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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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venerdì 10 gennaio 2014

Perchè privatizzare Poste Italiane

La dismissione è praticamente decisa: le alternative sono quelle di vendere una quota di minoranza o di coinvolgere uno dei gioiellini della spa.

Il modello scelto è quello tedesco, ma l’azienda è italiana al 100%: si sta parlando del gruppo Poste Italiane, sempre più vicino alla privatizzazione, processo che dovrebbe riguardare una quota del capitale.
Quest’ultima verrebbe quindi destinata al mercato e ai circa 144mila dipendenti della spa, sfruttando la cosiddetta compartecipazione alla gestione societaria.
Che futuro ci si può attendere in questo senso? Anzitutto, cerchiamo di capire cosa è successo ieri.
Filippo Patroni Griffi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vincenzo La Via, direttore generale del Tesoro e numero uno del comitato che si occupa delle privatizzazioni, oltre ad Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo Economico, e Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane, si sono incontrati per discutere della situazione. L’obiettivo è quello di dare il giusto valore alla compagnia, necessario ancor prima di aprire il capitale. Inoltre, si deve tener conto del servizio universale (i vari servizi da fornire a prezzi accessibili a tutti gli utenti e in tutta Italia).
Non bisogna dimenticare neanche gli accordi che sono stati stipulati con la Cassa Depositi e Prestiti per quel che riguarda la distribuzione dei buoni postali e dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Già in passato si era parlato di una ipotesi simile per Poste Italiane, ora qualcosa è cambiato. source
In effetti, le alternative sono sostanzialmente due. La prima prevede la cessione di una quota di minoranza di tutta la spa, includendo anche i servizi postali; la seconda consiste in una operazione molto più rapida e meno complicata, cioè la privatizzazione di uno dei pezzi forti di Poste Italiane, con tutta probabilità il ramo assicurativo (Poste Vita) o il celebre Banco Posta. L’idea del Tesoro, a cui appartiene tutto il capitale, è comunque quella di lavorare sull’intera struttura.