L’eccezione è diventata la regola: il fondo salva-stati europeo, il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), è oggi parte integrante dell’Unione
monetaria europea. È progettato per tirare fuori dai guai i paesi della zona euro che non riescono o non vogliono rispettare le regole del gioco della moneta comune.
Così facendo, i salvatori dell’euro non si sono fatti beffe soltanto delle promesse dei padri fondatori dell’Unione, ma anche della clausola di non salvataggio che compare nei trattati europei. L’equilibrio dei poteri e la stabilità dell’Unione monetaria ne escono di conseguenza modificati, e quasi certamente non in senso positivo.
Ormai, infatti, la giovane moneta unica si vede privata dello strumento più importante  di pressione che le permetteva di garantire la coesione dell’Unione: la  minaccia attendibile di obbligare i paesi che non si piegano alla disciplina di bilancio e non fanno quanto è necessario per garantire la competitività delle loro economie ad assumersene loro stessi le conseguenze.
“Solidarietà”: questa è  la nuova parola d’ordine. Il Mes organizza e riconosce giuridicamente la responsabilità comune – il fondo può disporre di almeno mezzo miliardo di euro di crediti a condizioni preferenziali, somma che può ancora essere rimpolpata dall’effetto leverage.
A questo aiuto concreto sono collegati obblighi precisi, ma la loro presunta rigidità non durerà a lungo. Sin d’ora, infatti, i paesi che approfittano o sperano di approfittarne puntano – il più delle volte con successo – a un alleggerimento delle condizioni. La Spagna, per esempio, preferirebbe deviare direttamente i crediti verso le proprie banche ed evitare così di dover fare economie di bilancio o aprire il proprio mercato del lavoro.
Le possibilità di un ricatto da parte dei paesi più deboli della zona euro sono notevoli e andranno crescendo fino a quando tra i  responsabili della politica europea prevarrà il convincimento che non bisogna lasciare indietro nessuno stato membro. source
La creazione di questo potente fondo di salvataggio inaugura un nuovo capitolo nella storia dell’Unione monetaria. Accanto a una Banca centrale europea che non è già più indipendente dalla sfera politica, appare ormai un fondo anti-crisi fortemente politicizzato. Tramite queste due istituzioni – il Mes e la Bce – la classe politica intende limitare l’influenza dei mercati finanziari.
Le differenze dei vari paesi della zona euro dal punto di vista della solvibilità non devono più tradursi in variazioni dei tassi di interesse. Accumulare debito diventa così meno oneroso. Si tratta di una via difficile e rischiosa da percorrere, che può facilitare le riforme nei paesi in crisi come pure indurli a optare per una vita a credito sul lungo periodo, come l’esperienza ci spinge a ritenere che accadrà. articolo originale