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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 22 novembre 2012

Ecco perchè la Germania frena sulla concessione di nuovi aiuti.


Grecia, la cura Lagarde e il nein tedesco.
Il debito divide i creditori.
Il 26 novembre nuova riunione.
Undici ore non sono state sufficienti ai ministri delle finanze europei e ai rappresentanti del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea per raggiungere un accordo sulla concessione di aiuti finanziari alla Grecia per un importo pari a 44 miliardi di euro.

«Abbiamo discusso della questione molto intensamente, ma siccome i nodi sono molto complicati non siamo riusciti a trovare un’intesa finale», ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble.
Un nuovo incontro è stato fissato per il 26 novembre.
I DEBITI DELLA GRECIA IN SCADENZA A DICEMBRE. I finanziamenti sono necessari per consentire alla Grecia di onorare debiti in scadenza a metà dicembre e per finanziare i propri deficit di bilancio almeno fino al 2014. Si tratta in parte di tranche di prestiti già concordati ma bloccati da luglio, e in parte – per un importo di poco inferiore a 15 miliardi di euro – di nuovi finanziamenti: di fatto un terzo salvataggio dopo i due pacchetti di misure straordinarie decise nel maggio 2010 e nel febbraio 2011.
ENNESIMA MANOVRA LACRIME E SANGUE. Il problema è che la situazione dei conti pubblici greci, esplosa in tutta la sua gravità sul finire del 2009, non ha fatto che deteriorarsi con l’inasprirsi della crisi economica, che ha spinto la disoccupazione a superare il 25% della forza lavoro. Il 7 novembre il parlamento greco ha approvato, con una risicata maggioranza, l’ennesima manovra di austerità, che oltre al solito arsenale di tagli a salari, pensioni, riduzioni di personale, liberalizzazioni e privatizzazioni, prevede tutta una serie di revisioni, in peggio, dei target finanziari e macroeconomici. source
VERSO UN RAPPORTO DEBITO/PIL AL 189%. Il Pil, nel 2013, dovrebbe contrarsi per il sesto anno di fila di un altro 4,5% in aggiunta al crollo del 20% già registrato dall’inizio della crisi mentre il debito pubblico dovrebbe salire al 189%, rispetto a una precedente stima del 179%. Il target del 120% entro il 2020, fissato come limite di “sostenibilità” dai partner europei e dal Fmi, diventa ogni giorno meno realistico.

Nel 2010 si pensava che la Grecia potesse tornare alla crescita nel 2011.

Austerità e sfiducia dei mercati nelle possibilità della Grecia di farcela si sono sommate all’eredità fallimentare dei passati governi e hanno contribuito a rendere sempre più remote le speranze di risanamento. Ai tempi del primo pacchetto di aiuti, nel 2010, l’ottimistica previsione era che la Grecia potesse tornare alla crescita già dal 2011. Ora le più rosee previsioni puntano sul 2015. I target di bilancio, ovviamente, non hanno fatto che slittare, mentre il paese è diventato sempre più ostaggio dei suoi creditori – ormai quasi tutti pubblici: partner europei, Bce, Fmi.
OBIETTIVI FALLITI E FIDUCIA DETERIORATA. Da questa sequela di obiettivi falliti nascono le tensioni emerse tra i creditori negli ultimi giorni. «Abbiamo chiaramente dei punti di vista diversi», aveva dichiarato il direttore generale del Fmi Christine Lagarde la settimana scorsa, quando Jean-Claude Juncker, a nome dei ministri delle finanze europei, aveva proposto di estendere di due anni le scadenze per il rientro del debito pubblico greco.
Per statuto, il Fmi deve giustificare i suoi prestiti sulla base di piani credibili di risanamento. Inoltre, deve rendere conto agli azionisti americani e asiatici del suo coinvolgimento nella crisi della zona euro.
LA CURA LAGARDE NON PIACE ALLA GERMANIA. E così Lagarde si è alla fine esposta, dichiarando quello che ormai quasi tutti, sui mercati finanziari, riconoscono: e cioè che senza una cancellazione parziale ma generosa dell’insostenibile montagna di debito pubblico che schiaccia la Grecia, qualsiasi nuovo prestito lascia il tempo che trova. Di contro, però, per il governo tedesco di Angela Merkel, la prospettiva di iscrivere perdite a bilancio sugli aiuti alla Grecia nell’imminenza di elezioni generali, fissate per il prossimo autunno, appare politicamente inaccettabile.
Tra queste strettoie si muove il negoziato. “Abbiamo fatto progressi ma dobbiamo fare ancora un po’ di più”, ha detto ieri notte, alla fine del vertice, il direttore del Fmi Lagarde. Un qualche compromesso, tra allungamento delle scadenze e sforbiciate agli interessi, alla fine si troverà – tanto più che la “bontà” degli sforzi del governo di Atene è stata da tutti riconosciuta. Ma che l’odissea del popolo greco sia a un punto di svolta è difficile pensarlo.