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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 2 maggio 2012

Euro alla sbarra


Tra pochi giorni Francia e Grecia diranno una parola decisiva sull'eurocrisi. 

L'austerità della Merkel e della Bce non hanno consenso popolare. La moneta unica non convince più, e chi la critica ottiene crescenti consensi. Una nuova presidenza transalpina significherà un nuovo corso o un implosione del progetto europeo?
L’Unione Europea e la sua moneta entrano in una delle settimane più importanti della loro breve storia. Le presidenziali francesi e le legislative greche saranno fondamentali per capire quali saranno gli sviluppi dell’eurocrisi. L’austerità di Bce e Merkel è finita nel mirino delle critiche, e la maggior parte dell’elettorato appare sempre più ostile al rigore monetario finora applicato, anche se una soluzione alternativa alla crisi dei debiti sovrani ancora manca.
GIUDIZIO POPOLARE – Alla fine di aprile del 2010 l’Unione Europea iniziava ad avvitarsi nella spirale di recessione ed esplosione dei tassi di interesse che rischiano ancora di travolgere l’intero impianto istituzionale stipulato con il Trattato di Maastricht e i successivi approfondimenti comunitari. Allora il governo Papandreou svelò la vera natura della crisi greca, iniziando la tragica discesa agli inferi del paese ellenico. La Germania di Angela Merkel dilazionò all’infinito l’approvazione per il pacchetto di aiuti finanziari alla Grecia, per il timore di ripercussioni elettorali nella fondamentale elezione regionale del Nordreno-Vestfalia. L’attendismo della Cancelliera non giovò alle sorti della Cdu renana, che perse il governo del Bundesland più grande della Germania, mentre già in quei frangenti si palesò la scarsa attenzione per le sorti del comune progetto europeo, piegato agli interessi nazionali, che rende così nervosi i mercati internazionali. Il governo di Berlino, spalleggiato dal fedele alleato Sarkozy, impose durissime condizioni al governo ellenico per l’accensione dei prestiti, introducendo così per la prima volta l’austerità che poi ha condizionato l’intera gestione dell’eurocrisi. In questi due anni la recessione economica aggravata dall’esplosione del costo del debito per i paesi europei in difficoltà ha lasciando profondissime tracce sul panorama politico continentale. L’eurocrisi ha rimosso tutti i governi dei cosiddetti PIIGS, allargando il suo contagio anche ad esecutivi alla guida di Nazioni in minor difficoltà. L’inquietudine e la frustrazione dell’elettorato continentale hanno dunque punito la gran parte della classe dirigente che ha gestito l’eurocrisi, e l’approfondimento della stessa non altererà probabilmente questo esito. Ecco perché in uno dei passaggi più rilevanti della vita politica dell’Unione europea, le presidenziali francesi, l’eco di questi sentimenti si è fatta così forte sui risultati del primo turno, quando circa due terzi degli elettori hanno votato contro quest’Europea, e contro l’euro difeso con l’austerità ed il rigore. Domenica prossima ci sarà il giudizio definitivo sul prossimo inquilino dell’Eliseo, e si può già affermare sin da ora che qualsiasi sarà l’esito della sfida tra Hollande e Sarkozy, nulla sarà più come prima per la Berlino di marca conservatrice. Grande importanza rivestono anche le elezioni della Grecia, perché davvero si potrebbe palesare nelle urne una maggioranza di cittadini che chiedono di porre fine all’esperienza dell’euro.
