La mia foto

Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

chart

chart

Calendario Economico fornito da Forex Pros - Il Portale di Trading sul Forex.

mercoledì 26 marzo 2014

Risparmio ... i cinque nemici della ripresa

Investimenti nella morsa di commissioni, oneri di gestione, imposta di bollo,
Tobin Tax e tassazione sulle rendite finanziarie.

Le famiglie italiane sono quelle che possiedono i maggiori risparmi a livello europeo. L’Italia detiene una quota di risparmio pari nientemeno che al 100% del Pil del nostro Paese, ovvero 1,7 miliardi di euro. Risparmi allocati in attività finanziarie che variano dal conto deposito al fondo di investimento più articolato.
E’ evidente come le attività finanziarie costituiscano una delle primarie fonti di rendimento dei risparmi delle famiglie, importantissime in un momento di crisi nel quale avere un reddito costante sta diventando davvero un privilegio, e non dei mostri da combattere in
nome dell’equità sociale.
Eppure i risparmi delle famiglie italiane vengono continuamente bersagliati da tasse, imposte e gabelle che non fanno che erodere le possibilità di rendimento, aumentando la povertà dei risparmiatori più piccoli e danneggiando in modo vistoso anche i più abbienti.
Ecco cinque oneri che colpiscono i rendimenti dei nostri risparmi.
LE COMMISSIONI BANCARIE TRA FISSE O VARIABILI. Esistono praticamente da quando esistono le banche, e coincidono con i costi di gestione del proprio conto corrente e delle varie operazioni che chiediamo di eseguire al nostro istituto di credito. Ogni banca applica le sue (quelle on line a volte non ne hanno), che scattano ogni volta che si preleva dal bancomat, che si paga con carta di credito, che si riceve una comunicazione scritta dalla banca, che si effettua un bonifico, che si compiono delle compravendite di titoli e così via. A volte le banche fanno pagare un canone forfettario, che include un certo numero di operazioni gratuite, mentre il resto sono a pagamento. Si consiglia l’uso di un comparatore on line per individuare i conti correnti dai costi inferiori, se non si vuole vedere il proprio capitale decurtato di diverse decine di euro l’anno.
GLI ONERI DI GESTIONE: NEL 2013 SONO STATI 2,1 MILIARDI. Sono intrinsecamente legati ai fondi di investimento. Quelli di noi che vogliano sottoscriverne uno, è bene che ricordino che gli alti rendimenti offerti (spesso anche del 10-12%) si accompagnano prima di tutto ad un più alto livello di rischio (nessuna attività finanziaria rende se non corre qualche rischio), e poi dipendono dalla bravura dei gestori. Gestori che, evidentemente, vanno retribuiti per il lavoro svolto; l’utile del gestore coincide con una certa fetta prelevata dal rendimento generato dal fondo stesso.
Quindi, di fatto, a pagare il gestore è il risparmiatore, anche quando si tratti di una polizza vita legata ad un fondo. A quanto ammontano tali costi? Lo scorso anno la percentuale media in tutta Italia è stata dell’1,54% per un totale di 2,1 miliardi di euro. Il consiglio è quello di leggere bene la scheda del prodotto, e di cercare la voce “costi di gestione”, per individuare quale sia la quota di rendimento che ci verrà sottratta. Una dritta: gli Etf, fondi particolari che replicano passivamente l’andamento di un indice, non hanno bisogno di essere gestiti, quindi non presentano costi di questo tipo.
IMPOSTA DI BOLLO: 34,2 EURO PER LE PERSONE FISICHE. Si tratta di una imposta indiretta (vigente ormai dal 1972 quando fu introdotta, ma modificata l’ultima volta con la legge di stabilità del Governo Monti) in quanto non proporzionale alla capacità contributiva, che grava su ogni attività finanziaria che debba essere rendicontata.
Quindi, sugli estratti conto dei conti correnti bancari e postali, sui rendiconti dei libretti di risparmio e su quelli dei conti deposito. In quest’ultimo caso, parliamo di una vera e propria mini patrimoniale, che sottrae da quest’anno il 2 per mille delle somme depositate (fino all’anno scorso era l’1,5 per mille). Negli altri casi, se il conto o il libretto di risparmio è intestato ad una persona fisica, si paga un minimo di 34,2 euro l’anno, mentre se si tratta di una persona giuridica il minimo sale a 100 euro l’anno. Per depositi inferiori ai 5 mila euro il bollo è gratuito. Per ora.
LA TOBIN TAX UN FRENO PER LIMITARE LE SPECULAZIONI. L’imposta sulle transazioni finanziarie è stata teorizzata dall’economista americano James Tobin che ipotizzò come, tassando le singole compravendite di titoli, si potesse limitare il fenomeno del trading speculativo che destabilizza i mercati, utilizzando il gettito fiscale ricavato per alleviare la povertà. Tobin prese, è vero, il Nobel per l’economia nel 1981 per questa idea, che però fu applicata solo di recente soltanto da Francia e Italia, con risultati poco lusinghieri prima di tutto in termini di gettito fiscale. Nel nostro Paese l’imposta ammonta dal 1 gennaio 2014 all’1 per mille del valore dei titoli acquistati, ma dalla sua introduzione i volumi di scambio sono diminuiti tanto che  lo scorso anno l’erario ha mietuto appena 300 milioni di euro. Per eludere la tassa basta infatti acquistare titoli su altri mercati.
Inoltre, la Tobin Tax in Italia non limita le speculazioni, dato che se nell’arco della stessa giornata io compro e vendo la stessa quantità di azioni la Tobin Tax non si applica. Sono esenti inoltre i titoli legati a società a piccola capitalizzazione, che guarda caso sono i titoli più speculativi. Sono invece soggetti all’imposta gli investimenti in titoli a lungo termine, ovvero quelli su cui si punta di più per far lievitare i propri risparmi.

RENZI HA AUMENTATO LA TASSA SULLE RENDITE FINANZIARIE DAL 20 AL 26%. L’ultimo arrivato nella già affollata famiglia delle tasse sul risparmio è l’aumento dal 20 al 26%, che scatterà dal prossimo 1 maggio, della tassazione sul cosiddetto “capital gain” di tutti gli strumenti finanziari esclusi (per ora) Bot, titoli di Stato, titoli postali e simili, che restano tassati al 12,5%. Il che significa che se un titolo, un fondo, un Etf rende 1000 euro, in realtà me ne porto a casa solo 740, a cui ovviamente vanno sottratte tutte le tasse di cui ai precedenti punti. Un gioco che potrebbe rivelarsi pericoloso per una serie di motivi. Prima di tutto, gli investitori italiani si lanceranno sugli strumenti meno tassati (ovvero i titoli di Stato), distorcendo il mercato. source
I volumi di scambio legati agli altri titoli invece presumibilmente si ridurranno, vanificando le speranze del fisco e prendendo il volo verso l’estero, dove la tassazione è più clemente. Infine, se si considera che le banche detengono ovviamente la stragrande maggioranza di questi titoli, si può ipotizzare che l’aumento della tassazione verrà compensato da un aumento dei costi da scaricare sui correntisti e da un peggioramento delle condizioni dei finanziamenti. Presto quindi potremmo dover aggiornare l’elenco dei costi che gravano sui nostri risparmi.