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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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domenica 23 marzo 2014

L’Ue avrà il suo meccanismo Salva-banche

Accordo tra Parlamento e Consiglio. I tempi per la nascita del fondo europeo unico ridotti di due anni, da 10 a 8, ma il 70% del suo bilancio verrà messo a disposizione entro i primi tre. A regime avrà una capacità di 55 miliardi, serviranno per intervenire nelle crisi degli istituti in difficoltà.

Parlamento e Consiglio europeo hanno trovato l’accordo politico sul
meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie al termine di un negoziato fiume. Si è dovuto attendere la fine di un Trilogo durato sedici ore per avere l’intesa che consente ai capi di Stato e di governo dei paesi dell’Ue di discutere il testo già nel vertice al via oggi e permettere all’Aula del Parlamento di votarlo in occasione della sessione plenaria di aprile, ultima sessione utile prima dello scioglimento del Parlamento in vista delle elezioni. In base all’accordo raggiunto si velocizza il processo di mutualizzazione, vale a dire il periodo di tempo richiesto per immettere liquidità nel fondo unico europeo di risoluzione. La creazione del fondo dovrà avvenire in otto anni (Commissione e Consiglio chiedevano inizialmente in dieci anni) a partire dal 2015. A regime avrà una capacità complessiva di circa 55 miliardi: in base all’accordo dai fondi nazionali finanziati dalle banche si dovranno versare nel fondo unico risorse tali da costituire il 70% delle riserve comuni nei primi tre anni (entro la fine del 2017), ha spiegato al termine del triolgo Corien Wortmann-Kool, membro della commissione Problemi economici e responsabile del dossier per il Ppe. Inoltre è stato stabilito che per le banche in forti difficoltà i problemi debbano essere risolti “entro una settimana”. source
Per quanto riguarda l’Autorità unica di risoluzione per le crisi bancarie, resta fermo il principio per cui questa sarà composta da due organismi decisionali: un Board esecutivo con un direttore e quattro membri permanenti, e un organismo più largo (la “sessione plenaria”) in cui, oltre ai cinque membri permanenti del board, siederanno i rappresentanti di ogni autorità di risoluzione nazionale dei singoli paesi partecipanti (tutti quelli dell’Eurozona, più gli altri dell’Ue che lo chiederanno). In base all’accordo raggiunto in Trilogo, ha spiegato in conferenza stampa la relatrice del testo in commissione Problemi economici, Elisa Ferreira (S&D), il comitato esecutivo sarà responsabile per le decisione dei casi “normali”, tutti quelli che richiedono prestiti e interventi fino a cinque miliardi di euro. Per problemi di liquidità superiori ai cinque miliardi le decisioni potranno essere prese dalla sessione plenaria in caso di richiesta. Inoltre il Parlamento europeo eserciterà azione di controllo sull’attuazione degli accordi e la creazione del meccanismo di risoluzione.

“Sono stati compiuti grandi progressi per una migliore unione bancaria. Adesso abbiamo i due pilastri” del progetto, il commento del presidente della Bce, Mario Draghi. Soddisfatta, ma con qualche riserva, la presidente di BusinessEurope, Emma Marcegaglia. “Ci sarebbe piaciuto vedere un’Autorità di risoluzione autonona, con più indipendenza dagli interessi politici nazionali, ma nonostante questo accogliamo l’accordo con favore”. L’accordo di oggi comunque “è un importante passo avanti verso la stabilità del nostro sistema finanziario, assai richiesta per risolvere il problema di accesso al credito che devono affrontare le imprese”.