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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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venerdì 9 marzo 2012

Ecco il 1° fallimento (non conclamato) di uno stato europeo dall'introduzione dell'euro

La sovranità nazionale della Grecia è oggi ufficialmente caduta sotto i colpi di un'egemonia finanziaria molto variegata, composta dalle potenti banche d'affari e da stati europei come la Germania e la Francia.
 I governanti ellenici hanno imposto una sostanziale svalutazione dei titoli in loro possesso (si parla del 75%) con un concambio di titoli di nuovo valore nominale. Il problema è che già si mormora che questi titoli di nuova emissione, nel mercato secondario, hanno perso il 15% del loro valore. Questo cosa significa? Vuol dire solo una cosa....nel salvataggio del paese ellenico non ci crede più nessuno. Secondo me hanno solo spostato
il problema più in là nel tempo. La Grecia non crescerà a causa della forte pressione fiscale in atto, e per il continuo aumento dei tassi d'interesse a cui andrà incontro.
Il ragionamento è semplice. Oggi la Bce, l’Unione europea, e il Fondo monetario internazionale, hanno in carico il 36% del debito greco. Andando avanti con questa politica, dopo la ristrutturazione volontaria e il secondo pacchetto di aiuti nell’estate 2012, quella percentuale salirà a 64%.

In sostanza il settore ufficiale prenderà sempre di più il posto di quello privato a livello di prestiti verso Atene. E nel 2015 quando saranno erogate tutte le rate dei piani di salvataggio, quella soglia si attesterà a quota 85% dei debiti della Grecia. In altre parole solo il 15% di quella montagna di debiti che prendono polvere all’ombra del Partenone non sarà sottoscritto dai contribuenti di Eurolandia.


Ecco i punti chiave del nuovo salvataggio...
***La svalutazione del debito offerto in Grecia è di gran lunga troppo piccolo per permettere alla Grecia ogni possibilità di recupero. Subito dopo la ristrutturazione, il debito della Grecia rispetto al PIL sarà ancora pari a 161%, una riduzione di solo il 2% rispetto ad ora. E' altamente improbabile che il paese raggiungerà i suoi obiettivi di debito entro il 2020. Ciò significa che tutto ciò si combina con le cattive prospettive di crescita a causa della continua austerità, la Grecia quasi inevitabilmente necessiterà di un altro salvataggio in tre anni, o sarà costretta al default sul proprio debito in essere.
All'inizio di quest'anno, il 36% del debito greco è stato tenuto da contribuenti-backed istituzioni (BCE, FMI, EFSF). Entro il 2015, a seguito della ristrutturazione volontaria e il salvataggio in secondo luogo, la quota potrebbe aumentare a un massimo di 85%, il che significa che il debito della Grecia sarà di una schiacciante proprietà dei contribuenti della zona euro.
Ciò significa che in caso di inadempienza probabile, un pezzo enorme delle perdite ricadranno sui contribuenti europei, che portano a conseguenti ricadute politiche in paesi come Finlandia, Paesi Bassi e Germania.
Data la notevole riduzione del debito necessario alla Grecia, una ristrutturazione più ampia e coercitiva sarebbe stata una scelta più semplice ed efficace fin dall'inizio del problema. Anche in questa fase tardiva però si presenta ancora una valida opzione, ed è l'unica speranza di porre la Grecia su un percorso sostenibile, pur mantenendola nella zona euro - anche se tutto ciò potrebbe non essere sufficiente.*** fonte