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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 21 novembre 2012

L’austerity non diminuisce i debiti degli Stati. Li aumenta

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.
Nazioni che soffocano nella morsa dell’austerity, l’austerità di bilancio adottata dai governi che porta a licenziamenti, tagli alle pensioni, riduzione di salari, diminuzione dei benefici sociali. Il tutto nel vano tentativo di raddrizzare i conti dello Stato e riportare finanze sane alla nazione.
Uno studio pubblicato dal National Institute of Economic and Social Research evidenzia
come l’austerity si autodistrugge quando si abbassa il rapporto debito/Pil, scrive il portale d’informazione Wall Street Italia.com :”Non ci vuole un grande matematico per comprendere come, almeno nel breve termine, le misure mettano sotto pressione la crescita, aumentando il rapporto e non diminuendolo, almeno di questi tempi.
In tempi normali, invece, le cose non andrebbero proprio così: di fatto, il consolidamento fiscale, ovvero la riduzione del deficit fiscale, davvero riuscirebbe a ridurre il rapporto di cui sopra. source
Ma in tempi normali ci sarebbe anche un insieme di manovre di allentamento monetario. Il punto, invece, è che più di tanto non si può fare, visto che i tassi di interesse sono già a livelli eccezionalmente bassi e che la Banca centrale europea è riluttante ad adottare quelle misure di quantitative easing che portano la firma della Federal Reserve americana.”

“In alcune parti dell’Europa la situazione economica si sta trasformando da negativa a catastrofica – commenta Douglas McWilliams, responsabile e coautore dello studio del Centre for Economics and Business Research – Esiste il pericolo che i problemi economici si traducano nello sfilacciamento dei tessuti sociali in diverse aree europee, con il tasso di disoccupazione in aumento e i governi che rimangono senza soldi”.

I tagli dei governi hanno provocato licenziamenti nei settori pubblico e privato. La situazione rischia di andare avanti in questo modo per anni, avendo ripercussioni soprattutto sui più giovani.
Più del 23% dei giovani al di sotto dei 25 anni nella Zona euro è senza lavoro. In paesi come la Grecia e la Spagna, più della metà di questa fascia d’età è disoccupata.
Nel 2011, soltanto il 34% dei giovani in Europa aveva un’occupazione.”