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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 7 ottobre 2013

Le banche centrali vogliono ridurre la preponderanza del dollaro nelle loro riserve

Il debito pubblico delle 18 più grandi economie al mondo è aumentato di 33’000 miliardi di dollari dal 2007. Il debito americano, che ha raggiunto il limite massimo di 16’700 miliardi di dollari, è la metà di questa cifra.

Alla fine della presidenza Obama, fra tre anni, il debito pubblico dovrebbe raggiungere 22’000 miliardi di dollari e 30’000 miliardi a fine 2020.
Il governo americano quest’anno pagherà 220 miliardi di dollari di interessi e nel 2023 ne pagherà 823 miliardi.
Il servizio del debito (interessi +ammortamenti) diventa un carico economico insopportabile. Nel 2038 i pagamenti degli interessi rappresenteranno il 5% del Pil. Sembra poco probabile che gli Stati Uniti possano farvi fronte senza il sostegno della Federal Reserve attraverso la sua stampa illimitata di denaro e questo mentre la crescita del Pil dovrebbe restare debole.
Gli Stati Uniti mostrano un deficit cronico della bilancia dei pagamenti correnti (circa 100 miliardi) che deve essere finanziato da investitori stranieri. source
Gli investitori non-residenti detengono obbligazioni americane per un totale di 5’590 miliardi, cifra rimasta stabile negli ultimi sei mesi. Sul lungo termine numerose banche centrali vogliono ridurre la preponderanza del dollaro nelle loro riserve, per ridurre la loro dipendenza nei confronti della moneta americana.

Conclusione : la tragedia del grottesco indebitamento negli Stati Uniti raggiunge un nuovo livello d’intensità. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha già degradato gli Stati Uniti a AA+. Le altre agenzie dovrebbero seguire e rivedere al ribasso la nota americana.
(Atlantico.fr)