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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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domenica 13 maggio 2012

Unicredit, un azionista minaccia il suicidio


L'imprenditore mandato in rovina da un'erronea segnalazione alla Centrale dei rischi. Ok al bilancio 2011. Maxi perdita di 9,2 miliardi.
Ma cos’è questa crisi? La risposta è arrivata durante l’assemblea di Unicredit dell’11 maggio.
Il tema del dialogo fra banche e imprese. L’accesso al credito. Le difficoltà di tanti piccoli imprenditori a fare fronte agli impegni assunti con gli istituti. Catene di ritardi nei pagamenti che si susseguono fino a spingere un’azienda sull’orlo del fallimento....

Una doccia di realtà, insomma, tutta condensata nell’intervento di un’azionista della banca. Tale Roberto DiTaranto, imprenditore originario di Parma, che attorno alle 14,30 ha preso la parola per svolgere il proprio intervento.
UN’AZIONISTA: «POTREI ESSERE L’ENNESIMO IMPRENDITORE SUICIDA». I lavori andavano avanti già da alcune ore e, vista l’assenza di particolari sorprese, il torpore tra gli astanti era facilmente percepibile. Poi DiTaranto ha cominciato a parlare e il silenzio sceso in sala ha fatto da cornice alla sua richiesta:  «Chiedo ai soci di Unicredit di appoggiare la mia mozione per l’apertura di una trattativa per una equa transazione così da ritirare la causa in corso, altrimenti non escludo che la lista degli imprenditori suicidi possa allungarsi di un altro nome».
AZIENDE COSTRETTE A CHIUDERE DOPO UN’ERRONEA SEGNALAZIONE ALLA CENTRALE RISCHI. DiTaranto ha così raccontato la sua vicenda cominciata con una «errata comunicazione (alla Centrale dei Rischi, ndr) da parte della filiale di Parma di Unicredit su un ritardato pagamento della rata di un mutuo». In conseguenza di questa segnalazione, «tutte e tre le aziende di proprietà della mia famiglia si sono viste revocare gli affidamenti e, nel giro di un anno, hanno dovuto terminare l’attività».
«La mia famiglia», ha sottolineato ancora l’imprenditore, «è ora sul lastrico con problemi di liquidità e di natura psichica».
Nonostante «due sentenze favorevoli da parte del Tribunale di Parma, UniCredit ha respinto ogni tentativo di conciliazione e ci ha costretto ad avviare una causa civile per la quantificazione del danno».
«Come dovrà campare la mia famiglia?», ha chiesto DiTaranto, «in attesa di una sentenza che, visti i tempi biblici della giustizia italiana, arriverà quando io non sarò piu’ in grado di fare l’imprenditore?».
L’APERTURA DI GHIZZONI: «HO CHIESTO AI MIEI COLLEGHI DI CONTATTARLA». La risposta non c’è stata. Almeno non subito. L’intervento, lontano anni luce dalle beghe sulla gestione del potere, sull’assetto della governance e sulle strategie di espansione, ha spiazzato la maggioranza dei presenti.
Poi, attorno alle 18, l’amministratore delegato Federico Ghizzoni ha preso la parola dicendo che «la banca è sempre disponibile a valutare ragionevoli proposte transattive per definire bonariamente i contenziosi». E rivolgendosi a DiTaranto ha aggiunto: «Ho chiesto ai miei colleghi di contattarla», per trovare una soluzione.
APPROVATO IL BILANCIO, LA ROMA PESA PER 12 MILIONI. Intanto, i lavori sono andati avanti. L’assemblea ha approvato il bilancio chiuso con una maxi perdita di 9,2 miliardi dovuta alla svalutazione su avviamenti per 8,67 miliardi.
L’approvazione è passata con il 98,3% dei sì. Il capitale presente era pari a circa il 45%.
A pesare sui conti, però, sono stati anche i 12 milioni di impatto netto negativo derivanti dalla partecipazione al 40% nella Neep Holding (la società che controlla la As Roma). E, come fatto notare grazie alla domanda di un azionista, nei prossimi mesi la banca potrebbe essere costretta a tirar fuori soldi per sostenere l’aumento di capitale di Fonsai.
Ma su quest’ultimo punto, Ghizzoni è stato cauto: «UniCredit non ha ancora sottoposto al cda alcuna delibera sulla decisione se sottoscrivere pro quota l’aumento capitale di Fonsai. Qualora si dovesse sottoscrivere pro quota, la partecipazione del 6,6% rimarrebbe invariata. Se si verificase la fusione Premafin-Unipol e Milano, la partecipazione subirebbe inevitabilmente una diluizione ora non stimabile». source