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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 27 marzo 2013

Merrill Lynch: crisi a Roma pesa più di Nicosia


L'Italia preoccupa Wall Street. 
Agli investitori americani non piace lo stallo
politico. JP Morgan: elezioni a settembre.

E adesso è il turno dell'Italia. Mentre a Cipro le tensioni restano alte, la borsa ad Atene crolla e l'euro scivola sui minimi di quattro mesi, gli investitori americani tornano a guardare - con preoccupazione - alla Penisola.
Già avevano storto il naso a fine febbraio, in scia a un esito deludente delle
elezioni. Adesso gli operatori di borsa non fanno che parlare delle dichiarazioni arrivate dal leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, dopo il no - forte e chiaro - del Movimento 5 Stelle a dare il via a un esecutivo che Bersani è incaricato di formare. "Solo un pazzo vorrebbe guidare l'Italia", ha detto il presidente del Consiglio incaricato, che si rifiuta di affiancarsi a Berlusconi. Sul floor, e sui media a stelle e strisce, non si discute di altro e così il focus lascia Nicosia per tornare a Roma. Detto, fatto. Gli indici europei hanno accelerato al ribasso, e in Italia il prezzo da pagare per accedere al mercato dei capitali è tornato a crescere, come dimostrato da un'asta flop del Tesoro. E così gli investitori si rifugiano ancora una volta nei Bund tedeschi, i cui prezzi tornati ai massimi dello scorso agosto. Non a caso le agenzie di rating restano alla finestra: a giudicare dai cali di Piazza Affari di questi giorni, una bocciatura è dietro l'angolo. Mentre i grandi gestori come Blackrock fanno marcia indietro riducendo la loro esposione ai titoli di Stato italiani.
Per gli Stati Uniti il futuro del Belpaese è il seguente: Bersani tornerà sul Colle dall'uscente presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che scelierà un leader tecnico - di nuovo - fino al ritorno alle urne.
L'idea, dicono molti trader, è che l'Italia sia diventata "ingovernabile" e che non ci sia alcuna possibilità di formare un governo stabile, figuriamoci un governo caratterizzato dalle riforme - considerate così neceassarie dagli osservatori stranieri ma così difficili da dispiegare da parte dei legislatori tricolore. source
Insomma, l'effetto Grillo - ancora definito come un "comico" dai media americani - si fa sentire giorno dopo giorno. Forse aveva ragione JP Morgan quando, in un report in cui fu coniato il termine "Grillonomics", aveva detto che il leader del Movimento 5 Stelle è abile (solo) a fare opposizione. Non a caso in una ricerca odierna, la banca americana ha ribadito: in Italia elezioni entro fine anno.
"Continuiamo a credere che nuove elezioni quest'anno, probabilmente a settembre, siano lo scenario più probabile. I partiti continuano ad avere un atteggiamento da campagna elettorale", si legge nella ricerca firmata dall'analista Alex White di JP Morgan. Sebbene pubblicato prima delle parole di Bersani, lo studio della banca americana anticipa che "è improbabile che a Bersani venga dato un mandato per governare senza un supporto politico ampio". In pratica, per JP Morgan "se nel corso dell'anno ci saranno nuove elezioni, ci aspettiamo che un custode venga scelto per presiedere ad interim il governo nel breve termine".

Insomma, i money manager guardano a un'Italia che resta senza un governo con quello in carica - citando il professore bocconiano Mario Monti - che "non vede l'ora di essere sollevato" dal compito di guidare un Paese che tra un po' resterà persino senza il Capo dello Stato.
Le implicazioni? Per i money manager americani interpellati in un sondaggio targato Merrill Lynch, sono destinate a superare i confini tricolore andando ad alimentare l'ondata di euroscetticismo che renderebbe più complicato il raggiungimento di un'unione bancaria. Una cosa è certa: l'incertezza politica in Italia sembra pesare molto di più sull'umore degli investitori del controverso salvagente lanciato dalla Troika a Cipro. D'altra parte l'Italia è la terza economia dell'Eurozona, mentre Cipro ha un Pil poco più grande dei ricavi annuali che Goodyear, il colosso delle pneumatici, registra all'anno. C'è però un rischio - da non sottovalutare - che da Nicosia potrebbe spargersi nel resto del Vecchio Continente: la corsa, come ricordato ieri in un report dell'agenzia di rating canadese DBRS, agli sportelli bancari in stile Northern Rock. Era il 2007. E la peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione stava per prendere forma. Speriamo non ci sia un bis.