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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 20 febbraio 2013

La nuova “febbre” del gas suscita speranze e timori

Grazie al boom del gas di scisto gli Stati uniti si avviano verso l’autosufficienza energetica.
Per l’Agenzia internazionale dell’energia siamo dinnanzi ad un’era d’oro del gas. Anche in Svizzera le nuove tecniche di estrazione rilanciano la corsa al gas naturale.
“Ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione. Tutte le teorie, secondo le quali sul nostro pianeta vi sono riserve di gas e petrolio ancora per 20 o 30 anni, possono essere totalmente dimenticate. Abbiamo gas e petrolio per almeno 200 a 300 anni”, dichiara entusiasta Patrick Lahusen, vicepresidente della Società anonima per il petrolio svizzero (SEAG).
Da oltre 30 anni, l’ex banchiere zurighese è alla ricerca di un tesoro energetico nascosto nel sottosuolo. Per fare questo ha creato diverse società, raccolto fondi a destra e a sinistra, sondato il terreno un po’ ovunque: 8 delle 18 trivellazioni effettuate nell’ultimo mezzo secolo in Svizzera sono opera sua. Ma, finora, con poco successo.
Nuove speranze
Di una cosa Lahusen è però sicuro: vi è gas in abbondanza anche sotto il suolo elvetico. “Oggi sappiamo che la probabilità di trovare grandi quantità di petrolio in Svizzera è alquanto ridotta. Sottoposto a pressione e a calore, il petrolio si trasforma in gas. Ed è quanto è successo dalle nostre parti all’era della formazione delle Alpi, che ha generato un’enorme pressione e un altissimo calore”.
“Vi è quindi gas. E questo abbiamo potuto costatarlo anche nei foraggi compiuti in questi ultimi decenni”, aggiunge l’appassionato. Difatti, quasi ovunque è stato trovato gas naturale, anche se finora non è stata scoperta una quantità sufficiente per essere commercializzata in modo durevole e redditizio. L’unico tentativo, compiuto negli anni ’80 nel Canton Lucerna, è durato poco e ha lasciato dietro di sé perdite per diversi milioni di franchi.
Ma, per Lahusen, si aprono ora nuove speranze. “Per oltre un secolo abbiamo utilizzato in tutto il mondo un approccio sbagliato per cercare gas e petrolio. Finora si pensava di poter estrarre gli idrocarburi solo dalle rocce porose in cui si erano accumulati. Con una trivellazione verticale si tentava quindi di raggiungere il punto più alto dei giacimenti, sotto gli strati di rocce impermeabili. In questo modo aveva successo una trivellazione su sedici”. “Era d’oro” del gas.
Gas di scisto
Più leggero dell’acqua e sottoposto ad una forte pressione nel sottosuolo, il gas naturale tende a salire verso la superficie terrestre, dove evapora.
Grandi quantità di gas sono però rimaste imprigionate nel sottosuolo, bloccate sotto rocce impermeabili.
Finora le prospezioni si concentravano quasi solo sui giacimenti accumulati in rocce porose, a 2000 – 4000 metri di profondità. source
Dal 2007 nel Nord America ha preso inizio su larga scala l’estrazione di gas contenuto in rocce impermeabili, in particolare gli scisti argillosi, ma anche in giacimenti di carbone.
Da allora l’estrazione di gas di scisto (shale gas) ha registrato una crescita spettacolare. L’anno scorso, il presidente Barack Obama ha dichiarato che gli Stati uniti dispongono ora di gas naturale per almeno 100 anni.
Il prezzo del gas è sceso ai livelli più bassi negli Stati uniti – nemmeno un terzo di quanto costa in Europa contribuendo a rilanciare la produzione industriale.
“Da alcuni anni sappiamo invece che gas e petrolio si trovano in grandi quantità anche nelle rocce impermeabili, in particolare negli scisti argillosi. E, grazie alla nuova tecnica del fracking (fratturazione idraulica), oggi siamo in grado di estrarre anche il petrolio e il gas di scisto, molto più abbondante e più facile da localizzare nel sottosuolo”, prosegue l’esperto.
Per fare questo, si esegue una trivellazione verticale fino a raggiungere lo strato di scisto. Si prosegue poi su un piano orizzontale, frantumando la roccia con iniezioni di acqua, sabbia e sostanze chimiche per liberare il gas o il petrolio. Nel giro di pochissimi anni, il fracking ha fornito risultati strabilianti nel Nord America, soprattutto per quanto riguarda l’estrazione di gas.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), entro il 2020 gli Stati uniti supereranno l’Arabia saudita quale maggiore produttore di idrocarburi ed entro il 2035 raggiungeranno l’autosufficienza energetica. Per l’AIE, che parla di una nuova “era d’oro del gas” con riserve planetarie per 250 anni, è in atto un “drammatico stravolgimento” degli scenari energetici mondiali.
Europa divisa
Scenari che spaventano gli ambientalisti: con il fracking s’impiegano dei cocktail di prodotti chimici, che si disperdono nella falda freatica e in parte risalgono in superficie. “I rischi di questa tecnica, come viene eseguita oggi, sono inaccettabili per l’ambiente – in particolare per l’acqua freatica e l’acqua potabile – e per finire per l’uomo”, dichiara Michael Casanova, dell’associazione Pro Natura.
Contestato dagli ecologisti negli Stati uniti, il fracking sta già dividendo l’Europa: alcuni paesi, tra cui Francia e Olanda, hanno imposto un divieto, mentre altri, come Polonia e Ucraina, hanno deciso di sfruttare la nuova tecnica per estrarre gas. In Svizzera, il governo intende dapprima valutare le esperienze raccolte a livello internazionale, mentre tre Cantoni si sono già espressi per un divieto o una moratoria.
“Vi sono stati incidenti e casi d’inquinamento, ma in questi ultimi tempi sono state introdotte diverse norme per ridurre l’impatto ambientale”, afferma Lahusen. “Ed ora disponiamo di un nuovo metodo di fratturazione della roccia senza acqua e senza prodotti chimici. Si utilizza del propano in forma liquida che, dopo la fratturazione, risale in forma gassosa in superficie, dove viene immagazzinato e può essere di nuovo utilizzato”.
La Svizzera vuole fornire l’anello mancante all’Europa.
Gasdotto in Turchia, uno dei paesi di transito del gas tra il Mar Caspio e l'Europa
Con una nuova pipeline, che permetterà di attingere gas dalle grandi riserve del Mar Caspio, l’Unione Europea vuole ridurre la sua dipendenza dalle forniture provenienti dalla Russia. Il progetto che sembra attualmente favorito è promosso da una società svizzera.

