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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 22 novembre 2012

Etf, cosa sono e quanto rendono ... a Piazza Affari si fanno 12mila contratti al giorno


In 10 anni sono stati quotati 800 prodotti. Costi bassi. Ma occhio a quelli sintetici.

Ben 800 prodotti quotati e 10 anni di storia alle spalle. E’ questo il biglietto da visita che oggi può essere presentato agli investitori italiani dall’industria degli Etf (exchange traded fund), i fondi negoziabili in Borsa come le azioni, che replicano le performance di un indice di riferimento: per esempio un listino azionario, obbligazionario o di titoli di Stato, oppure un paniere di materie prime.

PATRIMONIO DA 18 MILIARDI. Per molti, gli Etf rimangono ancora degli oggetti misteriosi tutti da scoprire, nonostante siano trascorsi ben due lustri dal 2002, cioè l’anno del loro lancio ufficiale sul mercato di Piazza Affari, dove sono scambiati in un particolare segmento di borsa che si chiama EtfPlus. Più o meno, il patrimonio investito oggi dagli italiani negli exchange traded fund vale 18 miliardi di euro, una cifra tutt’altro che trascurabile ma che rappresenta comunque una goccia nel mare, cioè appena lo 0,6%, rispetto agli oltre 3mila miliardi di euro impiegati in attività finanziarie dalle famiglie di tutta la Penisola.
PIU’ DI 12MILA CONTRATTI AL GIORNO. Benché rimangano ancora un fenomeno di nicchia, però, gli Etf hanno comunque vissuto una crescita impetuosa nell’ultimo decennio: in totale, tra il 2002 e il 2012, le compravendite eseguite a Piazza Affari su questi prodotti sono state più di 15,5 milioni mentre il patrimonio investito è cresciuto in media di quasi il 50% ogni 12 mesi (era di appena 500 milioni di euro nel 2003).
Per questo, oggi la Borsa di Milano è diventata uno dei più importanti mercati al mondo per la negoziazione degli exchange traded fund, assieme ovviamente a Wall Street, Londra e Francofrorte.
PERCHE’ PIACCIONO TANTO. A determinare la fortuna degli Etf, o almeno di quelli più semplici e maggiormente adatti ai piccoli investitori privati, sono alcune loro qualità molto apprezzate sul mercato: costano poco, possono essere comprati e rivenduti facilmente durante le contrattazioni di Borsa e permettono di puntare sulle piazze finanziarie di tutti e 5 i continenti. Il meccanismo di funzionamento di questi prodotti è molto simile a quello dei tradizionali fondi comuni d’investimento: chi acquista le quote dell’Etf investe cioè il proprio capitale in un “giardinetto” di titoli ben diversificato, composto da decine di bond o di azioni diverse, proprio come avviene per i fondi comuni.

La differenza rispetto ai fondi di investimento: il portafoglio predeterminato.

L’unica differenza è nel sistema con cui vengono selezionati gli strumenti finanziari inseriti nel portafoglio. Per i fondi d’investimento tradizionali, esiste infatti un gestore, cioè un professionista che (ben remunerato per il lavoro che svolge) seleziona periodicamente i titoli che ritiene vincenti. Gli Etf, invece, hanno un portafoglio predeterminato, che segue di pari passo (o quasi) le performance di un indice di riferimento, senza l’intervento di alcun gestore (per questo gli Etf vengono detti anche fondi a gestione passiva).
AGGRAPPATI AGLI INDICI. Chi acquista un exchange traded fund, insomma, sceglie di rinunciare a priori a battere le performance medie del mercato, ottenendo in cambio una contropartita, sotto forma di minori costi. Va ricordato, infatti, che sui tradizionali fondi comuni d’investimento gravano spesso delle voci di spesa abbastanza salate: la società che amministrano e vendono i prodotti trattengono per sé ogni anno delle commissioni di gestione che difficilmente scendono sotto lo 0,5% del patrimonio investito e che toccano a volte punte massime superiori al 6%.

Costi contenuti a partire da o,o5% fino a un massimo dell’1%.

Per gli Etf, invece, i costi partono di solito da un minimo dello 0,05% per arrivare a un massimo di poco inferiore all’1%. Vanno aggiunte poi le commissioni di intermediazione applicate dalle banche sugli ordini di acquisto e di vendita, che variano di solito tra lo 0,2 e lo 0,5% della transazione eseguita. Nel complesso, i costi degli Etf restano comunque molto bassi e difficilmente superano l’1,5%. Proprio per questa ragione, i fondi a gestione passiva oggi vengono preferiti ai tradizionali fondi comuni da non pochi investitori particolarmente attenti alle voci di spesa dei prodotti finanziari. source
GLI ETF SINTETICI. Va ricordato, però, che quello appena esposto è il meccanismo di funzionamento degli Etf più semplici. Negli ultimi anni, infatti, sono apparsi sul mercato anche alcuni exchange traded fund “sintetici”, che hanno un un meccanismo di funzionamento un po’ più complesso di quello descritto sopra. Invece di impiegare il capitale direttamente nei titoli o negli strumenti finanziari che compongono l’indice di riferimento (che gli addetti ai lavoro chiamano sottostante), alcuni prodotti sono legati anche a dei prodotti derivati emessi da una banca d’investimento.

Attenzione, i prodotti più sofisticati possono essere legati a derivati.

Dunque, facendo gli scongiuri, i derivati sottostanti gli Etf potrebbero anche trasformarsi in carta straccia se l’istituzione finanziaria che li ha collocati dovesse fallire o diventare insolvente. E’ una caratteristica, questa, che accomuna molti prodotti che investono nelle materie prime (gli etc-exchange traded commodities) ma anche quelli legati a diversi indici di borsa o che incorporano il cosiddetto effetto-leva: un meccanismo che, proprio grazie ai derivati, consente di amplificare i guadagni ma anche le perdite, esponendo il capitale a un livello di rischio elevato. E’ bene dunque che i risparmiatori più prudenti che non masticano troppo di finanza si informino bene se l’Etf che intendono acquistare è legato direttamente a un paniere di titoli o se invece è un prodotto sintetico.
CHI HA RESO DI PIU’. Va detto, però, che nell’ultimo anno sono stati proprio i prodotti sintetici (con l’effetto leva) a guadagnare di più. Il Leveraged Wheat Etc di Etf Securities, legato alle quotazioni del frumento, ha registrato una performance di oltre il 60%. Segue a ruota il Lyxor Etf Daily Leveraged Btp, le cui quotazioni dipendono da quelle dei Buoni del Tesoro Poliennali italiani, che ha guadagnato il 57%.
Nell’arco di 5 anni, a vincere la gara dei rendimenti sono invece due etc legati direttamente al prezzo della materia prima e non a strumenti derivati. E’ il caso del Gold Bullion Securities (oro) e del Physical Silver Etc (argento), entrambi emessi da Etf Securities, che hanno guadagnato in media oltre il 20% all’anno.
Tra i prodotti non legati alle commodity, invece, il più redditizio in 5 anni è stato l’ iShares $ Tips di Barclays Capital, che investe nei titoli di stato americani e che ha reso mediamente quasi il 10% ogni 12 mesi.
di Nicola Molfetta