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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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Calendario Economico fornito da Forex Pros - Il Portale di Trading sul Forex.

giovedì 11 aprile 2013

Corporate America punta sulla moneta virtuale, ma il Bitcoin è già in BOLLA

Premessa:
Bitcoin è una valuta elettronica creata nel 2009 da un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. 
La progettazione di Bitcoin prevede il possesso ed il trasferimento anonimo delle monete. 
I bitcoin possono essere salvati su di un personal computer sotto forma di portafoglio o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili ad una banca. In ogni caso i bitcoin possono venir trasferiti attraverso Internet a chiunque
disponga di un indirizzo bitcoin. 
La struttura peer-to-peer della rete bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile per qualunque autorità, governativa o meno, di manipolare il valore dei bitcoin o di introdurre inflazione creando nuova moneta.
Ma passiamo all'argomento del post...

Le valute virtuali attraggono nuovi investitori: complice una corsa apparentemente senza fine del Bitcoin, le cui quotazioni sono volate da 13 dollari per Bitcoin di inizio anno ai 120-170 dollari attuali, anche Silicon Valley e Wall Street provano a intercettare una fetta di un business il cui controvalore ha ormai superato gli 1,5 miliardi di dollari e che continua a crescere rapidamente. Così tanto che qualche operatore già parla di bolla speculativa.
Infatti c’è proprio aria di bolla speculativa attorno alla valuta virtuale più famosa del momento. Non si tratta dei Linden dollar utilizzati nella piattaforma online tridimensionale Second Life (tuttora attivissima nonostante non se ne parli quasi più, almeno in Italia) per comprare e vendere contenuti digitali creati dagli utenti e che continua a valere, in modo pressoché costante da anni, attorno a un duecentocinquantesimo di dollaro (come dire che con un euro acquistate circa 330-340 Linden dollar), ma dei Bitcoin, creati un paio d’anni dopo il boom della “seconda vita”, nel febbraio 2009, da Satoshi Nakamoto, un nickname di fantasia che ha garantito finora l’anonimato agli inventori della valuta virtuale.
Virtuale ma sempre più apprezzata, a giudicare dall’andamento delle quotazioni, passate dai circa 13 dollari per Bitcoin di inizio anno gli attuali 172 dollari, o forse 119 dollari, perché il valore esatto di un Bitcoin dipende dal circuito elettronico su cui esso viene scambiato, circuiti assolutamente non regolamentati dalle autorità monetarie e dunque dipendenti dal volume delle transazioni che ciascuno di esso è in grado di intercettare (normalmente più elevate e frequenti sono le transazioni, più attendibile è la quotazione di un qualsiasi bene o valuta trattata su quel mercato).
Sia come sia, la questione non cambia molto e la bolla sembra certa, visto che è difficile pensare, tanto più in un momento di crisi o comunque bassa crescita per la gran parte dell’Occidente, che una valuta possa più che decuplicare il proprio valore in un trimestre senza l’esistenza di una bolla come quella, famosa, dei tulipani olandesi della prima metà del 1.600, passati dal migliaio di fiorini a bulbo nel 1623 (quando il reddito medio annuo era di 150 euro) ai 6 mila fiorini del 1935, prima che la bolla implodesse l’anno successivo facendo crollare di un colpo le quotazioni anche del 90%. source
Per ora il Bitcoin nasce, viene utilizzato e “muore” in rete, funzionando in base a un protocollo “peer-to-peer” col quale i singoli computer aderenti si trasformano in un nodo della rete alla pari con gli altri, senza la presnza di un nodo centrale e all’interno del quale avvengono le transazioni e la coniazione (“mining”) del Bitcoin, senza che una banca centrale o altra autorità ne regoli il valore o anche solo tenga traccia delle transazioni effettuate. In effetti la coniazione segue delle regole, essendo i Bitcoin generati e distribuiti in modo casuale ma a intervalli regolari durante la giornata agli utenti che hanno attivato sul proprio computer l’apposito software, divenendo un nodo della rete.
Una nascita “casuale” che in realtà dipende dalla risoluzione di un problema crittografico che richiede un numero elevato di prove per essere risolto, attraverso un calcolo che il programma esegue autonomamente seguendo input generati in modo casuale dal protocollo, senza che l’utente ne sia a conoscenza, così che quando (a intervalli variabili) in rete viene immesso un nuovo problema il computer che per primo trova una soluzione genera un avviso per gli altri aderenti alla rete assieme alla richiesta per avere la proprietà del nuovo blocco di Bitcoin. Se però anziché sperare di “vincere la lotteria” volete comprarli, i Bitcoin sono disponibili su alcuni siti di cambiavalute (come Bitcoin-24.com o Mtgox.com) e possono essere utilizzati per aprire e movimentare depositi online (ad esempio sul sito Coinbase.com).

I Bitcoin, che a differenza di una valuta “reale” non godono di alcuna garanzia statale alle spalle, possono essere spesi non solo su una singola piattaforma, come accade ai Linden Dollar ma sull’intera rete, ovviamente solo dai siti (o dai gestori telefonici) che accettano tale valuta, il cui numero è tuttavia in costante crescita e questo spiega in parte l’esplosione delle transazioni e delle quotazioni. Così anche il “big business” statunitense inizia a prendere sul serio questa moneta virtuale e soprattutto il commercio che ci sta dietro.

La settimana passata Coinsetter, una nuova piattaforma per il trading dei Bitcoin fondata da Jaron Lukasiewicz (ex associato della società di private equity The CapStreet Group e in precedenza banchiere d’affari per Goldman Sachs), ha raccolto i primi 500 mila dollari di finanziamento da investitori tra cui figurano Barry Silbert, gà fondatore di SecondMarket.com (una piattaforma per il trading di attività finanziarie illiquide, come le azioni e la carta finanziaria emessa da start-up), il fondo Tribeca Venture Partners (nato nel 2011 con una dotazione di 100 milioni di dollari e specializzato in investimenti “early stage”) o Ben Davenport, fondatore del gruppo di servizi di messaggistica Beluga (rilevato da Facebook due anni fa). La torta da spartirsi del resto è cospicua, essendo l’attuale valore dello stock di Bitcoin in circolazione già oltre gli 1,5 miliardi di dollari: una cifra che potrebbe facilmente raddoppiare o anche triplicare prima della fine dell’anno, sempre che qualcosa non si inceppi facendo esplodere la bolla.

Ma ecco un video (sinteticamente) esplicativo sul Bitcoin...