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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 28 novembre 2012

L’Ocse vede il debito italiano al 131,4% nel 2014


Per l'organizzazione l'Italia potrebbe avere bisogno di una nuova pesante manovra.

L’Ocse, organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, guarda ancora di traverso l’Italia. Nonostante la cura tutta lacrime e sangue del governo Monti, nel 2014 il Paese potrebbe essere costretto a varare una nuova manovra per risanare i propri conti pubblici.

Per il 2013 e il 2014, l’organizzazione internazionale con sede a Parigi «presuppone che il governo italiano riuscirà a centrare il suo obiettivo di equilibrio strutturale. Tuttavia, date le previsioni di macroeconomiche dell’organizzazione, sia il deficit, sia il debito pubblico continueranno ad aumentare» rendendo forse necessaria «un’ulteriore stretta dei conti pubblici per intraprendere il cammino di riduzione del debito come previsto». Il debito pubblico è stimato al 127% nel 2012, al 129,6% nel 2013 e al 131,4% nel 2014.

UNA ECONOMIA CHE NON CRESCE. A peggiorare il quadro c’è l’andamento dell’economia italiana. L’austerity voluta dal governo Monti «ha indebolito la domanda interna, e i consumi privati sono scesi al tasso maggiore dalla Seconda Guerra Mondiale». source
Certo, lo scenario delineato dall’Ocse non esclude il resto dell’Eurozona, per la quale nel breve periodo (vale a dire per almeno tutto il 2013) è attesa ancora una fase di recessione. Negli Stati Uniti, invece, è attesa una ripresa ma a un ritmo più lento di quanto previsto a inizio anno.
Il mercato del lavoro sta intanto pagando un prezzo molto alto, con un tasso in aumento nell’area Ocse anche nel 2013 all’8,2% dal 7,9% prospettato a maggio e poi all’8% nel 2014, principalmente sotto il peso dell’eurozona (12%).