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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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venerdì 1 marzo 2013

Questi si che son problemi...nuovi record per disoccupazione giovanile e precariato

Mentre la politica italiana è alla ricerca di una qualche medicina anticrisi che non sia solo un "placebo"... 

L'Istat non lascia spazio ad alcun dubbio: a gennaio, sia i giovani senza lavoro che i contratti a termine o di collaborazione sono aumentati. Nel primo caso si tratta del dato peggiore dal 1992.

Un record di cui francamente avremmo fatto a meno: i dati dell’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) relativi allo scorso mese di gennaio hanno messo in luce una disoccupazione giovanile davvero elevata nel nostro paese. Si tratta di un “esercito” composto da persone di età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni, con un tasso molto vicino ai
trentanove punti percentuali (38,7%). Era dal 1992, ben venti anni fa, che non si registravano numeri così negativi.
Ma non è purtroppo l’unica preoccupazione per il nostro paese. In effetti, il livello generale dei senza lavoro è salito fino a un pericoloso 11,7% (anche questa è la peggiore percentuale dal 1992 ad oggi), mentre i precari e i contratti a tempo determinato hanno sfiorato quota tre milioni (2,8 per la precisione) lo scorso anno. Insomma, qualsiasi cifra si legga c’è da mettersi le mani nei capelli. Procediamo con ordine, analizzando le stime più recenti. source
A gennaio, infatti, sono stati rilevati tre milioni di disoccupati, in aumento del 3,8% rispetto a quelli dicembre (110mila disoccupati in più per intenderci). L’incremento rispetto a gennaio del 2010, invece, è stato pari al 22,7% (oltre mezzo milione di disoccupati), una crescita che non guarda in faccia a nessuno, uomo o donna che sia. Il tasso giovanile è altrettanto allarmante, con un rialzo dell’1,6% su base mensile. Come si spiega questo fenomeno?
I numeri peggiori sono quelli delle regioni del Mezzogiorno (picchi superiori al 50%), con una prevalenza della componente femminile. Al Nord la percentuale scende al 29,7%, mentre al Centro supera il 39%. Infine, non bisogna dimenticare i precari d’Italia. Questi 2,8 milioni di lavoratori dal futuro nebuloso sono soprattutto persone che hanno dei contratti a termine (ben 2,375 milioni del totale), mentre una piccola parte è composta da collaboratori.