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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 2 aprile 2013

L'iceberg dei guai finanziari di Montepaschi


L'INSIPIENZA finanziaria collettiva dentro MontePaschi
Intorno a Mussari e Vigni tanti facevano a gara per non vedere nulla.

La lettura dell’analisi tecnica delle operazioni Santorini ed Alexandria fatta dai consulenti di MPS Giovanni Petrella e Andrea Resti, anche da parte di un profano dell’economia, è sconvolgente.
La descrizione di contratti finanziari chiaramente onerosi per la banca al solo scopo di nascondere perdite rilevanti, ma che non minavano all’inizio la solidità dell’istituto ma solo la competenza di alcuni suoi dirigenti, lascia esterrefatti. Eppure i vari passaggi e le ristrutturazioni dei due complessi derivati dovevano accendere campanelli di allarme in più organi di Rocca Salimbeni. Anche perché, al contrario dei Fresh 2008, le operazioni non erano nate per
supportare illecitamente l’acquisizione di Antonveneta ed erano state originate prima che Mussari e Vigni occupassero le poltrone di Presidente e Direttore Generale, essendo state stipulate Santorini nel 2002, Alexandria nel 2005: i CdA successivi hanno dovuto deliberare sulle conseguenze negative dei risultati economici generati dai due mostri.
Nonostante 2,1 miliardi di Tremonti bond all’inizio del 2011 i problemi di liquidità e di redditività erano enormi, ma sembra che il CdA di allora si accontentasse delle spiegazioni semplicistiche sulla crisi economica mondiale. Una classica foglia di fico. Il prodotto Casaforte si era rivelato la ricerca di una plusvalenza facile vendendo ai clienti della banca un prodotto di cartolarizzazione con rendimento inferiore a un titolo privo di rischio. Ancora Vigni presentava con toni euforici, a fine agosto 2011, la semestrale convinto di avere una “robusta liquidità e posizione di capitale”. Invece oggi ci scrivono nella relazione presentata per l’Assemblea del 29 aprile: “Fino ad oggi la Banca ha dovuto vincolare, a garanzia dei propri obblighi di pagamento in caso di risoluzione dei contratti derivati per cui è causa, importi pari ad Euro 2,1 miliardi alla data del 30 novembre 20 11 e ad Euro 1,6 miliardi alla data del 31 gennaio 2013”. source
La Banca d’Italia di Draghi aveva fornito liquidità per 2 miliardi di euro a Vigni a fine 2011, finanziamento delle cui ragioni siamo ancora all'oscuro: invece, ci permetterebbe di capire cosa veramente sapessero a Roma. Appena cinque mesi dopo che erano arrivati 2,4 dall’aumento di capitale e pochi giorni dopo che la Bce aveva rifornito MPS con 10 miliardi al tasso dell’1% (cosiddetto tampone Ltro). Cifre enormi, finanziamenti ingentissimi, cifre con cui si crea da zero una grande banca, ma che non servono a tenere a galla la banca più antica del mondo. Questa storia dei derivati è solo uno dei buchi più grossi. Comprendiamo l’assenza di alcuni consiglieri nella straordinaria del 25 gennaio (che facevano parte del CdA precedente): ci poteva essere qualcuno degli intervenuti che avrebbe potuto rivolgere domande impertinenti sulla loro capacità di capire quello che succedeva nelle segrete stanze della Rocca. Verranno a dire qualcosa ai soci che li hanno nominati a fine aprile?
Ci stupisce che il Tandem non abbia colto l’occasione dell’Assemblea Ordinaria per farsi approvare anche la querela sulla presunta distrazione di beni immobiliari accertata dalla magistratura con l’operazione Millevini. Il tempo stringe anche su quel fronte. E quali azioni legali siano in preparazione contro JP Morgan che accettò di far passare il prestito da 1 miliardo denominato Fresh 2008 per partecipazione all’aumento di capitale. Oltre a costare 82 milioni alla banca, permise a Mussari di far credere che c’erano i soldi e le condizioni richieste per poter comprare Antonveneta. Sarebbe stata una brutta figura per l’ex numero uno di Rocca Salimbeni dover confessare ai mercati e ai padrini politici e finanziari di non poter procedere ad onorare l’impegno sottoscritto nel novembre 2007 con Emilio Botin, ma oggi avremmo forse la banca più solida d’Europa.