La mia foto

Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

chart

chart

Calendario Economico fornito da Forex Pros - Il Portale di Trading sul Forex.

mercoledì 6 febbraio 2013

Ma che c’è dentro il Monte dei Paschi di Siena?


La lista dei reati che sembrano emergere dalla lettura dei documenti della Guardia di Finanza sul caso MPS, è un ipotesi davvero impressionante: dalla truffa all'associazione a delinquere.

L’informativa del Nucleo Valutario della Guardia di Finanza sulla vicenda della banca Monte dei Paschi di Siena è una specie di fascio di luce acceso improvvisamente su un buco nerissimo. Gianluca Paolucci e Guido Ruotolo sulla Stampa di oggi sembrano cronisti quasi stupiti di fronte a quello che sembra emergere dalle carte...

    A leggere l’informativa del Nucleo Valutario della Finanza, la sensazione è
quella di trovarsi nel Monte dei Paschi di fronte a una associazione a delinquere. Una banda che era riuscita a pianificare la truffa, l’imbroglio, il gioco delle tre carte. Per ognuno dei soggetti di riferimento, come emerge dall’analisi dello scambio di mail tra il management Mps, cambiavano le comunicazioni sull’acquisto di Antonveneta.

    E questo è solo l’inizio. O meglio la fine, o ancora meglio il punto a cui siamo oggi 6 febbraio dopo tre settimane dall’emersione dello scandalo. Perché tutto comincia sei anni fa quasi.

    All’inizio di questa storia, quando cioè muove i suoi primi passi la trattativa per la cessione di Antonveneta. E’ l’8 novembre del 2007 e – ricostruiscono gli 007 del generale Bottillo – «Mps comunica al mercato di aver raggiunto un accordo con Banco Santander per complessivi 9 miliardi di euro, per l’acquisizione del gruppo Banca Antonveneta al netto della partecipata Interbanca».

    Sintetizza l’informativa: «Il corrispettivo sarebbe stato finanziato per il 50% circa attraverso un aumento di capitale offerto in opzione a tutti gli azionisti. Per il 20/25% circa tramite la cessione di asset non strategici e per la restante parte attingendo alla liquidità disponibile al “funding” tramite strumenti di debito (senior e subordinate)». Solo due mesi prima, alla fine di agosto sempre del 2007, si era messa in moto la macchina: «L’operazione Antonveneta comincia a delinearsi come possibile alla fine del mese di agosto 2007 quando personale della società di consulenza Rothschild avrebbe contattato Mussari Giuseppe (presidente di Mps) paventandogli la possibilità di acquistare il gruppo bancario italiano». Facile dire con il senno di poi che il gruppo dirigente di Mps si è rivelato un gruppo di avventurieri che, per conquistare il «tesoro» (Antonveneta) che avrebbe reso Montepaschi la terza banca d’Italia, si è indebitato fino all’osso. C’è qualcosa di più e di peggio che emerge dallo scambio: la consapevolezza che Mps sarebbe andata dritta a sbattere contro l’iceberg, come il Titanic. source

Eppure nel marasma di quello che sta per delinearsi come un vero e proprio disastro, qualcuno che predicava prudenza c’era, o per lo meno invitava a fare le cose riflettendo su quanto era già accaduto in passato in un’operazione simile.

    Quando per onorare gli impegni presi per l’acquisto di Antonveneta, Mps si butta nell’avventura del cosiddetto Fresh, che permette di raccogliere un altro miliardo tramite la banca d’affari americana Jp Morgan, il responsabile legale della banca senese, Raffaele Giovanni Rizzi, esprime i suoi dubbi in una mail spedita al capo tesoreria dell’epoca, Massimo Molinari, paventando che l’operazione sarebbe stata «foriera di guai giuridici come l’altro Fresh (quello del 2003, ndr)». E’ lui, Rizzi, che il 18 dicembre del 2007 manda per posta elettronica una bozza del comunicato alle istituzioni finanziarie disponibili a sostenere l’operazione. E il giorno dopo, una bozza all’interno di Mps diversa da quella diffusa al mercato, «nella parte in cui è prevista l’operazione di un miliardo di euro mediante nuove azioni». Annota l’informativa della Finanza: «Si prevede l’emissione di strumenti innovativi di capitale come già emergeva in una mail interna del 26 novembre del 2007».

Il resto del’articolo è qui