Sul fronte dell'euro il rientro dalle vacanze si può identificare in un nome, Mario Draghi. Il presidente della Banca centrale europea (Bce) non ha perso di certo il suo sorriso elegante né il suo garbo, che sono il suo modo di mostrare calma e serenità nei momenti difficili.
Ma il futuro della moneta unica è più che mai nelle sue mani e questo è piuttosto rassicurante: questo italiano è un vero europeista, una specie che si fa sempre più rara tra i leader dell'Unione.
La settimana scorsa Draghi ha dichiarato al settimanale tedesco Die Zeit di essere pronto ad adottare "misure eccezionali" per salvare l'euro. In altre parole la Bce rilancerà un programma di acquisto di obbligazioni di stato per aiutare i due grandi paesi dell'Ue che hanno più difficoltà a finanziarsi sui mercati, la Spagna e l'Italia.
È una scelta giusta. Madrid e Roma hanno preso delle decisioni coraggiose per curare in modo radicale alcune delle patologie che le affliggono. Gli italiani e gli spagnoli pagano in modo molto duro questi drastici programmi di risanamento di bilancio e di riforme strutturali. Tuttavia i mercati finanziari non sembrano farci caso e continuano a esigere tassi esorbitanti per comprare le obbligazioni pubbliche dei due paesi.
Tutto ciò mette in difficoltà la zona euro. La sanzione imposta a due fra le più grandi economie della zona euro si somma alla già difficile situazione dell'intera Europa, caratterizzata da una disoccupazione di massa e da una crescita stentata. Tenuto conto degli sforzi fatti in questi due paesi, il differenziale dei tassi di interesse osservato sul loro debito e su quello della Germania è irrazionale. Non ha alcun fondamento macroeconomico credibile, ed è la negazione stessa della moneta unica.
I mercati hanno fiducia solo nella Bce, e lasciando intravedere le sue intenzioni, Draghi ha salvato l'estate: i tassi sono scesi sul debito spagnolo e soprattutto su quello italiano. Draghi dovrebbe precisare il suo piano di intervento questo giovedì. Forse aspetterà un'altra settimana, in modo da sapere la decisione che il 12 settembre renderà la Corte costituzionale tedesca. Quest'ultima si pronuncerà sulla conformità del fondo di aiuto finanziario dei 17 – il Meccanismo europeo di stabilità – alla legge fondamentale tedesca.
Draghi ha l'appoggio della cancelliera Angela Merkel e del presidente François Hollande, che l'estate sembra aver avvicinato. Gli unici a storcere il naso sono gli intransigenti della Bundesbank, che parlano dei rischi di inflazione. Ma non hanno proposto nulla per trovare un rimedio alle difficoltà provate dalla Spagna e dall'Italia, e di conseguenza farebbero meglio a tacere.
Draghi impone una condizione fondamentale agli interventi della Bce: gli stati devono continuare con le riforme. Di conseguenza i governanti dei 17 dovranno portare a termine la ristrutturazione dell'architettura dell'euro. In altre parole, si tratta di approvare il trattato fiscale e di andare verso un'unione bancaria. Un giorno non si dovrà dire che l'unico vero statista d'Europa era il responsabile della Bce.