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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 4 febbraio 2013

Morgan Stanley mette in guardia l'economia italiana


La nota "Now we're getting worried" della banca americana ha evidenziato due fattori di rischio per il nostro paese, l'euro eccessivamente apprezzato (dannoso per l'export) e il rialzo dei tassi del mercato interbancario.

L’euro troppo forte e i tassi del mercato interbancario sono i due elementi che dovrebbero minacciare maggiormente la nostra economia: è questo l’avvertimento lanciato oggi da Morgan Stanley, una delle principali banche d’affari degli Stati Uniti. In realtà, l’allarme in questione include anche la Spagna. Si tratta di una nota pubblicata da uno
degli strateghi dell’istituto newyorkese, Laurence Mutkin, il cui titolo è emblematico: Now we’re getting worried (ora ci stiamo preoccupando).

Come già detto, il primo motivo di preoccupazione è rappresentato dall’aumento dei tassi di mercato, visto che da questa settimana le banche europee cominceranno a restituire i prestiti triennali della Banca Centrale Europea. Alcuni istituti hanno anticipato i tempi cercando di sfruttare i migliori tassi. Gli istituti vogliono dimostrare di essere solidi e rafforzati, ma Mutkin ha letto in tutto questo un segnale di debolezza, dato che con il rialzo in questione lo spread riprenderà la sua corsa. source

Non si può, poi, non parlare dell’euro. La moneta unica sta viaggiando a ritmi davvero elevati, quasi una contraddizione vista la situazione economica dell’eurozona. Il fatto che la divisa sia vicina a quota 1,40 rispetto al dollaro significa che si rischiano seri danni per le esportazioni, in particolare, sempre secondo Morgan Stanley, l’Europa meridionale (di cui Italia e Spagna fanno appunto parte).

Questi sono i fattori maggiormente a rischio e purtroppo non gli unici. Ad esempio, bisogna tenere presente che la stessa Bce non ha ancora chiarito quali siano le banche che effettueranno la restituzione e quali saranno gli importi: tutto lascia presagire che si tratti dei gruppi dei paesi più importanti, vale a dire Germania, Olanda e Francia. E il resto? Il dubbio che chi non effettuerà i rimborsi navighi in cattive acque è sempre più forte.