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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 1 agosto 2012

Quello che la FED può fare? Monetizzare tutto!


Quello che la Federal Reserve può fare e ciò che farà, sono due cose diverse.

La Federal Reserve può monetizzare tutto. Può creare denaro digitale e comprare qualsiasi asset scelga di acquistare. Non ci sono restrizioni legali su cosa le è permesso monetizzare.
Se dovesse farlo, e continuasse a farlo, il dollaro scenderebbe al valore di zero. Ciò produrrebbe iperinflazione.
Il risultato sarebbe la distruzione di tutti i creditori basati sul dollaro. I debitori potrebbero ripagare i prestiti con la vendita di un uovo o un pacchetto di sigarette. Questo è ciò che fecero gli agricoltori nel 1923 in Germania e in Austria.
Gli economisti che assistono la Federal Reserve lo sanno. I banchieri che gestiscono le banche che possiedono le quote delle 12 banche regionali FED lo sanno. Bernanke lo sa.
Verrà il giorno in cui i decisori del Federal Open Market Committee dovranno pescare o togliere l’esca. Dovranno decidere: inflazione di massa (20%) o iperinflazione (QEx). Dovranno decidere: recessione o iperinflazione.
Saranno in grado di prevedere se avverrà la Grande Depressione 2 o l’iperinflazione? Non penso proprio. Sono stati in grado di manipolare l’economia per oltre 90 anni tra recessioni e boom. Solo una volta è diventata una depressione: 1930-1940. Quella depressione è diventata deflazione, 1931-1934, perché il Federal Deposit Insurance Corporation (1934) non esisteva. I depositanti ritirarono i loro soldi e non li ridepositarono. Ciò creò una deflazione monetaria attraverso il fallimento delle banche. Il processo di riserva frazionaria implose.
La FED inflazionò la base monetaria al fine di evitare tutto ciò, contrariamente a quanto detto da Friedman e Schwartz nel loro famoso libro, “A Monetary History of the United States” (1963). I depositanti ostacolarono la FED, 1931-1933. Un grafico prodotto da un alto funzionario presso la St. Louis FED dovrebbe menttere a tacere per sempre quegli economisti che pensano che Friedman e Schwartz dimostrarono la tesi della “compiacenza” della FED. Non è così, naturalmente. La storia di Friedman/Schwartz è fin troppo comoda per le pressioni poste sulla FED affinché inflazionasse. Friedman e Schwartz scrissero il libro più importante mai scritto a favore dell’inflazione della FED, poiché è universalmente preso in considerazione dal mondo accademico. L’unica sezione del libro mai citata dagli economisti tradizionali è la sezione sulla FED nei primi anni ’30. Questa storia è un’assurdità analitica e storica. Ecco i fatti.
Oggi, i depositanti potrebbero farlo di nuovo. Se il FDIC non fosse coperto da una linea di credito da $600 miliardi da parte del Congresso, potremmo vederlo accadere di nuovo. Ma c’è una linea di credito. Ciò calma i depositanti.
Il creditore – Congresso – è il più grande debitore del mondo. Il Congresso ha un deficit annuale da $1.2 bilioni. Ma ha le banche centrali che coprono il debito: Giappone, Cina, America. Così, i depositanti credono che il Congresso può salvare il FDIC, che a sua volta può salvare le banche. Lasciano i loro soldi nelle banche. Se prendono i soldi dalla banca A, li depositano nella banca B. Il sistema non perde i depositi. Non c’è deflazione. Il sistema a riserva frazionaria sopravvive.
Il sistema ha funzionato per lungo tempo. Il giorno della resa dei conti è stato ritardato. Penso che questo abbia dato ai banchieri centrali un senso di fiducia. Pensano che un altro rifiuto all’iperinflazione avrà successo. Non credono che il rifiuto a pompare nuovo denaro digitale nel sistema porterà alla Grande Depressione 2. Credono ancora nella loro capacità di manipolare il sistema.
Il sistema ha superato il crollo di Lehman Brothers. Presumono che la liquidazione del credito sarà ordinata. Se non lo sarà, potranno intervenire ancora una volta.
