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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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sabato 26 gennaio 2013

Cosa sta succedendo veramente al Monte dei Paschi


Il racconto della crisi dell'istituto senese è andato fuori controllo: qualche leggenda metropolitana va sfatata, in primis l'utilizzo del gettito dell'Imu per salvare Mps, a cui è stato garantito un prestito statale con interesse annuo pari al 9%.

Un po’ di chiarezza sul caso Monte dei Paschi non guasta, anche perché stanno circolando troppe leggende, ipotesi e ricostruzioni che sembrano fatte ad arte per una campagna elettorale a senso unico. Nel calderone della banca è stato inserito di tutto, dall’Imu ai paragoni scomodi, come ad esempio quello relativo a
Parmalat o a un evento lontanissimo, lo scandalo della Banca Romana del 1893. Andiamoci piano e, ad assemblea straordinaria terminata, esaminiamo a mente fredda i fatti.

La prima bugia su cui fare chiarezza è quella relativa all’Imposta Municipale Unica. C’è chi ha voluto fare bella figura in vista dell’imminenti elezioni, cercando di far capire come il gettito della tassa sulla prima casa sarebbe stato usato per salvare la banca senese, un premio immeritato per chi si è comportato male. In realtà, lo Stato è intervenuto con un prestito e i soldi dell’Imu non c’entrano assolutamente nulla. Il prestito è stato garantito da un aumento di capitale da 3,9 miliardi di euro tramite la sottoscrizione dei cosiddetti Monti Bond. source

Il governo ha voluto evitare che il terzo istituto del paese saltasse in aria, ma non si può parlare, come ha fatto una certa parte politica (grillini in testa, ma anche Lega e Pdl non scherzano), della nazionalizzazione di Mps, visto che i soldi si potrebbero trovare in qualsiasi posto e in ogni momento. La banca toscana non è un forziere pronto a svelare banconote segrete, anche questo bisogna capirlo. Tra l’altro, non regge nemmeno la raffigurazione dello Stato come indegno salva-banche.

In realtà, non si è trattato di una donazione o di un prestito a fondo perduto, ma di una concessione di denaro con un tasso di interesse annuo pari al 9%, un impegno non indifferente per chi lo riceve. D’altronde, funziona così anche all’estero, come è successo in Belgio, in Francia, in Germania e persino negli Stati Uniti, le banche si salvano per non far saltare in aria pensioni, risparmi e conti correnti. Mps ha voltato pagina con l’assemblea straordinaria di ieri.

In fondo la gestione Profumo-Viola non è responsabile dello scandalo derivati ed ha assicurato la piena autonomia politica: d’ora in poi la banca non sponsorizzerà più nessun evento sportivo (calcio e basket in primis) e può ancora vantare una solidità patrimoniale. La tesi di Beppe Grillo, un fantomatico buco in bilancio da 14 miliardi di euro, è affascinante e seduce la gente della strada, ma sembra fatta appositamente per conquistare nuovi voti. La crisi di Mps c’è, inutile negarlo, ma almeno va raccontata nel modo giusto.