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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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domenica 17 febbraio 2013

Tornano di moda gli investimenti azionari.... Occhio alla trappola del valore

Per approcciare questa asset class con prudenza ci sono i fondi. Ecco come scegliere.

Voglia di azioni, ma con cautela.
Allora, un investitore può cominciare con i cosiddetti “fondi ad alto dividendo”. Questi prodotti rappresentano un modo per avvicinarsi a titoli azionari vantaggiosi senza soffrire dei rischi tipici delle piazze borsistiche...

Un approccio prudenziale per chi vuole diversificare il portafoglio e subisce il fascino delle azioni. «Il rendimento azionario non è mai stato così attraente», dice a Economiaweb.it Denise Kissner, Product Specialist di DWS. «La storia dimostra che il pagamento dei dividendi è stato e sarà un tema di investimento sempre più importante in una scenario di tassi di interesse artificialmente bassi».
Questa tipologia di asset class, ultimamente, sta regalando buone soddisfazioni agli investitori. «Anche se molte aziende convincono per la qualità dei bilanci e le valutazioni interessanti, molti investitori stanno lontano dall’investimento azionario, percepito come rischioso», spiega l’esperto di DWS. Inoltre puntare su un fondo permette di ridurre i rischi di eventuali perdite attraverso una sana diversificazione. «Le strategie sui dividendi generano un reddito interessante e stabile, in quanto si sono di solito dimostrati meno volatili degli investimenti azionari “tradizionali” nei periodi di turbolenza dei mercati».
PERCHE’ CONVIENE UN HIGH DIVIDEND. Del resto i vantaggi dei fondi che puntano su titoli ad alto dividendo sono molti. «Il rendimento dei dividendi attualmente è molto più alto di quello  delle obbligazioni societarie e il differenziale tra i due è storicamente elevato», spiegano al telefono due esperti di Dexia Asset Management, Nadège Dufossé (Senior Asset Allocation Strategist di Dexia Asset Mangement) e Geoffroy Goenen (Responsabile European Equity di Dexia Asset Mangement).
«Riteniamo inoltre che il livello di liquidità delle aziende sia molto alto e il pay-out ratio si attesti ad un livello medio: ciò rende le politiche di distribuzione di dividendi ancora sostenibile a livello globale. Dato che la situazione finanziaria delle imprese è globalmente sana, la crescita dei dividendi è sicuramente un tema molto allettante». Inoltre, spiega a Economiaweb.it Neil Dwane, di Allianz Global Investors e gestore del fondo Allianz European Equity Dividend, «in un contesto di inflazione elevata, le azioni sono una forma di protezione dalla perdita del potere di acquisto rispetto alle obbligazioni, che sono più vulnerabili». source
A COSA BISOGNA FARE ATTENZIONE. In ogni caso, stare sul “chi va là” è sempre una regola da non dimenticare. «Vorremmo fare una distinzione tra due temi: azioni ad alto dividendo e dividendi in crescita. Sulla base del dividend yield ratio, alcune azioni ad alto dividendo  possono sembrare molto attraenti, ma vi è comunque il rischio di un cambiamento nella politica di distribuzione degli utili», spiegano i due esperti francofoni. «Selezionare le società con i dividendi più elevati non è tuttavia sufficiente, in quanto questi potrebbero non essere sostenibili nel tempo», sottolinea Daniel Roberts, gestore del FF Global Dividend Fund di Fidelity Worldwide Investment. «Non tutte le società che staccano dividendi elevati», spiega, «sono infatti uguali fra loro e anzi i dividendi sostenuti potrebbero celare una ‘trappola del valore’, cioè non essere sostenibili nel tempo o essere la conseguenza di un calo strutturale del valore della società».
Tre caratteristiche da valutare.
«La sostenibilità di alti dividendi sul lungo termine», spiega Alexandre Hezez, direttore investimenti Convictions AM, «è importante perché un alto livello di distribuzione può essere il risultato di una preferenza per la detenzione di liquidità rispetto agli investimenti che rischia di danneggiare la crescita futura e quindi l’interesse del titolo e la capacità della società a mantenere un alto livello di dividendi sul lungo periodo, quindi bisogna fare attenzione che un dividendo troppo alto non svuoti una società del proprio valore. Bisogna poi fare attenzione al fatto che molte imprese privilegiano il mantenimento di un buon rating favorendo gli investitori nei loro titoli di debito a discapito degli azionisti. In caso di difficoltà avranno tendenza per prima cosa a ridurre o tagliare il dividendo. Attenzione», conclude, «anche a titoli che tradizionalmente distribuiscono alti dividendi come utilities e telecom che sono molto legate al settore pubblico e possono soffrire di decisioni politiche penalizzanti come l’abbandono del nucleare per le utilities tedesche o la crisi del debito sovrano della zona euro che penalizza i titoli più legati allo stato dei paesi attaccati come Telecom».
I TITOLI CHE NON POSSONO MANCARE IN UN FONDO. Resta però da capire quali siano i titoli che non possono mancare tra i fondi da tenere in portafoglio.
Per gli esperti di Dexia sentiti da economiaweb.it è il caso di scegliere “assi” come Reckit Benckiser (azienda chimica, leader nel settore dei prodotti di pulizia), Roche (Gruppo faramaceutico), Unilever (multinazionale proprietaria di molti tra i marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa), Basf (società chimica) e Bhp Billiton (principale società mineraria al mondo). Secondo Hezez di Convictions AM i cavalli di battaglia sono Rwe, Eni e Telecom Italia. «Noi», spiegano, «preferiamo investire in società con dividendi meno elevati (con rendimenti intorno al 2%) ma con una crescita costante e sostenibile su diversi cicli economici come Fresenius Ag, Sanofi o Sap».
Scott Meech, co-responsabile del team Azionario Europa e gestore del fondo UBAM Europe Equity Dividend di Union Bancaire Privèe  consiglia invece di tenere sott’occhio Royal Dutch Shell, «una delle rare società europee con le qualità per vantare un rating AA. Potremmo scegliere di investire in un’obbligazione societaria di Royal Dutch Shell con un rendimento di circa il 2,6% e scadenza a dieci anni. Un’obbligazione che solo pochi anni fa offriva il 4%, di tanto è stata la rivalutazione del suo prezzo». In alternativa, conclude, «si può investire nel titolo azionario e usufruire di un dividend yield del 5%, che molto probabilmente è destinato a crescere, garantendo una certa protezione contro l’inflazione. La scelta per noi è chiara», conclude.