esamineranno in modo più attento gli investimenti in Russia. source
Ma è un territorio inesplorato, il costo di azioni di questo tipo è imprevedibile data la dimensione e l’importanza della Russia», ha detto Eswar Prasad, economista di Cornell e autore di libri sul ruolo delle economie emergenti nel sistema finanziario globale. «Bisogna introdurre nell’equazione anche i rischi in termini di governance», ha detto John-Paul Smith, analista di Deutsche Bank, facendo riferimento al fatto che le aziende russe attraggono ampie somme da parte degli investitori esteri. Per esempio, la Russia “pesa” per un 7,6% nell’indice di JP Morgan sull’andamento del mercato dei corporate bond, più di qualunque altro Paese.