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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 22 maggio 2013

Euro-dollaro ... sfida tra Bce e Fed

Il target stimato da IG nei prossimi a tre mesi è compreso tra 1,18 e 1,20.

Estate rovente per il rapporto euro-dollaro.
La correzione di Borsa nei prossimi mesi potrebbe portare a un rafforzamento del biglietto verde e del Dollar Index, dopo la rottura dei massimi di luglio 2012 infatti il cambio potrebbe tornare sui massimi di giugno 2010, quando si è portato a ridosso di 89,00. Sono le stime realizzate da IG sulle politiche espansive della Federal Reserve e Banca
Centrale Europea e sui fattori che potrebbero pesare sulle loro decisioni nei prossimi mesi, delineando in tal modo il possibile impatto sul cambio euro/dollaro.
In particolare «ci aspettiamo che la politica monetaria più espansiva della Bce e le attese di una exit strategy della Federal Reserve possano nel breve riportare il cambio a riallinearsi verso livelli che più rispecchino i fondamentali», è stato il commento dagli analisti Filippo Diodovich e Vincenzo Longo. In questo momento gli esperti collocano la parità tra le due valute a 1,21 (calcolo effettuato utilizzando le ricerche di The Economist e il suo Big Mac Index) e fissano il loro target da qui a tre mesi in un range compreso tra 1,18 – 1,20, ovvero tra i due minimi del 2010 e del 2012.
IN VISTA TAGLI DEI TASSI SUI DEPOSITI. Nel suo studio, IG ha ricordato come la Bce sia intervenuta più volte sui tassi di interesse negli ultimi due anni, affiancando a queste modifiche anche diverse misure volte alla salvaguardia dell’Eurozona, come le due LTRO, il piano OMT e il fondo salva-stati ESM. Nonostante il miglioramento del clima di fiducia e l’allentamento delle tensioni, testimoniati dal forte calo dei rendimenti dei titoli di Stato dell’Europa periferica, gli analisti di IG ritengono che la BCE possa ridurre ulteriormente il livello dei tassi nei prossimi mesi, per rispondere ai segnali di debolezza che continuano a persistere. Secondo gli esperti di IG esistono elevate probabilità su un prossimo taglio dei tassi (depositi e rifinanziamento principale) di 25 punti base nei prossimi mesi. Riduzioni maggiori di 25 punti base sono invece meno probabili, secondo gli strategist di IG.
LA EXIT STRATEGY DELLA FED. Dallo scoppio della crisi dei subprime, la politica monetaria della Federal Reserve si è orientata verso posizioni accomodanti, concentrandosi sul tasso sui Fed Fund e sulle misure non convenzionali come l’Operation Twist e il Quantitative Easing (QE). In questo studio gli analisti di IG hanno illustrato come il FOMC stia aprendo alla possibilità di una exit strategy. source
Nello specifico, gli esperti di IG ritengono che la FED possa partire dall’eliminazione delle misure non standard, mantenendo invece i tassi sui Fed Fund nel range 0-0,25% almeno fino alla fine del 2014, date le attese per un tasso di inflazione stabile sotto il 2%. Per gli esperti, la FED agirà in maniera graduale e in linea con i miglioramenti del mercato del lavoro. Se il tasso di disoccupazione dovesse portarsi al di sotto del: 7,2%, si avrebbe una riduzione di 20-25 miliardi di dollari di Treasury, con quantitative easing (Qe) rimanente pari a 60-65 miliardi; 6,8%, si avrebbe la completa rimozione del QE4, con acquisti limitati a 40 miliardi di MBS; 6,5%, si avrebbe l’eliminazione del QE.

IL GIUDIZIO DELLE AGENZIE DI RATING. Gli analisti di IG hanno poi avvertito sul probabile inasprimento dello scontro tra Repubblicani e Democratici durante l’estate, per quanto riguarda il tema dell’esplosione del debito pubblico statunitense che, una volta superata la soglia dei 16.400 miliardi di dollari, rischierebbe di riportare d’attualità l’ipotesi del default tecnico. Gli esperti di IG hanno spiegato che in caso di mancato accordo, anche le agenzie Moody’s e Fitch potrebbero declassare il rating del Paese, con ripercussioni negative sull’economia del paese e sul biglietto verde.