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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 1 ottobre 2013

BUSSOLA DEL RISPARMIO Fondi...sei regole per non sbagliare

Occhio ai rendimenti: più sono alti più si rischia. Le tre variabili: con cedola o senza, tasso fisso o variabile, ammortizzati o no.

Investire in un fondo può significare molte cose. Si può scegliere un prodotto molto rischioso dai grandi rendimenti, ma anche un prodotto molto sicuro che però a malapena riesce ad abbattere l’incedere dell’inflazione.
Ci sono fondi in euro, in dollari e chi più ne ha più ne metta. Fondi
obbligazionari, azionari, a cedola, a capitalizzazione, di diritto estero, italiano, corporate, sovrani: la lista delle variabili potrebbe essere davvero infinita. Insomma, i fondi offrono una varietà tale da riuscire ad appagare i gusti dell’investitore più esperto ma anche a disorientare il risparmiatore medio che si trova spiazzato davanti a un mercato tanto denso di offerte.
È bene dunque scegliere dei punti fermi, tutti importanti in egual misura, che garantiscano all’investitore il miglior rapporto tra rischio e rendimento, tenendo sempre bene a mente che maggiori sono i guadagni più alte saranno le probabilità di “scottarsi”.
LA VALUTA. I fondi possono fare riferimento a diverse valute. In Italia la maggior parte dei prodotti si affida all’euro o al dollaro anche se sul mercato stanno cominciando a comparire prodotti in Renminbi, la moneta cinese. Come spiega Edoardo Chiozzi Mille lire, Responsabile per l’Italia di Convictions Am, «per chi risiede in zona euro e deve affrontare la maggior parte delle future spese in euro, è più giudizioso non prendere un rischio valutario e scegliere fondi in euro. Scegliere una valuta diversa dalla propria significa prendere un rischio in più e molto difficile da prevedere».
IL SOTTOSTANTE. Con questa parola, che potrebbe incutere timore nell’investitore medio, si indica quello che c’è nel portafoglio del fondo. In poche parole si tratta di vedere su cosa investe il fondo: azioni, obbligazioni, un mix di più prodotti e così via. «L’importante è sapere cosa c’è dentro i fondi, la composizione del cosiddetto portafoglio», spiega Chiozzi Mille lire. «In Italia Assogestioni offre una buona classificazione delle diverse tipologie di fondi a seconda dei tipi di strategia e titoli utilizzati. Si va dagli azionari “puri” investiti per singole aree geografiche o settoriali ai fondi “flessibili” che investono in maniera molto libera su diversi tipi di investimenti». «Una buona parte del fondo dovrebbe essere investita in strumenti obbligazionari con un ritorno maggiore al 5% e una piccola percentuale (massimo 20-25%) investita in obbligazioni convertibili o titoli anticiclici con dividendi interessanti» spiega a economiaweb.it Riccardo Milan, responsabile per l’Italia di Capital Strategies Partners. source
CON CEDOLA O SENZA. «I fondi detti di distribuzione staccano dei flussi intermedi come una sorta di dividendi», spiega sempre Edoardo Chiozzi Millelire. «Scegliere questa soluzione rispetto ai fondi a capitalizzazione che non distribuiscono flussi intermedi dipende dai propri bisogni di liquidità. Il flusso di distribuzione è più pratico rispetto a dover vendere delle parti del fondo regolarmente per fare la cassa necessaria», spiega l’esperto.
TASSO FISSO O VARIABILE. C’è poi da considerare se affidarsi a prodotti dal tasso fisso o variabile. Come avviene per i mutui, anche i fondi possono avere tassi d’interesse fissi o tassi variabili. «Al momento attuale, con la prossima riduzione delle iniezioni di liquidità della banca centrale americana (il c.d. “tapering”)  tutte le classi d’investimento obbligazionarie a tasso fisso sono sotto pressione, per cui per chi ha un profilo di rischio basso consiglio di investire in fondi obbligazionari a tasso variabile o a maturità corte o flessibili obbligazionari», fa notare Chiozzi Millelire.
AMMORTIZZATI O NO. Qualcosa in termini di sicurezza negli investimenti è stato fatto anche dalle istituzioni. Per questo esistono fondi armonizzati, caratterizzati da specifici standard fissati dall’Unione Europea. «Sono fondi e Sicav di tipo aperto, costituiti nei paesi dell’Unione europea, che investono  prevalentemente in strumenti finanziari quotati (azioni, obbligazioni, ecc.)», spiega Gabriele Roghi, responsabile della consulenza agli investimenti di Invest Banca. «Il termine ‘armonizzati’ deriva dal fatto che seguono regole e criteri comuni, previsti a livello comunitario (direttiva n. 85/611/CEE) e recepiti nelle legislazioni nazionali, volti a tutelare gli interessi dei risparmiatori, sostanzialmente attraverso una limitazione dei rischi assumibili e la predisposizione di una serie di controlli. Nel disegno tracciato dalle norme comunitarie, quindi, i fondi “armonizzati”, a prescindere dal Paese di origine, devono avere caratteristiche simili e, pertanto, poter essere agevolmente commercializzati in tutti i Paesi Ue».
COMMISSIONI E RENDIMENTO. L’ultima cosa, non certo per importanza che resta da capire, riguarda le commissioni. Commissioni elevate sono giustificabili solo per fondi molto attivi, cioè nei quali il gestore prende realmente importanti decisioni d’investimento e non si limita a replicare un indice (o qualcosa del genere). Essere gestori attivi o passivi, di per sé, non è né un male né un bene. Quello che conta è capire se la società di gestione ha un ruolo importante nel processo decisionale che porta verso il rendimento.
PER CHI NON VUOLE RISCHIARE. Come dicevamo, i fondi possono avere caratteristiche infinite, motivo per cui diventa difficile indicare il prodotto dalle caratteristiche migliori. Vista però la predisposizione dei risparmiatori italiani a non rischiare, come spiegano gli esperti interpellati da economiaweb.it,  i fondi migliori devono essere armonizzati, in euro, con tasso variabile, a capitalizzazione e soprattuto obbligazionari.
by Gianluca De Mayo