Fracking
Già conosciuta da molto tempo, la tecnica del fracking (fratturazione idraulica) per estrarre gas e petrolio da scisti era stata finora poco usata, in quanto richiede costi di estrazione maggiori rispetto a quella convenzionale.
Negli ultimi anni, in seguito tra l’altro all’aumento del prezzo del petrolio a livello mondiale, il fracking è stato perfezionato e usato su grande scala negli Stati uniti e in Canada.
L’impiego di enormi quantità di acqua e soprattutto di centinaia di sostanze chimiche per la fratturazione delle rocce argillose ha sollevato contestazioni da parte degli ambientalisti. Le opposizioni hanno però frenato solo in pochi Stati nordamericani la corsa al gas e al petrolio di scisto.
L’anno scorso, l’Agenzia internazionale dell’energia ha pubblicato delle “regole d’oro” per ridurre l’impatto ambientale, in particolare i rischi di contaminazione dell’acqua potabile.
Febbre del gas
Un metodo sperimentato anche dalla compagnia eCorp International, che in gennaio ha annunciato l’apertura di una sede europea a Zurigo per condurre prospezioni in Svizzera e in diversi altri paesi europei. Nei prossimi anni, la compagnia americana intende realizzare una trentina di trivellazioni esplorative nel sottosuolo svizzero, in collaborazione con la SEAG di Lahusen, che già dispone delle concessioni cantonali.
“Ho potuto realizzare 8 trivellazioni in 30 anni ed ora ne farò una decina in soli due anni”, s’infiamma Patrick Lahusen, che non nasconde il suo ottimismo sull’esito di queste prospezioni. “Nelle trivellazioni eseguite finora abbiamo trovato ogni volta scisti argillosi. Ma siamo sempre passati attraverso, senza sapere che vi si poteva estrarre del gas”.
Diverse richieste di concessioni sono state inoltrate negli ultimi tempi anche da altre società. Questa febbre del gas inquieta gli ambientalisti: “In Svizzera, dopo Fukushima, stiamo per entrare in una nuova era energetica. Se ora cerchiamo di sfruttare con grande dispendio riserve di gas quasi inaccessibili, non faremo che ritardare inutilmente gli impulsi e gli investimenti necessari per promuovere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica”, dichiara Michael Casanova.