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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 21 maggio 2012

FMI..allarme famiglie in Italia.

Fmi, allarme debito famiglie: "Si rischiano recessioni severe e lunghe".


Le recessioni precedute da un forte aumento del debito privato ''tendono a essere piu' severe e prolungate'' e potrebbero durare almeno 5 anni. Cosi' l'Fmi, nei World Economic Outlook....
''Nei 5 anni che hanno preceduto il 2007, il rapporto fra debito e reddito delle famiglie e' salito a livelli record nelle economie avanzate e in quelle emergenti''.
''Le politiche macroeconomiche sono un elemento cruciale per evitare contrazioni economiche in un periodo'' in cui le famiglie riducono i debiti. E' essenziale anche l'allentamento della politica monetaria che, riducendo gli interessi sui mutui, puo' prevenire – mette in evidenza il Fmi – il default. ''Sostegno al settore finanziario puo' aiutare a gestire il rischio che bilanci delle famiglie sotto pressione possono avere effetti sulla volonta' di elargire credito da parte delel banche''.
''Politiche mirate per la ristrutturazione del debito delle famiglie possono tradursi in significativi benefici'', anche se il loro successo e' molto legato ''a come i programmi vengono messi a punto. Criteri di eligibilita' troppo stringenti o incentivi non bene strutturati possono limitare l'efficacia dei programmi. Piani di portata troppo ampia, d'altra parte, possono avere effetti seri e mettere a rischio la salute del sistema finanziario''.


L’Italia che non ce la fa più: 31 mld di bollette e rate non pagate.
L’Italia che non ce la fa più si carica di debiti che non riesce poi ad onorare. Una montagna da 31 miliardi di debiti insoluti grava sulle famiglie italiane, stressate dalla crisi e dall’incapacità di far fronte agli impegni assunti. Parliamo di bollette per la luce, il gas, l’acqua, delle scadenze inevase delle varie rate sul mutuo, sull’acquisto di beni di consumo, sulle carte di credito revolving: una montagna di 32 milioni di pratiche di crediti da recuperare, una sopra all’altra, una per ogni due abitanti, il 2,4% del Pil italiano. Debiti e pratiche aumentati vertiginosamente in corrispondenza con l’acuirsi della crisi: l’ammontare complessivo del debito delle famiglie è cresciuto in un anno del 22% e raddoppiato rispetto al 2008.
Rappresenta l’80% del debito privato totale, stimato dall’Unirec, in 38 miliardi, mettendoci insieme i crediti da recuperare da imprese e partite Iva. L’importo medio di rate e bollette da saldare è di 1.152 euro, cresciuto nel 2011 del 17,2% rispetto al 2010. Si tratta del livello record dal 2007, quando l’importo medio ammontava a 794 euro. Aumenta l’insoluto, così rate e bollette diventano più pesanti. E, purtroppo, si sceglie di procrastinare il momento del saldo all’infinito, indebitandosi ancora con altre cambiali, quegli assegni chiamati “pagherò”.
In realtà è solo un modo per rimandare il problema, che poi, puntuale, dopo 60 giorni si ripresenta. Tanto che sono in aumento le cambiali in scadenza (+19%) e oltre una su quattro (il 27,4%) resta insoluta.  Nel 2011 – secondo le stime sulla base della proiezione dei dati del primo semestre – sono stati firmati quasi 250mila “pagherò” per risolvere una pratica di recupero, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente, con un balzo del 40% in soli due anni, per un valore di circa 64 milioni di euro. In ogni caso, è l’allarme di Unirec, l’associazione che rappresenta i recuperatori di credito, riuscire a far pagare i debiti è sempre più un’impresa impossibile: sui quasi 38 miliardi di euro di crediti, a buon fine va solo un importo di 9 miliardi. Un pessimo segnale economico, quello cui stiamo assistendo: le recessioni precedute da un forte aumento del debito privato ”tendono a essere più severe e prolungate” e potrebbero durare almeno 5 anni avverte il Fondo Monetario Internazionale nei World Economic Outlook. source