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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 12 giugno 2013

Bond corporate...due regole per non rischiare

Le aziende devono avere fondamentali solidi e prospettive di crescita. Meglio
diversificare il portafoglio.
Occhio agli unrated (non classificati).

La storia d’amore tra gli italiani e il mercato obbligazionario va avanti ormai da molto tempo.
Il motivo?  L’italiano medio con poca voglia di rischiare si è sempre buttato verso obbligazioni corporate o governative che garantissero rendimenti decenti e rischi prossimi allo zero.

Ma la crisi e il continuo crollo dei tassi ha messo in crisi un rapporto consolidato danni. Da gennaio i corporate non finanziari dei Paesi periferici (come l’Italia o la Spagna) hanno collocato 22,9 miliardi di euro a cosi decrescenti. I rendimenti hanno toccato il minimo lo scorso 9 maggio a 2,14% per poi risalire lievemente negli ultimi giorni, mentre lo spread dell’asset class rispetto ai titoli governativi è a 153 punti base rispetto a 444 del giugno dello scorso anno.
Così per spuntare rendimenti interessanti, l’asta del livello di rischio deve salire molto. E questo impone prudenza.
OCCHIO AL RENDIMENTO E AI GOVERNATIVI. «Lo stato attuale dei mercati, sospinti letteralmente dalla liquidità prodotta dalle banche centrali», fa notare a Economiaweb.it Gabriele Roghi, responsabile  consulenza investimenti di Invest Banca, «sta creando in alcuni casi i presupposti per la creazione di eccessi (leggi, bolle finanziarie) che potrebbero deflagrare in modo rovinoso se ulteriormente foraggiate. In questo caso la possibile bolla è certamente nel comparto delle obbligazioni (la più pericolosa perché rappresenta la quota maggioritaria dei portafogli di privati e di istituzionali): rendimenti in molti casi prossimi allo zero e livello di percezione del rischio emittente su livelli irragionevoli sono il frutto di un’azione monetaria che “costringe” gli investitori ad andare a cercare il rendimento nei pochi segmenti di mercato dove questo è stato confinato». Insomma, il rischio di perdere i risparmi di una vita è dietro l’angolo e per quello bisogna fare attenzione e seguire alcune precauzioni.
MAGGIORE AFFIDABILITA’ TRA LE AZIENDE EUROPEE. «Il contesto macroeconomico e politico che stiamo vivendo», spiega Francesca Cerminara, responsabile bond e valute di Zenit sgr, «concorre a creare una struttura dei tassi di interesse in continua discesa, situazione particolarmente favorevole agli emittenti societari che riescono a procurarsi liquidità sui mercati dei capitali a un costo estremamente vantaggioso, producendo un circolo virtuoso sui loro bilanci», spiega il gestore. «In termini di opportunità si predilige quindi investire in obbligazioni societarie legate ai paesi virtuosi europei, come Daimler o Louis Vuitton, che beneficiano di un solido contesto macro e una buona capacità reddituale, tanto da rendere congruo il poco extrarendimento offerto rispetto ai titoli statali di Germania e Francia. Mentre se analizziamo i Paesi periferici come Italia, Spagna e in parte il Portogallo si preferisce investire direttamente sul debito pubblico».
Un rischio i tanti collocamenti da parte di emittenti senza rating.
Non ha dubbi nemmeno Bernhard Urech, portfolio manager e head fixed income interest rates di Swiss and Global Asset Management. «Nell’attuale contesto di mercato, generalmente preferiamo i bond corporate», sottolinea. «Crediamo ancora che siano interessanti ma siamo diventati più cauti. source
Vista la forte domanda, vediamo ampi collocamenti da emittenti con rating basso o inesistente. Anche se i tassi di default sono ancora modesti, le concessioni sulla qualità insieme ai premi al rischio inadeguati potrebbero pesare in futuro».
I SETTORI CON LE PROSPETTIVE PIU’ INTERESSANTI. «Nei nostri portafogli obbligazionari globali», spiega Mark Kiesel, generalist portfolio manager e global head of the corporate bond portfolio management group di Pimco, «continuiamo a puntare sulle regioni e i settori che a nostro giudizio possono registrare una crescita sostenuta e nell’ambito dei quali gli obbligazionisti possono beneficiare della riduzione della leva finanziaria grazie a un consistente cash flow disponibile. A livello geografico, i nostri maggiori sovrappesi obbligazionari restano gli Stati Uniti e i mercati emergenti, alla luce delle nostre prospettive più favorevoli per queste aree. Da un punto di vista settoriale, privilegiamo i settori e le aree in grado di crescere più rapidamente rispetto alle economie in cui operano. Manteniamo il nostro giudizio favorevole sui settori legati al mercato residenziale statunitense, ai materiali edili, all’energia, al gioco d’azzardo e alla distribuzione di gas in Asia e ospedali».
E IN FUTURO? LA PRUDENZA RESTA D’OBBLIGO. I cosidetti Paesi Sviluppati, spiega ancora Urech, «espongono gli investitori a perdite materiali nel potere d’acquisto, visti i tassi d’interesse reali persistentemente bassi o addirittura negativi. La crescita economica moderata, i problemi strutturali ancora esistenti in Europa e la limitata pressione inflativa terranno i tassi d’interesse a livelli bassi ancora per un po’, anche se è incombente negli Usa la riduzione dello stimolo monetario non convenzionale e i rendimenti dei bond globali stanno affrontando una pressione al rialzo sempre maggiore». Per farla breve, il mercato obbligazionario oggi offre molte insidie, decisamente più di qualche anno fa. La cultura finanziaria resta dunque l’unica arma a disposizione dell’investitore. Oltre a qualche consiglio degli esperti: «È cruciale selezionare le aziende giuste, con fondamentali solidi e prospettive di crescita», concluede Urech. «Ci concentriamo anche sulla diversificazione di settori, strumenti e Stati. In base ad una valutazione adeguata al rischio, preferiamo i bond high yield di emittenti con rating BB rispetto ad obbligazioni  costose di breve termine di diversi settori e rating».