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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 14 febbraio 2013

Cosa sono le guerre valutarie


Il numero uno della Bce, Mario Draghi, ne ha smentito la presenza e pericolosità, ma questi "conflitti" tra monete e svalutazioni stanno diventando un argomento sempre più attuale e intricato.

Anche il numero uno della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, vi ha fatto riferimento: a suo dire, infatti, è esagerato parlare di una guerra di valute, ma ormai sono in molti a parlare di questo argomento. È scoppiato forse un nuovo conflitto bellico senza che ce ne accorgessimo? In realtà, il termine è piuttosto forte, ma le cannonate e i carri armati non c’entrano nulla...
Questa guerra si combatte a suon di svalutazioni competitive e coinvolge praticamente tutte le economie globali.

Stati Uniti, Cina, Unione Europea, Giappone e anche i paesi emergenti devono difendere la loro posizione. Tra l’altro, non tutti sono d’accordo nel definire una situazione simile: se Draghi ha smentito l’ipotesi, lo stesso non può dirsi per Guido Mantega, ministro delle Finanze brasiliane, secondo cui la guerra dei tassi sarebbe già cominciata, con l’economia locale colpita da tempo. Tutto può essere fatto partire da quando Stati Uniti e Ue hanno cominciato a fare pressioni sulla Cina per convincerla a rivalutare la propria valuta ufficiale, lo yuan. source

Quest’ultimo è stato apprezzato negli ultimi tempi, ma non in maniera sufficiente secondo l’opinione comune. Eppure Pechino rimane convinta delle proprie decisioni e non vuole danneggiare i produttori con una rivalutazione troppo rapida. Altra svalutazione è quella dello yen giapponese, esempio poi seguito a ruota dalla Corea del Sud (won) e dal Brasile (real), mentre altri paesi hanno ridotto il valore monetario per non danneggiare le esportazioni. È il caso della Thailandia (baht), Singapore (dollaro), India (rupia), Taiwan (dollaro taiwanese) e Svizzera (franco).

È anche vero, però, che queste economie non potranno sostenere in eterno misure simili: l’export va tutelato, ma con le continue svalutazioni i paesi più ricchi potrebbero rispondere interrompendo l’acquisto di debito, riducendo gli investimenti esteri e perfino bloccando il trasferimento di tecnologie.