POSTICIPARE IL GIORNO DELLA RESA DEI CONTI
Il capo della Banca Centrale Europa ha verbalmente giocato per mesi al gioco del posticipo, mentre ha inflazionato selvaggiamente. Mario Draghi ha continuato a dire che la BCE non avrebbe monetizzato i debiti dei PIIGS, ma lo ha fatto indirettamente consentendo alle banche centrali  nazionali ed alle banche commerciali di comprare i bond dei PIIGS, e quindi utilizzare questi bond come garanzia per i prestiti della BCE. Una cosa simile è arrivata con le assicurazioni verbali di Angela Merkel secondo cui non avrebbe venduto la sua nazione agli Eurocrati, e poi ha venduto la sua nazione alle Eurocrati ogni volta. “Le sue labbra dicono no-no, ma i suoi occhi dicono di sì-sì.”
Il 26 Luglio, Draghi ha tenuto un discorso a Londra. Egli ha infine lasciato che la sua retorica cedesse il passo alla realtà delle pratiche della BCE. Ha detto quanto segue. “All’interno del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente. Nella misura in cui la dimensione dei premi dei bond sovrani [oneri finanziari] ostacolano il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, rientrano all’interno del nostro mandato.”
I mercati azionari mondiali sono saliti di almeno l’1% in pochi minuti. Il mercato azionario Spagnolo è salito di un enorme 6% in poche ore.
Ciò che ha detto era in realtà un grido di disperazione. Non sa cosa fare, oltre ad inflazionare. Sa che deve rompere il trattato di Maastricht che ha creato l’Unione Europea, ma non ha altra scelta. Deve uscire dai limiti del trattato relativo alla BCE. Egli definisce il suo ampio mandato. Sa che la Spagna è vicina al default. La BCE deve comprare i bond della Spagna, oppure fornire fondi ad altre agenzie affinché comprino le obbligazioni della Spagna. Il vertice nel week-end di un mese fa è già stato dimenticato. Il tasso dei bond decennali della Spagna è salito al di sopra della soglia di sicurezza del 7%.
Il sistema bancario Europeo è sostenuto dall’inflazione monetaria. Ci sono segnali che questo non può andare avanti ancora a lungo, ma i banchieri centrali hanno un’enorme fiducia in se stessi. Credono che il denaro fiat possa ritardare qualunque crisi grave. Credono che il denaro fiat sia l’asso nella manica. Lo credono anche i Keynesiani. Lo credono anche i politici. Credono davvero che l’autorità monopolistica del governo sulla supervisione della creazione di cifre sia la base della prosperità.
Gli investitori investono in cifre chiamate denaro. Sono convinti che la capacità delle banche centrali di creare cifre abbia eretto una soglia di sicurezza per le cifre degli investitori. Ritengono che una miscela prudente di investimenti generatori di cifre farà acquisire loro un tasso positivo di rendimento, misurato in cifre, fintanto che il numero totale delle cifre aumenterà. Questa è la chiave di ogni strategia d’investimento che è legata al motto “cifre investite ora, più cifre da investire dopo”: un’offerta sempre maggiore di cifre.
Potreste pensare che gli investitori dovrebbero giudicare il loro successo negli investimenti da un aumento del reddito reale: cose, non cifre. Ma la stragrande maggioranza degli investitori presuppone che la roba arriverà inevitabilmente di conseguenza, se solo l’offerta di cifre aumenterà. Ecco il mantra di questa generazione: “Il sistema della produzione materiale dipende da un costante aumento dell’offerta di cifre.”
Per questo motivo non vi è alcuna resistenza alla monetizzazione della banca centrale. Al contrario, vi è un tifo in questa direzione. I giornalisti seguono gli economisti. Gli economisti hanno adottato il mantra delle cifre con l’impegno zelante di un sacerdozio. Milton Friedman è il loro sommo sacerdote.
FRIEDMAN, NON KEYNES
Keynes era favorevole alla spesa pubblica per salvare il sistema. Ciò è universalmente sostenuto dagli economisti accademici. Ma c’è un problema con questo scenario: i tassi di interesse. I governi devono prendere in prestito. Da chi? A che prezzi?
Keynes aveva poco da dire analiticamente sulle banche centrali, ma il sistema bancario centrale è al cuore del debito pubblico. Gli economisti possono intonare il mantra della “spesa pubblica,” ma questo non risponde alla domanda universale dell’economista: “A quale prezzo?”
