Settore fondamentale per l’economia europea, l’industria automobilistica paga lo scotto della crisi.....

Costrette ad adattare la loro capacità di produzione, le case optano per strategie diverse.
Dopo l’inaugurazione di fine marzo di una nuova fabbrica Mercedes-Benz a Kecskemét, nei pressi di Budapest – la prima in Europa fuori dalla Germania – gli ungheresi hanno di che rallegrarsi. Lo stabilimento, costato circa 800 milioni di euro, inizialmente dovrebbe produrre fino a 120mila vetture all’anno, per poi aumentare i ritmi fino a raddoppiare la produzione. La fabbrica darà lavoro a 2.500 persone.
Il 28 marzo, mente gli ungheresi si preparavano a festeggiare, a Russelsheim – vicino Francforte, dove il consiglio consiglio di sorveglianza Opel esaminava le prospettive di sviluppo della filiale europea di General Motors (Gm) – l’atmosfera era molto meno allegra. La stampa tedesca aveva pubblicato articoli allarmisti in serie sulla presunta intenzione di Gm di chiudere la fabbrica tedesca di Opel a Bochum e quella britannica di Ellesmere Port.
In ogni caso il consiglio di sorveglianza non si è pronunciato sul futuro degli stabilimenti europei, e ha garantito che resteranno in funzione fino al 2014. I festeggiamenti a Kecskemét e il clima di tensione a Rüsselsheim riflettono bene le divergenze di punti di vista sul futuro dell’industria automobilistica europea.
Nei paesi dell’Unione europea la vendita di automobili nuove è nettamente in calo, con appena 13,1 milioni di vetture vendute nel 2011 e un’ulteriore flessione prevista per il 2012.  Diverse fabbriche europee funzionano nettamente al di sotto della capacità di produzione, registrando forti perdite per i costruttori. La società Pricewaterhouse-Coopers ha valutato l’eccesso di capacità produttiva in 4,4 milioni di vetture all’anno. Si tratta di un problema tipicamente europeo, che non ha riscontri in nessun altro mercato al mondo.
Il settore automobilistico è un elemento cruciale nella battaglia per l’impiego. Secondo i dati dell’Associazione europea di costruttori di automobili (Acea), nelle fabbriche di vetture, di motori e di componenti automobilistici lavorano circa 2,3 milioni di persone, ovvero il 7 per cento dei lavoratori industriali dell’Ue. Senza contare i 10 milioni che impiegati nell’indotto. L’industria automobilistica è inoltre una fonte importante di innovazione. Gli investimenti europei nel campo della ricerca e sviluppo delle vetture raggiungono i 22 milioni di euro, una cifra superiore a quella investita nel settore farmaceutico.
In occasione della prima ondata di crisi del 2008-2009, diversi governi Ue hanno attivato il meccanismo degli incentivi per l’acquisto, garantendo un aiuto finanziario a chi decideva di sostituire la vecchia automobile con una nuova. Tuttavia, superata la prima tempesta, è arrivato il momento di ristrutturare e adattare le fabbriche europee alle richieste attuali del mercato. La necessità è diventata ancora più impellente con la crisi dell’eurozona, che ha provocato un’ulteriore crollo della domanda nel Vecchio continente.
Molte fabbriche europee hanno già chiuso i battenti. Due anni fa è successo allo stabilimento Opel di Anversa. La svedese Saab ha fermato la produzione ormai da un anno. La tensione è alta anche nelle fabbriche di Peugeot-Citroën (Psa) dopo la firma di un accordo di alleanza strategica con Gm e l’emergere dei timori di una chiusura degli stabilimenti francesi del gruppo.

La versione di Marchionne

“La verità è che oggi pochi costruttori realizzano utili in Europa. È una situazione insostenibile e deve cambiare”, ha dichiarato a margine del Salone dell’auto di Ginevra Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat. Marchionne ha invitato le autorità europee ad avviare una politica di sostegno per lo sviluppo di un’industria automobilistica continentale in grado di affrontare la concorrenza mondiale. Inoltre il dirigente ha chiesto ai costruttori di affrontare il problema degli eccessi di potenziale della loro produzione, aggravato soprattutto dall’intervento degli “stati membri, che a causa di pressioni politiche hanno alterato l’equilibrio del mercato comune”.
Attaccando l’interventismo, Marchionne ha portato come esempio da seguire la decisione di Fiat di rimpatriare la produzione della nuova Panda dallo stabilimento polacco di Tychy alle officine di Napoli. “La decisione di riportare la produzione della nuova Panda in Italia non è stata presa solo sulla base di considerazioni razionali, ma per via del legame storico e della relazione privilegiata di Fiat con l’Italia”, ha ammesso il dirigente.
Secondo Christian Klingler, del consiglio d’amministrazione di Volkswagen, il vero dibattito non è quello sulla capacità produttiva delle fabbriche, ma quello sulla competitività. Ed è proprio per ragioni legate alla competitività che la casa tedesca ha deciso, a differenza della Fiat, di produrre la sua nuova utilitaria Up! in Europa centrale, nelle officine di Bratislava.
Per Mercedes, ormai impiantata in Ungheria, i calcoli sono elementari: il costo di produzione nelle fabbriche ungheresi, infatti, è inferiore del 30 per cento rispetto a quello degli stabilimenti tedeschi. source
di Andrzej Kublik .....Traduzione di Andrea Sparacino