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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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domenica 17 marzo 2013

Il pessimismo economico degli americani


Il Sequester e i continui aumenti del prezzo del petrolio hanno reso più pessimisti e arrabbiati i consumatori statunitensi: il +0,7% dell'inflazione ha accentuato questo sentimento.

Infelici e arrabbiati: i cittadini americani non hanno affatto digerito gli ultimi tagli di spesa, di conseguenza nutrono un forte pessimismo nei confronti del mercato del lavoro, delle loro finanze e della crescita economica. Questi consumatori ce l’hanno anche contro i continui aumenti dei prezzi del petrolio, ritenuti responsabili dei
picchi inflazionistici dell’ultimo mese.
Non è nemmeno un caso che il loro “sentimento” sia letteralmente crollato.
In effetti, l’indice di Thomson Reuters e della University of Michigan ha visto scendere l’ottimismo dei consumatori da 77,6 a 71,8 nel giro di un mese, sorprendendo tutti gli analisti. source
I sondaggi sono chiari, più di un terzo degli americani si è detto non favorevole alle politiche economiche imposte da Washington, in particolare i tagli alla spesa federale che verranno fatti partire a breve a causa del cosiddetto “Sequester”.
È la prima volta che così tanti cittadini si scagliano in maniera spontanea contro queste decisioni, considerandole il principale problema relativo all’economia. In aggiunta, i consumatori americani sono frustrati e non capiscono come sia stato impossibile raggiungere un compromesso prima di arrivare alla situazione attuale. C’è però chi è convinto che tutta questa negatività sia solamente di breve durata e che presto verrà rimpiazzata da sentimenti più positivi.
Ma come si può dare torto agli americani? L’inflazione della prima economia al mondo è appena cresciuta dello 0,7%, come non accadeva dal giugno del 2009: una larga fetta di questo aumento è dovuta al petrolio, i cui prezzi sono letteralmente schizzati verso l’alto. Se invece si escludono cibo ed energia, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,2%. Il 2013 sarà determinante per capire come questi tagli federali impatteranno sulla spesa di tutti i giorni della gente.