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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 20 marzo 2012

Lo dicono i promotori finanziari...la stretta dell'Europa mette in fuga i clienti

Il presidente del Parlamento Ue auspica un bilateralismo tra Bruxelles e Berna, e non tra i singoli stati.

Intanto i capitali (e quindi i potenziali clienti) continuano a fuggire dall'Italia verso i paradisi fiscali del Vecchio Continente.



L'obiettivo è salvare capra e cavoli. Ma non è affatto semplice. L'accordo verso cui devono andare Ue e Svizzera deve trovare, infatti, un equilibrio tra
gli interessi europei di giustizia fiscale (far pagare le tasse agli evasori) e quelli svizzeri di non perdere lo status di piazza bancaria e finanziaria interessante.

Il presidente del Parlamento europeo Schulz oggi ha ricordato che Bruxelles deve avere un vero e forte interesse per un percorso di integrazione con la Svizzera che la porti un giorno all'ingresso nella Ue, auspicando un sistematico bilateralismo tra Unione e Confederazione, per frenare l'eccessivo attivismo dei singoli stati in materia. Del resto Atene in questi giorni ha avviato trattative bilaterali con la Svizzera su un accordo "materasso" per la tassazione dei capitali greci fuggiti nelle banche elvetiche. E sempre oggi Londra e Berna hanno completato un protocollo di modifica che elimina le criticità sollevate dalla Commissione europea in merito alla compatibilità con il diritto comunitario per tassare i patrimoni dei cittadini britannici custoditi nelle banche elvetiche (un accordo simile a quello della Svizzera con la Germania).

E l'Italia? Il nostro paese per ora resta a guardare, anche se nelle scorse settimane si era parlato di colloqui informali tra Roma e Berna su un accordo simile a quello firmato dalla Svizzera con Londra e Berlino. Altro però non si è saputo e il governo si è sempre affrettato a smentire. Intanto però non si arresta la fuga di capitali (e quindi di potenziali clienti, spesso proprio i più facoltosi) verso i paradisi fiscali del Vecchio Continente, ossia Svizzera, San Marino e Lussemburgo, che assieme totalizzano il 75% dei capitali spostati illegalmente oltreconfine degli italiani. Quelli evasi e poi spostati illegalmente all'estero, secondo i dati della guardia di finanza, ammontano a quasi 2,3 miliardi di euro, stando ai dati raccolti dalle fiamme gialle nel 2011. source
di Roberto Abate