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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 4 aprile 2012

Gli investitori esteri non vengono in Italia ad investire non certo per l’art.18

L’Italia per attirare investitori stranieri deve vincere la guerra contro la corruzione, la criminalità, la burocrazia, l’eccessiva tassazione e creare nuove infrastrutture per i trasporti e soprattutto far ripartire la macchina della Giustizia.
Il rapporto tra impresa e dipendente non è un vincolo ostativo come ci vogliono far credere.
Aziende italiane e straniere hanno le stesse difficoltà di investimento e sviluppo nel nostro Paese e credetemi questi impedimenti sono lontani dalla disciplina sul rapporto di lavoro.....
Un’azienda straniera che volesse investire in Italia, magari in una zona del Sud, subisce un blocco o un ritardo dell’investimento dovuto al contorto dialogo che oggi avrebbe con la P.A.: autorizzazioni, permessi, concessioni, verifiche, collaudi è giusto che ci siano tuttavia occorre che siano svolti in tempi brevi o idonei e senza che si debba ricorrere a metodi “amicali” al fine di velocizzarli.

Questo è un dato che tutti conosciamo, l’esempio più simpatico è dell’IKEA che risponde educatamente ai politici che segnalano assunzioni facili per commessi, magazzinieri, contabili presso l’indotto svedese.-

Poi c’è il problema delle infrastrutture, quanto costa portare nel mercato globale uno prodotto da Cosenza a Roma o Napoli per essere spedito in aereo in qualunque parte del mondo? Quanto incide il trasporto su gomma sotto il profilo del costo economico e di tempo per un’azienda?

All’estero hanno treni ad alta velocità per le merci e non solo per le persone, questo riduce i costi di trasporto, l’impatto ambientale e favorisce l’immissione sul mercato del prodotto ad un prezzo più competitivo.

La corruzione ovvero l’effetto locusta che riguarda ogni settore dal livello locale al nazionale è un vero dramma, spesso per lavorare l’azienda deve essere amica del politico o come descrivono i fatti di cronaca del Partito.
Poi occorre aggiungere che la gestione della giustizia civile in Italia è comica rispetto agli altri Paesi, per carità non per la bravura degli operatori: magistrati, avvocati personale di cancelleria ma per le modalità con cui viene organizzata.

In Italia un processo civile non dura meno cinque anni in primo grado, quattro in secondo grado e tre per il terzo, un totale di 12 anni per sapere chi ha torto e chi ha ragione e comprenderete che per un’azienda è inconcepibile tutto questo. Al contrario in Francia e Germania è di un solo anno mentre per la Gran Bretagna la durata è di 9 mesi, Svezia e Danimarca siamo addirittura sotto i sei mesi.

In tutto questo credete che sia una priorità intervenire sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori o sarebbe più utile intervenire drasticamente sulle altre problematiche segnalate?

Una radicale riforma del processo civile, una legge sul contrasto alla corruzione (nel cassetto del legislatore da due anni), una tassazione chiara e trasparente e infine un serio piano di sviluppo e ammodernamento delle infrastrutture dei trasporti aiuterebbe prima di ogni altra cosa a richiamare investimenti “leciti e produttivi” nei confini nazionali, in caso contrario saremo facile preda di investitori finanziari che spremeranno questo Paese e il suo Popolo.

Per superare la crisi economica, politica e sociale occorre lavorare insieme ognuno responsabilizzato per ridare una visione al Paese, una base di opportunità per le prossime generazioni. source