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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 12 febbraio 2014

credito DETERIORATO Bad bank...maxi deposito da 300 miliardi

La proposta  Visco (Bankitalia): unire tutte le sofferenze.
Il Governo: timori per il rating. Ghizzoni (Unicredit): più utile per banche piccole.
Un ‘deposito’ per oltre 300 miliardi di crediti deteriorati, che non convincerebbe Palazzo Chigi. L’ipotesi di una bad bank di sistema ventilata dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco all’Assiom-Forex, secondo il Financial Times, che cita fonti di governo, non troverebbe sponda nel premier Enrico Letta.
Secondo le fonti citate dal quotidiano infatti «l’idea di una bad bank potrebbe essere controproducente per
l’Italia» e il timore sarebbe quello di «accelerare il processo di un downgrade da parte delle agenzie di rating nei prossimi mesi».
INTESA E UNICREDIT STUDIANO IL PIANO. Il dibattito sulla creazione di una bad bank italiana per i crediti deteriorati delle banche che zavorrano i bilanci e non permettono di far ripartire il flusso del credito, è partito da giorni. Anzi: è più che partito considerando che Intesa e Unicredit hanno già allo studio, con il fondo statunitense Kkr, un veicolo ‘privato’ di questo genere.
La novità, semmai, è proprio il lancio da parte di Visco di un’ipotesi, “ambiziosa”, di una bad bank di sistema. Le iniziative private, ha detto il governatore, “vanno nella giusta direzione. Interventi quali quelli in corso presso alcune banche, volti a razionalizzare la gestione dei crediti deteriorati con la creazione di strutture dedicate in grado di aumentare l’efficienza delle procedure e la trasparenza di questi attivi”.
IL RAPPORTO SOFFERENZE IMPIEGHI E’ PASSATO DA 0,86% A 4%. Progetti “più ambiziosi” sono comunque “da valutare anche nella loro compatibilità con l’ordinamento europeo e non sono da escludere, possono consentire di liberare a costi contenuti risorse da utilizzare per il finanziamento dell’economia”. Il totale dei crediti deteriorati (sofferenze, incagli ristrutturati e scaduti) e’ oltre 300 miliardi, soglia toccata a giugno 2013. Le sole sofferenze lorde a novembre hanno raggiunto i 149,6 miliardi (di cui 100 verso le imprese e 31 verso le famiglie). Quelle nette 75,6. Due anni fa erano rispettivamente 50 e 100 miliardi. Il rapporto sofferenze/impieghi e’ oltre il 4%: era 0,86% prima della crisi. Solo a fine anno il flusso delle nuove sofferenze ha iniziato a calare.
IPOTESI DI ACQUISTO DA PARTE DELLA BCE. Questo lo scenario delle cifre. E se il dibattito entra nel vivo, con le differenziazioni fra istituti maggiori e piccoli, c’è anche chi, come gli economisti Alberto Alesina a Francesco Giavazzi, ipotizzano strade diverse, che magari procurerebbero qualche ‘prurito’ dalle parti di Berlino. Si potrebbe – affermano infatti in un editoriale sul ‘Corriere della Sera’ – far acquistare dalla Bce un po’ dei prestiti che le banche hanno fatto alle imprese: “in questo modo alleggerirebbe i loro bilanci e farebbe ripartire il credito”.
INSORGONO LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI. Immediato anche l’intervento, nel dibattito, delle associazioni dei consumatori, da cui già partono i primi ‘siluri’. «Le dichiarazioni del Governatore Visco, sulla ‘Banca d’Italia che guarda in modo positivo alle iniziative in corso da parte delle banche, le cosiddette bad bank, per liberarsi del fardello dei crediti in sofferenza che frenano la concessione del credito e non esclude una iniziativa di sistema», dicono Adusbef e Federconsumatori – confermano i legittimi sospetti, circolati nei giorni scorsi perfino in bozza, con il Governo pronto a presentare proposte per addossare ai contribuenti e risparmiatori, tramite la Cassa Depositi e Prestiti, il fardello di 135 miliardi di sofferenze, per i restyling di bilancio».
GHIZZONI (UNICREDIT) UTILE PER LE PICCOLE, NON PER NOI. Una bad bank potrebbe essere piu’ utile per le banche medie e non per banche come Unicredit che «può e deve risolversi i suoi problemi da sola». Lo ha detto l’ad dell’istituto di credito Federico Ghizzoni ai giornalisti. «A meno non ci venga offerto qualcosa di veramente interessante noi andiamo avanti per la nostra strada”, ha affermato, spiegando di non ritenere che, quando ne ha accennato al Forez, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco avesse in mente un intervento pubblico quanto una cooperazione fra banche.
TESORO: SI’ ALLE BAD BANK SENZA RISORSE PUBBLICHE. Il Tesoro ”valuta positivamente iniziative anche di natura consortile di operatori di settore” a proposito di ipotesi di bad bank nel comparto bancario “ma ritiene che a tale scopo non sia necessario l’impiego di risorse pubbliche nazionali o comunitarie”. Lo si legge in una nota del ministero dell’Economia. Nel comunicato il Ministero dell’Economia e delle Finanze afferma di guardare “con favore a tutte le iniziative che gli operatori del credito e della finanza stanno mettendo in campo per alleggerire il proprio patrimonio dai prestiti deteriorati, liberando così capitale da impiegare a sostegno delle imprese e dei consumi” In Italia questo settore, rileva, può beneficiare delle innovazioni rese possibili da pratiche già diffuse in altri paesi e per le quali esiste una consistente esperienza presso diversi operatori internazionali, tra i quali il ministro Saccomanni ha raccolto manifestazioni d’interesse per il mercato italiano, anche durante le sue visite ai mercati finanziari di Londra e New York.
Per il Tesoro “su questa stessa linea si è espresso recentemente anche il Governatore della Banca d’Italia, il quale ha auspicato un’evoluzione del settore nella direzione di una razionalizzazione della gestione dei crediti, attraverso maggiore efficienza delle procedure e trasparenza negli attivi. Il Governatore ha anche ricordato che interventi più ambiziosi sono possibili”. Il Governo – conclude la nota – contribuisce con la propria azione a rimuovere le cause della stretta creditizia anche attraverso fondi di garanzia e veicoli di sostegno degli investimenti – quali la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) e il Fondo Italiano d’Investimento (Fii) – e valuta positivamente iniziative anche di natura consortile di operatori di settore ma ritiene che a tale scopo non sia necessario l’impiego di risorse pubbliche nazionali o comunitarie”. source