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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 9 aprile 2013

Al World Economic Outlook sostengono che l'inflazione è un cane che "non abbaia"


E' quanto sostenuto nel capitolo terzo del World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, secondo cui le banche centrali devono restare indipendenti.

"Nell'ultimo decennio circa, l'inflazione dei Paesi sviluppati è diventata meno sensibile ai cambiamenti di un economia al palo e le aspettative di lungo termine sull'inflazione sono diventate sempre più ancorate".
 Inizia così il terzo capitolo del World Economic Outlook del
Fondo monetario internazionale intitolato "The Dog That Didn’t Bark: Has Inflation Been Muzzled or Was It Just Sleeping?" (Il cane che non ha abbaiato: all'inflazione è stata messa la museruola o stava semplicemente dormendo?), che spiega perché la stabilità dei prezzi al consumo osservata recentemente si contrappone rispetto a quanto osservato in recessioni passate, quando l'inflazione subiva declini notevoli. source
Da qui deriva la metafora del cane che non abbaia, presa in prestito da uno dei tanti racconti di Arthur Conan Doyle e che vedono protagonista Sherlock Holmes.
L'obiettivo del capitolo, scrivono gli esperti dell'Fmi citando l'autore inglese, è quello di comprendere "il valore del silenzio del cane, dal momento che un'inferenza corretta porta ad altre".
E così gli studiosi sono giunti alla conclusione che "il cane non ha abbaiato per via della combinazione di aspettative ancorate e (delle mosse adottate dalle) banche centrali credibili".
Guardando al futuro, l'analisi degli esperti dell'istituto di Washington suggerisce che le politiche monetarie accomodanti adottate dalle banche centrali "difficilmente avranno conseguenze inflative significative, almeno fino a quando le aspettative sull'inflazione restano ancorate".
A questo proposito, prosegue lo studio, "preservare l'indipendenza delle banche centrali è fondamentale". Per l'Fmi, dunque "il cane è destinato a restare" in silenzio, sempre che "le banche centrali restino libere di agire in modo appropriato". Nonostante ciò, avverte il Fmi, "i legislatori devono rimanere in guardia" per individuare "possibili squilibri che potrebbero non essere riflessi nei prezzi al consumo".