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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 30 aprile 2013

Risparmi..Etf al bivio.. tra azionari e obbligazionari


Nei primi tre mesi del 2013 il mercato di questi fondi ha raccolto nuovi flussi
per circa 73 miliardi di dollari.
Rischi e opportunità.
Tra i prodotti finanziari meno noti al grande pubblico (sono sul mercato italiano solo dal 2002) gli Etf rappresentano un fenomeno piuttosto in voga negli Stati Uniti, dove si scambiano dai primi anni ’90.
Prima di capire su quali possa essere interessante investire, è bene capire cosa sono e come funzionano.

Etf è l’acronimo di Exchange Traded Fund, un termine con il quale si identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento o Sicav che ha due principali caratteristiche: è negoziato in Borsa come un’azione e ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce come ad esempio benchmark obbligazionari, azionari, di settore o su materie prime.
PREGI E DIFETTI DI UN ETF. Un Etf riassume in sé le caratteristiche proprie di un fondo e di un’azione, consentendo agli investitori di sfruttare i punti di forza di entrambi gli strumenti: una buona diversificazione con conseguente riduzione del rischio (caratteristica tipica di un fondo) e una certa dose di flessibilità e trasparenza informativa della negoziazione (punti di forza di un titolo azionario). Non è però tutto oro quello che luccica. Attenzione ad acquistare Etf con poche compravendite, ci potrebbero essere maggiori differenze tra prezzi d’acquisto e di vendita dello strumento. Inoltre, come per un’azione, il rischio maggiore è che il valore di un Etf possa scendere a tal punto da creare delle perdite. Detto in poche parole, chi sottoscrive un Etf deve essere consapevole che può perdere il capitale investito e addirittura rimetterci altri soldi. Ma, consigliati da un buon professionista, è possibile anche realizzare ottimi rendimenti.
ETF AZIONARI OD OBBLIGAZIONARI. «Nel caso in cui, in Europa, continui il restringimento del credit spread dei paesi periferici», spiega Marcello Chelli, referente per i Lyxor Etf in Italia (Societè Generale), «potrebbe essere interessante investire su Etf che replichino indici di Titoli di Stato di queste nazioni: sull’Italia (su Bot, su Btp a 1 o 3 anni e su Btp a 10 anni) e sulla Spagna. In alternativa sono disponibili anche Etf che danno esposizione a panieri di Titoli di Stato europei, ripartiti in vari gruppi di duration, con rating investment grade (su cui vale la pena investire, ndr). Inoltre, ci potrebbe essere ancora spazio per un apprezzamento degli Etf su obbligazioni dei Paesi emergenti, disponibili sia su panieri di bond in dollari americani che in valuta locale». A tale proposito apparirebbero interessanti le azioni europee, perché apparentemente prezzate a sconto rispetto ai titoli americani. «Questo mercato è accessibile con Etf sui singoli Paesi (core e periferici) oppure con Etf sull’intera area (euro o geografica) oppure con Etf di “stile” (che investono su small cap, value o growth). Lo stesso discorso potrebbe essere valido anche per le azioni di Paesi emergenti che eventualmente possono servire per introdurre un’ulteriore diversificazione nel portafoglio a seguito della riduzione di correlazione con i paesi sviluppati». source
I SETTORI AZIONARI DA SCEGLIERE. Tra gli exchange traded fund che hanno azioni come sottostante, meglio affidarsi a indici che replicano settori “sicuri”. «Dal punto di vista settoriale», spiega a Economiaweb.it Simone Rosti, responsabile Italia di Ubs Etf, «i settori difensivi (beni di consumo di prima necessità come l’alimentare o il farmaceutico) dovrebbero continuare a essere quelli da preferire, privilegiando i titoli con elevato dividendo. Attualmente, il dividend yield medio del mercato azionario dell’eurozona è all’incirca del 4%, cioè 270 punti base superiore al tasso del Bund tedesco a dieci anni. Per tale motivo vediamo crescere, anche in termini di flussi, l’interesse verso il mercato azionario dell’Eurozona e verso prodotti che replicano l’Msci World (un indice tra i più famosi che racchiude circa 6000 titoli, ndr). Nei primi tre mesi dell’anno il mercato degli Etf ha raccolto nuovi flussi per circa 73 miliardi di dollari, di cui ben 62,5 miliardi su prodotti che replicano indici azionari e di questi 58 miliardi di dollari su indici azionari sviluppati. Pensiamo che questo trend continui nel corso dell’anno».
A QUALI INDICI OBBLIGAZIONARI AFFIDARSI. Tra gli Etf che replicano indici obbligazionari, Emanuele Bellingeri, numero uno in Italia di iShares (gruppo BlackRock), ritiene che si debba «continuare a mantenere una certa diversificazione di portafoglio con prodotti Global High Yield (prodotti globali ad alto rednimento, ndr) e obbligazioni dei Paesi emergenti sia in valute dei Paesi sviluppati che in valuta locale. I corporate investment grade ci sembrano sempre poco attraenti, soprattutto nell’Eurozona».
Tra gli Etf che puntano sui metalli preziosi, Massimo Siano di Etf Securities consiglia di scegliere il rame. «Una buona soluzione in termini di liquidità può essere andare short sull’intero comparto dei metalli industriali oppure particolarmente sul rame», fa notare l’esperto.
IL PORTRAFOGLIO IDEALE. Una volta capito su che tipo di Etf orientarsi, è bene anche capire quale può essere il portafoglio migliore che riduce al massimo i rischi di prendere fregature. Gabriele Roghi, responsabile Consulenza Investimenti di Invest Banca, consiglia un portafoglio costituito dal 50% di Etf azionari suddivisi tra un 15% di azioni italiane, un  20% di azioni europee e ad alto dividendo e un 15% di azioni di Paesi emergenti alto dividendo. A questo si deve aggiungere un 35% di Etf che investono in indici obbligazionari divisi tra un 10% legato a obbligazioni emergenti in valuta locale, un 15% di obbligazioni euro e un 10% obbligazioni che puntano su indici che seguono l’andamento dell’inflazione.
Per concludere, è bene riservarsi anche una piccola percentuale, il 15%, di Etf un po’ più rischiosi come quelli legati all’oro (non più del 10% del portafoglio) e all’S&P500 (al massimo il 5%).