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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 12 dicembre 2012

Moody's non prevede un prossimo accordo sul FISCAL CLIFF


Moody's: si cadrà temporaneamente nel "precipizio fiscale"

L'agenzia di rating Moody's si aspetta che gli Stati Uniti "cadano" temporanemente nel precipizio fiscale, l'insieme di tagli automatici alla spesa e aumento dell'imposizione fiscale che entrerà in vigore dal primo gennaio se un accordo tra Casa Bianca e Repubblicani al Congresso non viene trovato.
Non tutto il male viene però per nuocere: sebbene verrà meno la fiducia di aziende e consumatori, le tensioni politiche che ne deriveranno sono l'ingrediente giusto affinché un'intesa definitiva venga trovata. 
Le questioni fiscali continueranno così a frenare la crescita dell'economia
americana, che però dovrebbe riprendersi entro la seconda metà dell'anno prossimo grazie soprattutto alla ripresa del settore privato.
E' questa la visione di Mark Zandi, il capo economista dell'agenzia di rating che ha pubblicato le previsioni per il 2013 nel rapporto "U.S. Macro Outlook 2013: Poised for Liftoff". Il titolo suggerisce una congiuntura macroeconomica pronta a ripartire.

L'idea di base di Zandi è che la classe politica americana troverà un accordo comprensivo sul budget all'inizio del 2013, grazie a un piano che, tra gli altri, aumenta il tetto sul debito pubblico e crea i presupposti per una fase di sostenibilità fiscale. source
Stando al rapporto, ci sono diversi modi con cui il Congresso può ottenere questi risultati. L'accordo più probabile, si legge nella nota di Moody's, prevedrebbe i seguenti punti: la scadenza dei benefici fiscali sugli stipendi, la fine dei tagli alle tasse voluti dall'ex presidente George W. Bush per i contribuenti che generano oltre 250.000 dollari all'anno e l'incremento delle aliquote per i più abbienti in modo da raccogliere fondi da usare nel settore sanitario. Messe insieme, queste misure avranno un impatto pari all'1,25% sul Pil del 2013.
“L'impatto sulla crescita sarà significativo, soprattutto nella prima metà dell'anno, ma gestibile”, ha scritto Zandi secondo cui, con un po' più di chiarezza dalla classe politica su tasse e budget, “aziende, banche e privati dovrebbero rispettivamente investire e assumere, fare prestiti, consumare in modo deciso”.
Secondo l'esperto, le aziende americane sono in forma, grazie ai tagli ai costi adottati durante la recessione e al mantenimento dei costi unitari del lavoro. I margini sui profitti sono così aumentati e, in un contesto di bassi tassi di interesse, i relativi debiti sono stati ridotti arrivando anche a generare flussi di cassa. Per Moody's, anche le banche hanno le carte in regola per crescere: hanno raccolto centinaia di miliardi di dollari in nuovi capitali e migliorato i loro conti.
I bilanci delle famiglie americane invece non sono migliorati in modo uniforme ma la porzione del reddito al netto delle tasse che deve essere impiegato per ridurre il debito a carico delle famiglie stesse scenderà su minimi storici.