NUOVA EUROPA – François Hollande, il candidato socialista che per la prima volta ha battuto un presidente uscente al primo turno della corsa all’Eliseo, ha impostato la sua campagna elettorale su poche parole chiave. La prima era la lotta alla finanza, la seconda era una critica radicale all’Europa di Merkozy. L’asse franco tedesco ha sempre retto le sorti della Ue, sin dalla sua fondazione,grazie all’unione della supremazia economica della Germania e alla forza politica internazionale della Francia. L’Europa renana ha sempre gestito i passaggi più delicati della storia continentale. Dalla collaborazione Schmidt –Giscard d’Estaing sulla politica di difesa missilistica, all’ampliamento del mercato comune fino alla nascita dell’Unione e della sua valuta decisa dal presidente Mitterrand e dal Cancelliere Kohl. In queste fasi i due leader di Francia e Germania collaboravano insieme pur partendo da una diversa impostazione ideologica, mentre nell’eurocrisi Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno dato risposte ispirate anche alla comune matrice ideologica, il conservatorismo europeo. Merkozy ha imposto all’Ue in recessione la ricetta del rigore e dell’austerità, ribadendo i postulati fondamentali del monetarismo di Hans Tietmayer che aveva ispirato il Trattato di Maastricht. Il presidente francese ha provato ad opporre alla Cancelliera tedesca alcune delle riforme tipiche della tradizione transalpina, diverso ruolo della Bce in primis, ma la supremazia economica della Germania si è trasformata in diktat europeo. Il candidato del partito socialista francese si oppone all’austerità di Angela Merkel e della Bce, ed ha richiesto sin dall’inizio della sua campagna la rimodulazione del Fiscal Compact, il simbolo del rigore teutonico. La richiesta di Hollande ha subito scatenato le ire di Berlino, che ha chiesto ai governi amici di evitare incontri in campagna elettorale con il “nemico” francese. L’esplicito appoggio della Merkel all’amico Sarkozy non ha però giovato al presidente, che anzi ha cercato di smarcarsi dalla prigione di Merkozy in campagna elettorale, rompendo per esempio la sua promessa di non parlare mai del ruolo della Bce. Il leader dell’Ump si è in realtà spinto oltre in questa settimana, perché sta corteggiando senza sosta l’elettorato anti euro del Fronte Nazionale. La somma del centrodestra transalpino rimane ancora superiore alla gauche, e l’unica speranza di salvezza per Sarkozy è un compatto travaso di voti da Marine Le Pen alla sua candidatura al ballottaggio. Un obiettivo molto difficile da raggiungere, sia per le fratture ideologiche che separano i due fronti conservatori, sia per l’impopolarità dello stesso presidente nell’elettorato che ha optato per la leader del Fronte Nazionale. I sondaggi ad una settimana dal voto fotografano una situazione estremamente complicata per il leader dell’Ump, e anche per la sua alleata di Berlino. François Hollande continua a guidare tutti i sondaggi sul secondo turno, come ormai capita da molti mesi, e la rincorsa di Sarkozy all’estrema destra non sembra dare i risultati sperati.
CAOS GRECO – Mentre la Francia sceglierà il nuovo presidente, in Grecia, l’antico epicentro dell’eurocrisi, gli elettori voteranno un nuovo Parlamento. La recessione ellenica rimane spaventosa, e la cura del governo tecnico di Papademos, somministrata seguendo fedelmente la dettatura della Troika – Bce, Ue e Fmi – appare così indigesta che un rifiuto totale potrebbe essere l’esito delle urne. Nel 2011 i redditi si sono ridotti del 25% rispetto all’anno precedente, e le previsioni per il prossimo futuro rimangono molto negative. Nel 2012 il Pil dovrebbe contrarsi di altri cinque punti percentuali, e forse verso la fine del 2013 si andrà verso una timida ripresa, anche se questa stima appare troppo ottimistica. Il tasso di disoccupazione è salito al 20%, mentre secondo le previsioni della Banca Centrale ellenica la riduzione dei redditi da lavoro privato e pubblico sarà molto significativa il prossimo anno. Il piano di rientro dal debito previsto dagli organismi internazionali prevede però altri durissimi tagli, nel caso in cui gli obiettivi prefissati non fossero centrati, come appare probabile alla luce del continuo peggioramento del conto economico . I memorandum della Troika, la base sulla quale saranno erogati ulteriori prestiti, sono stati finora condivisi solo dai due grandi partiti della giovane democrazia greca, i conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok. Al momento questi partiti formano la maggioranza del governo tecnico guidato da Lucas Papademos, che ha applicato il rigore imposto dalla Troika, impopolare ma assolutamente vitale per l’ottenimento dei fondi senza i quali la Grecia farebbe default . Il governatore della Banca centrale ellenica Giorgos Provopoulos, si è schierato a favore della prosecuzione di una simile esperienza politica, una rottura dell’indipendenza dalla politica imposta dal suo ruolo, chiedendo una collaborazione tra i due maggiori partiti del paese.
