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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 23 gennaio 2013

MPS: fermare la deriva non basta


Perchè la banca nazionalizzata dovrebbe rimanere a Siena?

Di Red
SIENA. La situazione in cui versa banca MPS, nazionalizzata di fatto per cattiva amministrazione (sfociata nell’uso spregiudicato di derivati tossici allo scopo di mascherare perdite ingenti e affari sconsiderati) non è l’unica nella zona euro. In effetti lunedì, assieme alla
nomina del successore di Jean Claude Juncker, l'olandese Jeroen Dijsselbloem, alla presidenza dell'Eurogruppo, si è discusso nel consesso comunitario  della ricapitalizzazione degli istituti di credito affidato all’Esm (fondo salva stati). Chiaramente ai problemi economici si affiancano problemi politici e non di poco conto, visto che è più oneroso salvare le banche che gli stati stessi ed è difficile spiegarlo ai cittadini che devono subire nuove tasse per coprire il costo dell’intervento.

Ma si fa largo l’idea che i governi acquisiscano direttamente quote degli istituti in una forbice tra il 5 e il 15%, essendo comunque garanti dell’Esm stesso e non correre il rischio di un downgrade dell’istituzione europea, messa sotto pressione. Ma viviamo in un’epoca dai contorni indefiniti, in cui si cerca per tanti motivi di non chiamare le cose con il loro nome per non doverne rendere conto né solleticare la suscettibilità altrui. Andare a sparare in Afghanistan, per esempio, è aver dichiarato una guerra senza riconoscerlo formalmente; prestare con un meccanismo giuridico-finanziario inconsistente come i Monti bond quattrini a una banca in chiaro default significa aver nazionalizzato la banca stessa. Al popolo si vendono chiacchiere, invece la sostanza delle cose è questa. E a Bruxelles lo sanno benissimo, tanto che stanno ancora discutendo proprio di questo.
Rimane poi, come scrive anche Il Sole 24 Ore, il problema di “definire giuridicamente i legacy assets: in generale quei titoli posseduti da lungo termine e che hanno perso valore al punto da essere fonte di perdite (il portafoglio di BTp di MPS, ad esempio - Ndr), nel caso specifico sono quelli legati ai passati salvataggi nazionali. L'idea è quella di definirli come assets che risalgono a un periodo precedente la vigilanza unica europea, quella affidata alla Bce. A questo aspetto, che sembra puramente tecnico, è legato però quello della possibilità di far ricorso all'Esm per finanziare salvataggi già compiuti”. Il problema, nato per le banche irlandesi e spagnole in primis, riguarda anche la Germania, dove non si è concluso il processo di salvataggio delle Landesbanken, dove Commerzbank è sempre un interrogativo, dove le scommesse di Deutsche Bank con MPS - ben raccontate da Bloomberg News - lasciano emergere un mondo di affari borderline tutto da decifrare e potenziale fonte di problemi finanziari, su cui nessuno ha ancora voluto mettere le mani. Tanto meno la Consob, quella attuale e quella passata. Forse perché, come dichiarato dall’onorevole Lannutti in una interrogazione alla Camera “tra i consulenti del MPS vi era l'avvocato Marco Cardia, figlio del presidente Lamberto Cardia?”. Curioso caso di un padre e di un figlio che fanno lo stesso mestiere e non parlano di lavoro tra di loro...
Il CdA di Rocca Salimbeni avrà un consiglio molto delicato domani (24 gennaio), dovendo rispondere alle richieste di chiarimento avanzate dalla Banca d’Italia con lettera del 20 novembre, con diversi consiglieri che sono passati attraverso due presidenti sempre seduti alla solita poltrona in posizione assai delicata: Frederic de Courtois (Axa), Turiddo Campaini (Unicoop Firenze, che fiutando l’aria si è già dimesso da vicepresidente), Lorenzo Gorgoni, per finire allo stesso Marco Turchi, che nell’era Mussari era sindaco revisore. Si preannunciano prese di posizione chiare e nette, visto che le responsabilità sulla mancata comunicazione all'Autorità di vigilanza del contratti segreti nascosti in cassaforte sono gravissime. Al Corriere della Sera, forse per chiamarsi fuori, l’ex presidente dei sindaci Tommaso Di Tanno ha dichiarato: “Non ricordo se un’informativa sia mai stata portata in Consiglio; se è stato fatto era talmente paludata da essere incomprensibile”.  No comment.
E torniamo ancora una volta ad attenderci molto dalla Assemblea straordinaria del Monte del 25 gennaio, dove Profumo forse tenterà invano di minimizzare, tutto teso ad ottenere il voto sull’aumento di capitale corollario dei Monti bond. Ha già messo le mani avanti, dicendo che l’esame dei derivati sarà completato solo a metà febbraio. La Fondazione sembra mandare segnali di risveglio tardivo, gli interventi di Grillo e Giannino saranno ancor più di fuoco dopo l’inizio di questa settimana di passione. Gli storici avversari della nomenclatura senese ripeteranno ancora una volta del loro grido d’allarme inascoltato. source
La banca Monte dei Paschi di Siena si chiama così perché è di Siena; tale è stata per secoli, come tutti amano ricordare, tale è stata anche nei lunghi anni del Novecento in cui era “Istituto di credito di diritto pubblico” ed era gestita comunque dalla politica. Non creda il dottor Profumo di poter portare via la banca dalla Rocca con le schermaglie della finta nazionalizzazione, sperando nella distrazione politica dell’Unione Europea, in quella finanziaria della Bce (Draghi, ma dove eri nel 2008? Si riuscirà a saperlo?) e nella vittoria del PD alle prossime elezioni  nazionali. Il passivo che sta emergendo, paradossalmente, spegnerà l’azione che ha portato l’ex presidente Unicredit nella città del Palio: i Monti bond dovranno diventare capitale della banca, che ritornerà ad essere veramente “cosa pubblica” - con lo Stato primo socio - sottraendola all’arbitrio ora imperante. Il prossimo presidente della Fondazione, che verrà a luglio, potrebbe non essere espressione gradita alla fazione politica di Profumo stesso. Visionando le carte, potrebbe raccogliere materiale interessante per contestare le modalità del covenant. E per tutti i vecchi attori rimane solo la preghiera di sbrigarsi a togliere il disturbo, perché c’è da rendere conto agli italiani di 3,9 miliardi di euro raccolti con l’Imu per coprire - non gli interessi della città - ma le magagne della politica. Rigorosamente bipartisan, ché l’elenco della facilities ottenute dall’opposizione è troppo lungo per questo articolo e troppi suoi membri ora tacciono.