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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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sabato 3 novembre 2012

Le banche più pericolose del mondo


Il Financial Stability Board ha aggiornato la classifica dei gruppi finanziari troppo grossi per poter fallire.


Al mondo ci sono ventotto banche il cui fallimento potrebbe provocare un rischio sistemico che minaccia la stabilità dell’economia globale
Nella lista compilata dal Financial Stability Board del G20 è arrivato per la prima volta anche un istituto italiano...
Unicredit.
RISCHIO SISTEMICO - Dal novembre del 2011 il Financial Stability Board, l’organismo di vigilanza del G20 che monitora sulla stabilità del sistema finanziario globale pubblica una lista delle banche “pericolose” dal punto di vista sistemico. Sono gli istituti cosiddetti "Too big to fail", troppo grandi per poter fallire, che per la loro ampiezza e per gli intrecci finanziari con altre banche rischiano di provocare danni molto superiore al loro semplicemente fallimento in caso di insolvenza. Sono i cosiddetti SIFIs, acronimo inglese per istituzioni finanziarie rilevanti dal punto di vista del sistema. L’anno scorso erano state individuate 29 banche SIFIs, e quest’anno il Financial Stability Board ha aggiornato la sua lista, rimuovendo alcuni istituti ed inserendone altri, tra i quali la nostra Unicredit. Entra così per la prima volta anche una banca italiana all’interno della classifica delle banche più pericolose, o rilevanti, a seconda dell’ottimismo o del pessimo dell’osservazione. Il Financial Stability Board propone inoltre un set di misure affiché queste banche riducano il loro rischio sistemico, indicando la quota di ricapitalizzazione necessaria.
CHI VA E CHI VIENE - L’ingresso più rilevante nella lista SIFIs del FSB per il nostro paese è senza dubbio Unicredit. Dalla classificazione sono uscite Commerzbank, la seconda banca tedesca, il gruppo franco-belga Dexia, così come la parzialmente statalizzata Bank Lloys, istituto inglese. Queste banche, a causa della cessione di alcune attività, sono diventanti meno rilevanti per il sistema. Oltre ad Unicredit sono invece entrate nella lista SIFis un’altra grande banca spagnola oltre al Santander, BBVA, Standard Chartered, istituto britannico specializzato sui mercati dei paesi emergenti, e Bank of China, l’ingresso giudicato più sorprendente dal Financial Times Deutschland. Le banche di sistema dovranno ricapitalizzarsi oltre la soglia fissata da Basilea 3, l’accordo internazionale sui requisiti minimi di capitale. source
LE PIU’ PERICOLOSE - Nessuna banca dovrà comunque immediatamente ricapitalizzarsi del 3,5%, la soglia di pericolo massima indicata dal Financial Stability Board. I nuovi requisiti di capitale dovranno essere applicati interamente, spiega l’Fsb, fra il gennaio 2016 e il gennaio 2019, iniziando dal novembre 2014. L’organismo internazionale divide gli istituti di credito in cinque categorie, a seconda dell’importanza dell’operazione. Se la prima fascia, quella del 3,5%, è vuota, la seconda è occupata dalle banche sistematicamente più pericolose in caso di crollo. Sono Citigroup, Deutsche Bank, Hsbc e JP Morgan Chase. Nella terza graduatoria, ove vige l’obbligo di una ricapitalizzazione del 2%, si trovano invece un numero inferiore di istituti, ovvero Barclays e Bnp Paribas.
MINORI RISCHI - Tolte le prime sei in testa alla graduatoria di pericolosità dei SIFIs, nelle ultime due categorie trovano spazio gli altri ventidue istituti individuati come sistemici dal Financial Stability Forum. L’1,5% di ricapitalizzazione è necessario per Bank of America, Bank of New York Mellon, Credit Suisse, Goldman Sachs, Mitsubishi, Morgan Stanley, Royal Bank of Scotland e Ubs. Nell’ultima fascia, quella dell’1%, si trovano invece, oltra alla nostra Unicredit, Bank of China, Bbva, Groupe Bpce, Crédit Agricole, Ing Bank, Mizuho, Nordea, Santander, Société Générale, Standard Chartered, State Street e Sumitomo. I nuovi requisiti di capitale dovranno essere applicati interamente, spiega l’Fsb, fra il gennaio 2016 e il gennaio 2019, iniziando dal novembre 2014.