È qui che entra in scena Friedman. Keynes fu il profeta della spesa pubblica. Friedman era il tizio con la visiera verde nella stanza sul retro. Scrisse i libri. Senza Friedman, Keynes & Company sarebbero stati dimenticati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Keynes fu il profeta accademico del big government. Friedman era il sommo sacerdote del grande settore bancario centrale. Il sommo sacerdote eleva il denaro. Ogni profeta ha bisogno di un sommo sacerdote, oppure la religione scompare.
Friedman ha sostenuto per decenni che il sistema bancario deve solo creare denaro ad un tasso dal 3% al 5% annuo affinché l’economia sia prospera.
Non ho mai visto nessuno fare questa osservazione: il 5% è del 66% superiore al 3%, quindi Friedman non stava raccomandando nulla che si avvicinasse ad una moneta stabile. Tuttavia, i monetaristi hanno adottato il suo mantra. Quindi, i più noti difensori accademici del libero mercato hanno universalmente accettato la legittimità di un monopolio del governo, la banca centrale, come anche un cartello bancario commerciale a riserva frazionaria autorizzato dal governo. Solo gli economisti della Scuola Austriaca hanno respinto tale organizzazione giuridica, e ce n’erano pochi di loro. Nessuno ha avuto alcuna influenza.
Keynes si prende il merito come economista supremo dell’epoca, ma Friedman era più importante dal punto di vista operativo. Keynes promosse la spesa pubblica, ma disse poco sulla banca centrale. Al contrario, Friedman fornì la giustificazione teorica per il finanziamento dei deficit pubblici attraverso l’acquisto di debito pubblico da parte delle banche centrali.
Il problema era questo: i deficit durante le principali recessioni erano così grandi che un costante aumento dell’offerta di denaro dal 3% al 5% non bastava. Ne serviva di più. I banchieri centrali poi presero il loro monopolio e lo misero immediatamente in uso: espansione illimitata di denaro. Questo è ciò che fece la FED nel 2008.
La prevedibilità di un’inflazione monetaria costante non è mai stata onorata. La difesa di Friedman della banca centrale fu ben accolta dagli economisti Keynesiani. Il suo limite dal 3% al 5% venne ovviamente ignorato. Le banche centrali non hanno aderito al limite, come l’Internal Revenue Service non aderì alla legge del 1943 sul sostituto d’imposta come misura temporanea di guerra. Friedman fornì il supporto intellettuale anche per questa legge.
Una volta che vi consacrate al sacerdozio, vi accorgerete che le limitazioni che avete specificato non verranno più prese sul serio dal sacerdozio. Chiamatelo pure il fattore di Nadab e Abiu. Chiamatelo pure il fattore dei figli di Eli. Si palesa sempre.
Friedman fornì ripetute giustificazioni teoriche per le azioni del governo federale, basate sulla posizione ufficiale di un governo limitato. Nelle due aree più importanti della politica economica, le imposte sui redditi e la legittimità della banca centrale, si trovava esattamente a supporto del governo federale.
Una volta consacrato, le agenzie governative non hanno più prestato attenzione ai suoi limiti pratici sull’esercizio del potere. Questa è la maledizione di tutti coloro che raccomandano una politica di governo per rendere il governo più efficiente. Ciò favorisce soltanto l’espansione del potere del governo in nuove aree dell’economia. Poi i politici ed i banchieri centrali ignorano i limiti pratici raccomandati che avrebbero dovuto garantire la libertà e le sue benedizioni. Dategli un dito efficiente e si prenderanno tutto il braccio.
LIMITI ALL’IPERINFLAZIONE
Il limite principale è un’unità monetaria con valore zero. L’idea alla base dell’iperinflazione è rendere il governo capace di acquistare beni e servizi senza aumentare visibilmente le tasse. Questa politica cessa di funzionare quando l’unità monetaria scende a zero. A quel punto, l’unità monetaria ha solo una funzione economica pratica: ripagare il debito.
Una volta che lo stato supera i suoi debiti attraverso l’iperinflazione, spariscono i benefici da un’ulteriore inflazione. Non può più comprare qualcosa di valore.
