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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 10 gennaio 2013

La FED lavora a accordo con banche straniere su trading derivati


 L'idea è di ridurre costi applicazione emendamenti Dodd-Frank Act .

La Federal Reserve sta valutando un piano che consentirebbe alle grandi banche straniere di evitare i costi elevati dei cambiamenti alla regolamentazione sul trading di derivati. In particolare risolverebbe la questione relativa al divieto di utilizzare denaro dei contribuenti americani per finanziare le attività collegate allo scambio di questi prodotti...

Come riporta il Financial Times, un emendamento incluso nella riforma della finanza del 2010 proibisce alle banche che hanno accesso ad assicurazioni sui depositi fornite dal Governo americano o a linee di credito della Federal Reserve di agire come dealer di derivati, dal momento che le reti di sicurezza fornite dal denaro dei contribuenti potrebbero essere usate per finanziare queste attività.

L’emendamento è noto come Lincoln amendment, dal nome dell’ex senatrice Blanche Lincoln che lo aveva fatto introdurre nella Dodd-Frank Act, e prevede alcune eccezioni ed esenzioni, che attualmente non sono estese alle filiali americane di banche straniere che non hanno accesso alle garanzie sui depositi (in generale solo poche divisioni di istituti non americani godono di tali garanzie). source

Questo significa che, se la regolamentazione attuale non sarà ritoccata, le divisioni americane di banche straniere dovranno trasferire a controllate esterne le attività sui derivati, operazione che implica costi molto elevati. La Fed sta invece ipotizzando di trattarle, ai fini della regolamentazione, come entità legali separate l’una dall’altra, quindi applicando trattamenti diversi alle varie divisioni dello stesso gruppo straniero.

La cosiddetta “separate entity doctrine”, dottrina dell’entità separata, consentirebbe per esempio a una filiale di un gruppo straniero di avere accesso alle linee di credito della Banca centrale americana per finanziamenti di emergenza, mentre un’altra filiale dello stesso istituto continuerebbe ad agire come dealer di derivati.

Il dipartimento legale e quello di supervisione bancaria della Fed avrebbero già discusso la potenziale strategia e, secondo indiscrezioni raccolte dal quotidiano finanziario, la Fed avrebbe già tastato il polso di vari istituti stranieri, tra cui Société Generale, Deutsche Bank e Barclays. I rappresentanti del governo messicano e giapponese avrebbero inoltre sentito in proposito le autorità finanziarie americane.