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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 26 febbraio 2013

UNICREDIT..D'Onofrio direttore invest..."I mercati ci danno 15 giorni. Ripartire dalla lettera della Bce"


Quanto dureranno le vendite in Borsa e il rally dello spread? 
"Dipenderà dalle forze politiche e dalla loro disponibilità a collaborare per stilare un programma comune su riforma elettorale e misure che diano ossigeno alle aziende. Occorre che riprendano in mano la lettera della Bce del 2011 per far ripartire la crescita". Lo spiega ad Affaritaliani.it Emanuela D'Onofrio, direttore investimenti del gruppo UniCredit (nella foto), secondo cui "i mercati danno all'Italia al massimo due settimane, dopodiché i capitali prenderanno altre vie. I tempi degli investitori finanziari non sono assolutamente quelli della politica".
 Quali consigli per i piccoli risparmiatori? "Diversificare. Gettonare anche America e Paesi Emergenti sia sull'azionario che sull'obbligazionario".
L'INTERVISTA..
Cosa stanno pensando i mercati?
"La reazione ovviamente è stata molto violenta in senso negativo perché fino a venerdì i sondaggi privati in realtà dipingevano una situazione molto diversa da quella che è poi emersa una volta partito lo spoglio delle schede. Scommettevano su un governo di Centrosinistra che avrebbe avuto poi bisogno in Senato del supporto della lista di Monti. Scenario stravolto alla fine dal risultato elettorale. La delusione degli investitori stranieri, quindi, è stata molto forte. Il mercato non era preparato a quello che è emerso alla fine dello scrutinio. La reazione è stata molto violenta sia sul mercato azionario sia su quello obbligazionario".
Perche agli operatori finanziari andava bene un governo capitanato da Pier Luigi Bersani?
"Perché in campagna elettorale il Centrosinistra aveva sempre ribadito la sua determinazione a mantenere l'Italia nell'euro, rifocalizzando però l'attenzione sui temi della crescita e aggiustando il tiro delle politiche precedenti del governo Monti, molto centrate invece sul rigore. Bersani ha ricalcato la campagna elettorale del presidente transalpino Francois Hollande. I mercati vedevano quindi in maniera favorevole un governo di Centrosinistra che in Italia e Europa avrebbe sostanzialmente portato avanti le istanze dei Paesi periferici che stanno chiedendo più tempo a Bruxelles per attuare le misure di correzione dei conti pubblici".
Quanto dureranno le vendite e questa volatilità?
"Dipenderà molto da quello che emergerà nei prossimi giorni in termini di volontà e di disponibilità a collaborare fra le forze politiche. Forze che comunque in questo momento  non hanno molte alternative, perché non c'è la possibilità di avere una maggioranza in Parlamento. Bisogna rifarsi alla lettera del 5 agosto 2011 della Bce inviata al nostro Paese". source
Perché?
"Oltre a ribadire la necessità per l'Italia di riportare i conti pubblici in pareggio il più presto possibile, quella lettera, fra i vari punti, chiedeva anche di attuare le riforme per far ripartire la crescita. Rischiesta, alla fine, disattesa".
A quali riforme si riferisce in particolare?
"Ne cito due, in primis. Era stato chiesto al governo italiano di attuare una riforma del contratto nazionale del lavoro, misura volta a depotenziare il contratto nazionale per dare più peso a quello territoriale e aziendale. Cosa che, ad esempio, in Spagna è stata fatta già due anni fa. La seconda richiesta era quella di liberalizzare gli ordini professionali e di privatizzare i servizi pubblici locali, oltre a ridurre il costo della macchina pubblica attraverso il taglio delle Province. Tutti provvedimenti che il governo tecnico di Mario Monti non ha attuato, non riuscendo a prendere di petto i temi della crescita. La reazione del mercato nei prossimi giorni sarà determinata da quello che le forze politiche saranno in grado di dimostrare in termini di volontà a collaborare su questo fronte, anche se si tratta solamente di alcuni punti".
Dunque servono la riforma elettorale e misure che diano ossigeno alle aziende?
"Esatto, una lista di tre-quattro punti su cui ci sia la volontà di lavorare insieme. Se ciò che emergerà dalle prossime consultazioni politiche sarà solamente il metter mano alla legge elettorale per tornare alle elezioni, è ovvio che i mercati continueranno a vendere. Occorre che i partiti riprendano in mano la lettera della Bce".
Per i mercati è meglio un'alleanza Pd-Grillo o una grossa coalizione Pd-Pdl?
"E' irrilevante. Agli investitori non interessa capire la politica italiana. Vogliono soltanto che sia garantita la ripresa economica e la crescita. Se sarà così, torneranno ad investire in asset italiani. Se non saremo disposti a farlo, i capitali prenderanno altre strade".
C'è realmente il pericolo di gettare tutto via come avverte Monti?
"Sì, perché i mercati finanziari non concedono linee di credito gratis. E' una possibilità concreta che l'Italia possa trovarsi nuovamente in una situazione di estrema difficoltà e i margini per commettere degli errori sono molto ridotti: l'economia reale è in un una situazione di estrema sofferenza. Quando i cittadini sono costretti ad utilizzare i propri risparmi per vivere, il fattore tempo inizia ad avere il suo peso".
Quanto tempo ci danno i mercati?
"Un paio di settimane al massimo. I tempi degli investitori finanziari non sono assolutamente quelli della politica. Se i leader dei partiti fanno affidamento su sei mesi per tornare alle elezioni, significa che non hanno realmente compreso la gravità della situazione".
Lei è responsabile investimenti di tutto il gruppo UniCredit. Quali consigli dà ai piccoli risparmiatori?
"Devono diversificare. Non solo a livello di mercato finanziario europeo. I piccoli risparmiatori devono guardare oltre al Vecchio Continente. Come banca, lo diciamo da quattro anni. Da quando, cioè, è scoppiata la crisi del mutui subprime. Nel nostro portafoglio azionario abbiamo dato un peso crescente all'America e ai Paesi Emergenti. Cosa che abbiamo fatto anche sul mercato obbligazionario, dando un peso via via maggiore alle obbligazioni corporate di buona qualità ed emesse sempre dai Paesi Emergenti"