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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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domenica 18 marzo 2012

MENO AUTO, PIU’ CRISI: IN I-TAGLIA NON SI CAMMINA

Si vendono poche auto, ci consuma poco carburante. Ergo, siamo in crisi. In crisi nera. Secondo i dati dell’ Unione Petrolifera, i consumi petroliferi italiani sono ammontati, nel solo mese di febbraio, nonostante il giorno in più, il 2012 è bisesto, a circa 5,1 milioni di tonnellate.
 Tanto? No, poco: il 10,7% in meno rispetto allo stesso mese del 2011, o, peggio, il dato peggiore registrato dall’aprile 2009. Nei primi due mesi del 2012 la somma dei soli carburanti (benzina e gasolio), mette in evidenza un arretramento del 19,6% (-506.000 tonnellate). Quindi meno spostamenti da parte dei cittadini, ma soprattutto meno consegne di
merci da parte degli autotrasportatori. Meno business, meno mercato e ripresa lontanissima. Detto dai petrolieri “l’evidente calo dei consumi petroliferi riflette la situazione di crisi generalizzata del Paese e la ridotta capacità di spesa dei consumatori”.

Sempre a febbraio le nuove immatricolazioni di autovetture sono scese del 18,9%. A questo dato se ne aggiungono altri, che tratteggiano ancora più chiaramente l’orizzonte di una crisi che a questa condizioni sembra insuperabile. Nei primi due mesi del 2012 sono state immatricolate solo 268.240 nuove auto, oltre 58.000 in meno rispetto allo stesso bimestre dell’anno scorso, con un calo complessivo del 17,8%. Cifre cha lasciano basiti gli iscritti all’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri.

Non va meglio, tuttavia, per i costruttori italiani. Eccezion fatta per Jeep, che a febbraio segna un +37,3% (in continua crescita dal 2011), tutti gli altri marchi sono in calo. Lancia perde il 4,1, Fiat il 21,8 e Alfa Romeo addirittura il 35,5%. Le uniche auto che vendono, se si può, sono le low cost, come la Pada, di cui sono stati immatricolati più di 10.000 esemplari nell’ultimo mese. Le vendite delle auto preferite dagli evasori, stando almeno alla vulgata, stanno precipitando: -13,9% per le le Mercedes, -36,1% per le Audi, -20,7% per le Volvo e -14,1% per le Lexus e le BMW.

Il calice è amaro: se poco si può fare per contenere l’aumento dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, qualcosa andrebbe tentato sul fronte interno, riducendo gli oneri fiscali imposti sull’acquisto di carburante. Affare che il governo dei professori non intende affrontare. Meglio quindi goderci l’ambito primato europeo, che nella giornata di ieri segna un nuovo record, con la benzina a quota 2 euro al litro. E pensare che le spese vive, per un litro di benzina, sarebbero attorno ai dieci centesimi più il trasporto. Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ai paesi produttori vanno pagate delle royalties di 60 centesimi al litro, che unite alle spese di viaggio, fanno arrivare il carburante ai confini italiani attorno allo 0,8 centesimi. Meno di un litro di latte. Poi viene, nel tragitto fra il confine e il serbatoio, c’è lo Stato. Che mette le sue tasse.

Ecco allora che, messa alle strette, viene in aiuto del cittadino-automobilista proprio l’Unione Petrolifera, che dalle pagine dei suo sito lancia una serie di regole per aiutare i consumatori a sciupare meno carburante. Come? Provvedendo alla manutenzione dell’auto e verificando regolarmente il livello dell’olio.
 Controllando la pressione delle gomme una volta al mese, giacché con le gomme sgonfie, il consumo di carburante può aumentare del 4%. Rimuovendo pesi inutili dal bagagliaio o dai sedili, giacché più l’auto è pesante, più il motore fatica. E, badate bene, chiudendo i finestrini, soprattutto ad alte velocità, per ridurre la resistenza dell’aria. Regole che, viste così, sembrano dispacci da fine impero. Un ultimo dato su tutti: la spesa delle famiglie per generi alimentari è ai livelli del 1981. source