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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 15 febbraio 2012

Atene scherza col fuoco

Da quasi due anni il governo greco finge di piegarsi alle richieste di partner e creditori, che fingono di credere alle sue promesse. Ma questa farsa potrebbe presto finire nella tragedia del default.
Costa ogni volta di più far adottare alla Grecia riforme credibili. Ieri [6 febbraio] si è ripetuta la stessa cosa che si verifica da quasi due anni quando Atene sta per restare senza denaro (il che accadrà molto probabilmente a marzo) e l’Unione Europea deve riprendere a iniettarle risorse in vena.

Tutti sanno che i greci stanno giocando con il fuoco. Questo non sembra però importare a nessuno, ai
greci per primi. Il governo di Lucas Papademos, un tecnocrate che avrebbe dovuto avere l’appoggio di tutti i partiti per adottare le difficili decisioni che George Papandreou non osava prendere, si è rivelato immobilista come quello del suo predecessore.

Ieri, la troika costituita dal Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione Europea ha dovuto minacciare con le pene dell’inferno il governo greco perché accettasse di licenziare 15mila funzionari nel corso del 2012 per ridurre il proprio deficit.

La Grecia ha più di 700mila funzionari pubblici tra i suoi 11 milioni di abitanti, e ha promesso che ridurrà questo numero a 150mila entro il 2015. Però lo fa a passo di tartaruga. Si era già impegnata a tagliarne 32mila l’anno scorso, cifra che alla fine fu ridotta a duemila.

Così vanno le cose in Grecia. La troika chiede di ridurre il salario minimo (più alto che in Spagna), abbassare gli stipendi, eliminare le tredicesime, ridurre le pensioni e diminuire la spesa pubblica, e i politici greci fanno finta di niente. Sono consapevoli che l’Europa ha sbagliato strada con loro, e ne approfittano.

C’erano tre principi che la Germania difendeva come sacrosanti: no bailout (no al salvataggio), no default (no alla bancarotta) e no exit (no all’uscita di denaro). Il primo venne  trasgredito già nel 2010, quando si accettò di salvare Grecia, Irlanda e Portogallo.

Ora i greci scherzano con il secondo (ieri è stata chiesta una relazione al ministro delle finanze con tutti i dettagli di un eventuale default greco). E la sua uscita dall’euro è stata menzionata varie volte durante i negoziati degli ultimi giorni.

Il governo spagnolo non è estraneo a tutto ciò. A Madrid non piace la prospettiva che si apra la porta d’uscita del club dell’euro, perché dietro seguirebbe il Portogallo e non si sa dove potrebbe terminare l’elenco. Però gli piacerebbe che i politici greci prendessero più seriamente la situazione.

“Sapevamo già che i greci sono fatti così. Il problema non è solo economico, ma politico”, afferma un alto funzionario. E la soluzione non sembra stare nella minaccia tedesca di imporre un proconsole o nell’idea francese di creare un conto separato per il denaro destinato al pagamento degli interessi.

I greci non si sono mai sentiti inferiori agli altri europei. Benché la loro economia sia a pezzi, la loro autostima resta enorme. Hanno sempre diffidato dell’idea di Europa, a meno che questa non significhi che Bruxelles finanzi il loro stile di vita. Ma questo lo sapevamo fin dal giorno in cui sono entrati nell’Ue. fonte