LA TROIKA SPACCA L’ELLADE – Giorgos Provopoulos ha rimarcato come la politica greca si divida in questo momento tra due campi politici ben distinti: chi accetta il memorandum della Troika e chi è invece contrario. Il piano di aiuti e di rientro dal debito è infatti rifiutato dalla gran parte dei partiti, sia tra le piccole formazioni presenti nell’attuale Parlamento sia tra i nuovi nati sulla scia della crisi, e molte di queste formazioni stanno viaggiando a gonfie vele nei sondaggi. Il quadro politico ellenico appare completamento terremotato. Se i sondaggi fossero confermati, il tradizionale bipolarismo tra Pasok e Nuova Democrazia che ha retto le sorti della giovane democrazia ellenica sin dalla fine del regime dei colonnelli verrebbe completamente spazzato via. I due partiti, il primo socialista e l’altro conservatore, hanno rappresentato stabilmente più dei 2/3 dell’elettorato ellenico fino all’ultima elezione del 2009. Ora invece Pasok e Nuova Democrazia faticano a raccogliere, insieme, il 40% nei sondaggi pubblicati nell’ultimo mese. Il bonus dell’opposizione alla Troika sta riplasmando il quadro politico favorendo le formazioni tradizionalmente confinate alle estreme. La sinistra radicale, spaccata in tre formazioni in lotta tra di loro, rifiuta il piano di rientro dal debito imposto dagli organismi internazionali e chiede di cancellare il debito uscendo dall’euro. Un piano shock ed opposto dall’establishment ellenico, che però è condiviso da più di un terzo dell’elettorato, in gran parte proveniente dal Pasok. Posizioni molto simili sono rappresentante anche dal nuovo partito della destra ellenica, Grecia Indipendente, nato da una scissione dei dirigenti di Nuova democrazia opposti al governo Papademos. Il partito indipendentista è nato solo a metà marzo, ma grazie al suo posizionamento anti Ue ed anti euro ha raccolto una parte significativa dell’elettorato più conservatore di Nuova Democrazia. Le forze anti Troika sono attualmente maggioranza relativa nel paese nei sondaggi pubblicati nelle ultime settimane, ma destra e sinistra radicale non governeranno mai insieme, anche alla luce del sistema istituzionale che premia i partiti più forti. La legge elettorale ellenica, un sistema proporzionale con una forte correzione maggioritaria, assegna un premio alla formazione politica che arriva davanti a tutte le altre. Nuova Democrazia dovrebbe raggiungere la prima posizione, ma la futura maggioranza pro Troika e pro euro è appesa al risultato del Pasok. I socialisti dovrebbero subire un salasso di consensi che vedrà come minimo il dimezzamento dei loro voti. Se però il risultato sarà più vicino al 10 che al 20%, per un partito che solo tre anni fa superava il 40%, allora sarà davvero difficile far nascere il governo che dovrà applicare la ricetta del rigore per continuare a ricevere gli aiuti finanziari di Bce, Ue e Fmi.
AUSTERITA’ ADDIO? – La nuova Europa che uscirà dalle urne del 6 maggio 2012 è ancora incerta, anche se appare chiaro che una fase è finita. Il trionfo di Merkozy, o più correttamente della sola Angela Merkel, culminato nell’approvazione del Fiscal Compact e suggellato dall’arrivo di nuovi governi amici come quelli di Monti, Papademos e Rajoy, è ormai lontano. Neanche i mille miliardi di liquidità concessi alle banche europeo tramite il programma di finanziamento a lungo termine deciso dalla Bce hanno reso meno acuta l’eurocrisi. L’alternativa proposta da François Hollande, è ancora isolata in Europa. Se sarà eletto presidente il leader socialista chiederà l’introduzione di eurobond per finanziare investimenti massicci nelle infrastrutture pubbliche, l’aumento dei fondi a disposizione della Banca Europea degli Investimenti, così come lo sblocco dei Fondi strutturali della Ue rimasti finora inutilizzati. Un rilancio economico molto diverso dalle liberalizzazioni dei mercati e dei servizi, oppure la deregulation del mercato del lavoro pensata da Merkel, oppure dallo stesso Monti, come soluzioni per tornare a far crescere l’Europa. L’austerità però, anche se rimarrà come impostazione di fondo fino a che a Berlino ci sarà una maggioranza conservatrice, non sarà più rivendicata come prima. Anche un eventuale presidente Sarkozy non riuscirebbe a vincere le legislative di giugno se non desse segnali diversi su questo fronte. La Francia deve far ripartire la sua economia per evitare di finire nella bufera della speculazione internazionale, visto che i suoi dati di indebitamento non sono così distanti da quelli dei paesi più in difficoltà. L’Europa si trova nel suo momento più difficile, e la crisi dei paesi fondatori scriverà la parola finale sulla prosecuzione, oppure su una drammatica implosione, di un progetto che può funzionare solo se gli Stati del Vecchio Continente ritroveranno un filo comune nonostante interessi economici sempre più divergenti. source