L’economia torna al baratto prima che l’iperinflazione raggiunga il suo limite teorico di zero nel potere d’acquisto. Le autorità fiscali non possono valutare facilmente le tasse in regime di baratto. La maggior parte delle operazioni di baratto non viene registrata. Se un’azienda deve segnalare tali operazioni, paga le tasse alla fine del periodo fiscale. Da allora, il potere d’acquisto dell’unità monetaria è calato. Un conto fiscale è un debito. Il denaro iperinflazionato è eccellente per ripagare i debiti.
Così, il governo ricomincia. Uccide la vecchia valuta. Toglie un sacco di zeri. Poi il processo ricomincia daccapo. Ma, nel frattempo, la classe media è stata spazzato via. I fondi pensione sono svaniti. Le obbligazioni sono inutili. Il sistema politico ha subito una grande sconfitta. Il governo ha promesso sicurezza e giustizia, e ha consegnato insicurezza e ingiustizia.
Solo due nazioni dell’Europa Occidentale hanno sperimentato l’iperinflazione in tempo di pace: la Germania e l’Austria, dal 1921 al 1923. L’Ungheria ha subito la peggiore inflazione mai registrata immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma non era un’economia industriale. Israele ha sperimentato l’iperinflazione a metà degli anni ’80, ma è tornata in carreggiata prima della distruzione dello shekel. L’Argentina ha sperimentato l’iperinflazione alla fine degli anni ’80.
Il mio punto è questo: i banchieri centrali sono consapevoli degli effetti a breve termine dell’iperinflazione. Questi effetti causano perdite nella produzione. Danneggiano le banche, soprattutto le grandi banche. Le banche prestano denaro; poi vengono rimborsate con denaro dal valore notevolmente deprezzato.
La base di capitale della nazione è compromessa. I prestatori di denaro a lungo termine vengono spazzati via. Non hanno più denaro da prestare dopo che il periodo dell’iperinflazione finisce. Se lo vedono arrivare e comprano asset solidi come beni immobiliari, come pochi fanno, allora nel periodo di recessione dopo l’iperinflazione si ritrovano con asset illiquidi. Se acquistano valute estere, si ritroveranno abbastanza bene, ma pochi investitori acquistano valute estere.
I banchieri centrali sono addestrati nei fondamenti del sistema bancario. Riconoscono la minaccia che l’iperinflazione rappresenta per il sistema bancario. L’ordine sociale è minacciato. Le loro pensioni sono minacciate. Pongono resistenze all’iperinflazione.
E’ POSSIBILE L’IPERINFLAZIONE?
Nei primi anni ’70, scoppiò un dibattito nel campo del denaro metallico tra deflazionisti, che sostenevano che l’iperinflazione non era più possibile, e gli inflazionisti, che dicevano che era inevitabile. Entrambe le posizioni sono ancora da dimostrare. Entrambe le posizioni hanno ancora i loro difensori.
Nel 1970, le posizioni erano rappresentate al meglio da John Exter (deflazionista) e Franz Pick (inflazionista). Pick era la prima persona che abbia mai sentito fare riferimento ai titoli di stato come certificati di confisca garantita.
Exter sosteneva che la struttura finanziaria era indebitata a tal punto che l’inflazione della banca centrale non avrebbe potuto salvarla da un massiccio sdebitamento durante un panico. Così, nonostante i tentativi delle banche centrali di rendere ancora una volta liquida l’economia, la struttura finanziaria al collasso avrebbe prodotto una deflazione nei prezzi.
Non ricordo se avesse avanzato la questione delle riserve in eccesso. Questo può essere un problema della mia memoria piuttosto che dell’analisi di Exter. Ma quello che abbiamo visto sin dal 2008 sembra confermare una parte della sua tesi, e cioè, la mancanza di effetti sui prezzi al consumo dell’inflazione della base monetaria da parte della Federal Reserve. Ma non c’è stato un crollo dei prezzi negli asset finanziari. Finora, la sua tesi non è stata dimostrata.
Disse che ci sarebbe stata una corsa verso l’oro in questa deflazione. Perché? Perché l’oro è il bene liquido definitivo. Presentò una piramide di liquidità crescente. L’oro era sul fondo. Vediamo ancora questa piramide nell’analisi economica. Potete vederla qui.
