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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 2 febbraio 2012

IL GRANDE BAZOOKA DELLA BCE



Un post "datato" che spiega bene il ruolo della BCE in questa crisi euro-debito.

I titoli di Stato sono quanto di più vicino alla moneta di Stato. E solo la Banca centrale europea può salvare la moneta europea. Con un'operazione d'acquisto dei titoli di Stato in euro che annullerebbe ogni spread. È definito il grande bazooka. Vi si oppongono strenuamente i banchieri centrali tedeschi con argomenti di scarso fondamento. Nuove regole sulle decisioni fiscali dei paesi membri della stessa area monetaria sono auspicabili e inevitabili. Non sembra invece un atteggiamento prudente quello di insistere
sulle regole quando si è vicini al collasso.

Le famiglie che hanno Bot e Btp nel cassetto non sono (ancora) spaventate dalla crisi in atto e sono quasi tentate di fare altri acquisti sull’onda di una recente campagna a favore del debito italiano. Ma i titoli di Stato non sono soltanto una forma di investimento finanziario per chi ha un (grande o piccolo) capitale finanziario. Soprattutto, sono quanto di più prossimo ci sia alla moneta di Stato. Sono presenti in modo massiccio nei bilanci delle banche. Costituiscono le loro riserve secondarie. Le banche centrali regolano i tassi del mercato monetario attraverso operazioni di politica monetaria che ne possono fissare rendimento e prezzo. Certo, le banche non possono usare titoli di Stato come mezzo di pagamento nei confronti delle amministrazioni pubbliche. Devono prima venderli per ottenere riserve presso la banca centrale. Ma essi restano passività dello Stato sovrano e quindi sostituti quasi perfetti delle riserve bancarie. I titoli di Stato emessi dal governo nazionale in moneta nazionale non sono dunque soggetti a rischio di credito.
Questo in un’economia monetaria operativamente efficiente. Ma l’area euro non lo è.

L'ANOMALIA DELL'EURO

Nell’area della moneta unica circolano i titoli di Stato di diciassette paesi, ciascuno dei quali viene considerato a rischio, né più né meno dei titoli municipali degli stati americani. I titoli municipali, non sono oggetto giornaliero delle operazioni della banca centrale americana sul mercato secondario. Sono sì detenuti da risparmiatori americani che cercano un rendimento un po’ più elevato e vantaggi fiscali, ma le banche non li considerano affatto sostituti perfetti dei titoli federali.
Il problema dell’euro è che il debito emesso dalle nazioni partecipanti alla moneta unica sono stati considerati fin qui sostituti quasi perfetti delle riserve bancarie pur trattandosi di titoli a rischio di credito. E ciò a causa della particolare architettura istituzionale della moneta unica, dove manca appunto un titolo “federale”. E così, prima della crisi, quando gli Stati Uniti ancora trainavano la crescita del Pil europeo, il nodo non era venuto al pettine. Ma ora siamo di fronte al redde rationem.
Ora, solo la Banca centrale europea può salvare la moneta europea. Lo auspicavano, già nell’estate scorsa, diversi osservatori. Tommaso Monacelli lo ha spiegato bene su queste colonne: per rompere il circolo vizioso occorre che la Bce si impegni “ad acquistare titoli di Stato fino a quando gli spread dei paesi più a rischio non siano rientrati su valori considerati normali. Ogni altra via, che passa attraverso continui negoziati e fallimenti nel processo decisionale europeo, non farà altro che alimentare la spirale. Fino a quando (molto presto) non sarà più sostenibile”.

IL GRANDE BAZOOKA

È quel che i mercati in queste ore si aspettano dalla Bce. Lo chiamano il grande bazooka, il proiettile d’argento: un’operazione d’acquisto da parte della Banca centrale,o dell’Efsf finanziato dalla Bce, dei titoli di stato in euro che annullerebbe ogni spread. Ed è ciò a cui i banchieri centrali tedeschi si oppongono ancora strenuamente. L’ultima uscita è quella del capo della Bundesbank, Jens Weidmann, sul Financial Times. Weidmann sostiene che la soluzione non è percorribile a) perché è inflazionistica e b) perché impegna denaro tedesco.
Che la Bce debba dare a questa operazione una veste che la renda politicamente digeribile è scontato, ma gli argomenti di Weidmann non hanno fondamento. L’acquisto di titoli significa trasferirli (temporaneamente) dai bilanci delle banche alla Bce. Significa creare riserve bancarie, che persino nel caso non fossero immediatamente riassorbite non potranno avere altro effetto che accorciare la duration delle attività nei bilanci bancari. Non certo quello di “moltiplicarsi” nei prestiti bancari, né quindi avranno effetti sulla domanda e tanto meno sui prezzi.
Né l’operazione impegna alcun capitale tedesco, nemmeno in maniera indiretta, considerando che la Bce non è soggetta a requisiti di capitale e che persino nella circostanza in cui la banca centrale subisse delle perdite contabili, ciò non avrebbe alcuna conseguenza per il contribuente tedesco. E la Bce si rifarebbe presto grazie al reddito annuale da signoraggio.
Forse perché gli argomenti sono deboli, Weidmann insiste molto sul tema della disciplina, sulla necessità di non violare comunque le regole dell’euro. Ma anche questa posizione non convince. In primo luogo, la Bce ha già legittimato, nel 2010, il Securities Market Programme (Smp) con riferimento al Trattato e al proprio Statuto. E il “big bazooka” non sarebbe un’operazione nuova, ma un cambiamento di tiro dell'Smp.
È vero che viene sospesa la “disciplina dei mercati”. Ma ha mai davvero funzionato? E l’idea di porre regole sui disavanzi non nasce appunto dalla presa d’atto che i mercati non bastano a vigilare? Dunque, nuove regole sulle decisioni fiscali dei paesi membri della stessa area monetaria sono auspicabili e inevitabili. Non sembra invece un atteggiamento prudente quello (dei banchieri centrali tedeschi) di insistere sulle regole quando si è vicini al collasso. È come se qualcuno si rifiutasse di prestare soccorso in un incendio per non imboccare un senso vietato. fonte