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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 15 gennaio 2014

Paesi emergenti, ecco dove investire...

Dopo i Brics i mercati in crescita sono Bangladesh, Kenya, Nigeria, Sri Lanka, Serbia e Polonia. I titoli da comprare e quelli da cedere.

Un tempo erano i Brics, gli ormai noti Brasile, Russia, India e Cina.
Il termine fu inventato nel  2001 dagli esperti di Goldman Sachs, colosso americano che fa della finanza il suo pane quotidiano. Negli ultimi 13 anni, però,
di acqua sotto i ponti ne è passata e alcuni di questi Paesi – come la Cina – sono già belli che emersi, lasciando il posto (anche) a nuove economie. Paesi che nascondono possibilità interessanti (ma anche tranelli) per chi vi vuole investire. Vediamo come e dove investire tra i mercati azionari dei Paesi emergenti.
MERCATI  EMERGENTI, GIOIE E DOLORI PER GLI AZIONISTI.
Di nuove economie che hanno preso “l’ascensore verso i piani alti” ce ne sono, eccome. È il caso dei mercati azionari del Bangladesh, del Kenya, della Nigeria, dello Sri Lanka, della Serbia e della Polonia. Senza considerare la Turchia, il Sudafrica e l’Indonesia, questi ultimi tutti accomunati da elezioni   presidenziali o parlamentari tra maggio e ottobre 2014. Secondo Morgan Stanley, la cara vecchia Madre Russia è tra i Paesi da tenere sott’occhio.
Gli specialisti della banca d’affari americana ritengono infatti che le valutazioni del mercato azionario russo siano ancora convenienti rispetto agli altri mercati dell’area. Sulle azioni cinesi gli analisti di Morgan Stanley sono ottimisti poiché credono nell’impatto positivo dell’agenda di riforme a medio e lungo termine. Meno bene, invece, Turchia, Sudafrica e Polonia.
I dati sulla Turchia restano attraenti in un’ottica di investimento a medio-lungo termine, ma gli esperti ritengono che per adesso sia meglio non investire nel mercato   azionario. Il listino di Johannesburg, invece, viene scambiato con multipli decisamente troppo   elevati e vicini ai massimi dell’ultimo decennio. In poche parole, i prezzi sono troppo alti. Occhio anche alla Polonia. Qui il giudizio è neutrale, perché i fondamentali sono solidi ma la borsa ha corso troppo e nei prossimi mesi rischia di deludere.
I TITOLI D’ORO DA TENERE SOTT’OCCHIO.
Il listino di Istanbul non è troppo caro rispetto alla media dei mercati emergenti. Fra i titoli finanziari che hanno basse valutazioni e potenzialità di lungo periodo segnalano Albaraka Turk, Haci Omer Sabanci e Turkiye Halk Bankasi. Fra i titoli con un dividendo yield (dividendo in crescita, per intenderci) stimato nell’esercizio 2013 superiore al 5% spiccano   Lukoil holdings (5,4%), Megafon (6,1%), Mobile Telesys (5,9%) e Norilsk Nickel (8,7%). Non   può mancare la Cina. Tra i titoli da comprare c’è Tencent, l’equivalente cinese di Facebook, cioè il   più grande e utilizzato portale di servizi internet nel Paese.
Sempre in tema di tecnologia c’è 51job. Si tratta di una piattaforma di assunzioni online che punta al crescente numero di colletti bianchi cinesi. C’è poi il settore autmobilistico cinese. Great Wall Motor è il maggiore produttore cinese   di fuoristrada Suv e veicoli pick-up. Sul mercato il titolo negli ultimi 12 mesi ha realizzato un total return (rendimento) del 123,5%. C’è anche Brilliance China. In questo caso il titolo negli ultimi 12   mesi ha registrato un total return del 51,5%. Nel settore assicurativo c’è poi Aia Group. Vanta una   delle più estese reti di assicurazioni vita nell’area asiatica. In un anno il titolo ha reso sul mercato il   32,8%.
TITOLI DA VENDERE: AUTOMOTIVE E METALLI.
Per i titoli dei mercati emergenti da vendere, il discorso è piuttosto complesso. Sui listini asiatici, i titoli da evitare sono quelli di Great Wall Motors e della Saic Motor Corp., la più grande industria automobilistica al mondo il cui titolo è sceso del 2,5% a 13,06 yuan. Male anche alcune aziende che operano nel settore dei metalli. È il caso della Yunnan Copper che ha perso il 4,2% a 7,53 yuan e della Jiangxi Copper, che ha ceduto il 2,5 per cento a 13,56 yuan. Nel settore bancario è bene non affidarsi a China Minsheng Banking Corporation, che dal   2011 ha realizzato il peggior ribasso nella storia del suo titolo.
Occhi puntati anche sui titoli delle big del gas russo come Rosneft e Gazprom. Gli analisti prevedono che i risultati di queste società potrebbere subire un contraccolpo legato alla “green economy” che mira a ridurre i consumi delle   energie non rinnovabili. Secondo gli esperti che seguono l’azionario russo, Mosca sarebbe in una   situazione decisamente peggiore rispetto alla fine del 2012. source

PREVISIONI PER IL 2014: ASIA IN CRESCITA DEL 6%.
Nel 2014 i mercati emergenti riprenderanno a crescere a ritmo spedito. Il Pil dei Paesi asiatici, secondo gli analisti di Ubs, aumenterà del 6,1% contro il 5,5% di   quest’anno grazie alle esportazioni, che saliranno più velocemente della domanda interna per la   prima volta dal 2011. In Cina il pil reale dovrebbe passare da un incremento quest’anno del 7,6% al   7,8% nel 2014, trainato dall’export verso il G3. Hong Kong: il pil dovrebbe accelerate dal 3% atteso quest’anno al 4% del 2014, grazie al contributo positivo delle esportazioni nette, pur mantenendosi   al di sotto del range compreso fra il 4,5% e il 6-7% che è stato registrato durante le precedenti fasi di ripresa. L’inflazione dovrebbe invece scendere dal 4,3% del 2013 al 3,6%. India. Il pil reale è   stimato in crescita del 5,7% nel 2014-2015 rispetto al 4,7% del 2013-2014.
Indonesia. In questo caso il pil (reale) non dovrebbe aumentare, ma rallentare leggermente il passo dal 5,6% del 2013 al 5,2% del 2014 a causa del calo dei prezzi delle materie prime e di condizioni monetarie più restrittive. Malesia: la ripresa delle esportazioni dovrebbe controbilanciare i rischi che provengono dal consolidamento fiscale nel 2014, con il pil reale che è stimato in crescita del 5% dal 4,3% del   2013.
COME INVESTIRE NEGLI EMERGENTI SENZA FARSI MALE.
La parole d’ordine è: prudenza. Come spiegano diversi esperti interpellati da Economiaweb.it, le prospettive in certi   mercati sono piuttosto interessanti e per questo sono in molto a voler puntare su questo genere di   investimento. Per chi vuole investire nel breve termine, i Paesi con il profilo rischio/rendimento   più interessanti sono Cina, Perù, Malesia, Brasile, Russia e Ungheria. Con un profilo di rischio più   elevato della media, ma valutazioni ancora più interessanti troviamo poi il Marocco, la Repubblica Ceca, l’India o la Polonia. Al contrario, il rischio è davvero elevato in Paesi come Sud Africa, Messico, Indonesia. Quello che conta è conoscere bene la situazione del Paese in cui si investe e l’orizzonte temporale su cui si vuole puntare: se si vogliono immobilizzare capitali per un periodo più o meno lungo può essere determinante per capire dove “scommettere”.
di Gianluca De Mayo