Eppure l’oro è sceso del 25% nel 2008, contrariamente alla sua previsione. Questo mette in discussione la sua teoria dei mercati finanziari sovra-indebitati come causa della deflazione.
Quello che non ha mai mostrato era questo: come l’offerta di moneta totale potrebbe contrarsi in un mondo in cui le banche sono protette dal fallimento da parte delle banche centrali. Se l’offerta di moneta non cala, allora non c’è motivo che i prezzi al consumo diminuiscano. I prezzi degli asset potrebbero calare, ma ciò non hanno nulla a che fare direttamente con i prezzi al consumo.
Quelli di noi che erano anti-deflazionisti tornavano su questo argomento. I movimenti dei prezzi all’interno dei mercati dei capitali non sono gli stessi movimenti dei prezzi nei mercati dei beni di consumo.
Poi c’è questo. La Federal Reserve ha legalmente il permesso di monetizzare qualsiasi cosa. Può monetizzare azioni, obbligazioni, materie prime – qualsiasi cosa.
La FED può acquistare l’S&P 500. Può acquistare futures dell’S&P. Può acquistare singole azioni. Semmai ci fosse un crollo dei prezzi delle azioni a causa di timori sulla deflazione della Federal Reserve, la FED potrebbe monetizzare l’intero mercato azionario.
La FED può entrare nei mercati in preda al panico e comprare qualsiasi classe di asset. Può scongiurare il panico fungendo da acquirente di ultima istanza, non solo da prestatore di ultima istanza.
Non c’è nessun venditore di un asset che non prenderebbe i soldi della FED. Non c’è una mancanza di fiducia nella FED grande abbastanza da spaventare un venditore di un asset il quale dirà, “Mi dispiace, ma i tuoi soldi non sono buoni qui.” I venditori venderanno per i dollari.
CONCLUSIONE
Non credo che l’iperinflazione sia inevitabile. Penso che sia improbabile. Penso che un Grande Default sia inevitabile. I governi falliranno quando i lavoratori che pagano la Previdenza Sociale ed il Medicare, capiranno infine che
  1. questo non è nel loro interesse, e
  2. sono più numerosi dei vecchi.
I banchieri centrali sono arroganti. Pensano davvero che avranno il sopravvento. Pensano davvero che la creazione di moneta fiat da parte dei pianificatori centrali (se stessi) sia più potente delle forze del libero mercato (investitori). Credono davvero di poter trovare un via di mezzo adeguata tra il crollo deflazionistico e l’iperinflazione. Quindi, non useranno tutte le risorse disponibili. Non iperinflazioneranno a meno che non saranno costretti dal Congresso.
Paul Volcker è il modello. Invertì le politiche del mal equipaggiato G. William Miller, che venne convinto a dimettersi da Carter dopo soli 18 mesi di servizio. Volcker tenne duro dall’autunno del 1979 fino al 13 Agosto 1982. Da allora, la popolazione perse la sua paura dell’inflazione. Era passato attraverso una serie di recessioni.
Volcker salvò il dollaro ed il mercato obbligazionario. Lasciò che i politici pagassero il prezzo: prima Carter, poi Reagan. Reagan venne esposto alla tempesta perché l’economia era tornato indietro nel 1984. Distrusse Walter Mondale.
Oggi l’indebitamento è molto maggiore. L’indebitamento delle grandi banche è molto più grande. La popolazione si fida ancora di Bernanke e di Draghi. Gli investitori pensano che le banche centrali possono salvare il sistema da una catastrofe. Non penso proprio. Ma credo che le banche centrali abbiano la loro scelta tra le catastrofi: deflazione/depressione VS. iperinflazione/depressione. Credo che cercheranno di navigare in una via di mezzo, ma quando arriverà il momento critico, rischieranno una deflazione controllata, con salvataggi selettivi delle grandi banche.
Le banche centrali non sono qui per salvare i governi, che vanno e vengono. Sono qui per salvare i loro clienti: le grandi banche. Sanno dove viene imburrato il loro pane.
Ma semmai il Congresso nazionalizzasse la FED, allora l’iperinflazione sarebbe una possibilità reale. source
di Gary North