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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 9 gennaio 2012

Dove sono finiti i 115 miliardi della BCE?


Poiché bisogna avere qualcosa da dire, in tempi in cui la politica dimostra di avere fallito e di non avere alcun progetto, il PDL, non pago di avere farfugliato scempiaggini su Cortina, si chiede dove siano finiti i soldi della BCE, sui quali le banche starebbero facendo lauti guadagni, non affidandoli alle Pmi, ma investendoli in qualcos’altro; oppure ancora, che cosa si pensi di fare riguardo a Unicredit.

Parlare male di Unicredit (per qualche buontempone, Unidebit) è come sparare sulla Croce Rossa, dopo un po’ ti stanchi, troppo facile. Varrebbe la pena magari ricordare che quando c’era da salvare Mediaset fu il Banco di Roma di Geronzi a farlo, prima di essere fusa in Unicredit. E che Unicredit stessa, oltre ai propri scheletri nell’armadio (Burani) ha ereditato anche quelli dell’ex-presidente di Generali (su tutte, non solo per l’importo, la Roma a.s.).

Quanto alle banche, forse sarebbe il caso di cominciare ad essere chiari e dire le cose
brutalmente come stanno. Le banche hanno finito i soldi, sono inchiodate. Punto. Le grandi banche per avere fatto dell’azzardo morale la loro regola di condotta, quando c’era da creare valore per gli azionisti, a qualunque costo (compreso il famoso unico posto di lavoro, la segretaria, creato dalla Tassara di Zaleski), con grandi operazioni e grandi debitori. Le piccole banche per avere fatto più di quano dovevano, finanziando ultra vires le Pmi razionate dalle grandi (ma Alice-in-wonderland-Lupi and his-brother-Tremonti se ne accorsero solo due anni fa, l’uno ripetendo al Meeting di Rimini quello che l’altro aveva già cominciato a dire) e per avere partecipato anch’esse a finanziare la bolla immobiliare.

Quindi, che fine fanno i quattrini della BCE? Non servono ad investire in titoli di Stato, cosa che nessun banchiere assennato farebbe in questo momento, con il rischio di trovarsi minusvalenze in bilanci già precari; non servono per dare quattrini alle imprese perché le imprese sono inchiodate e non li restituirebbero, perché sono troppo indebitate e sottocapitalizzate (e comunque vorremmo ricordare al buon Lupi che se aumenta il costo della raccolta, ed è aumentato grazie allo spread ed alla fiducia dei mercati nel suo Presidente, non si possono prestare quattrini in perdita).

Servono ad una sola cosa (evidente, d’altra parte, visto l’ammontare dei depositi presso la BCE stessa, liquidissimi ma scarsissimamente redditizi): a dare alle banche quel minimo di liquidità che serve per evitare la corsa agli sportelli.

In attesa che le Fondazioni ricapitalizzino (lo so, è fantascienza, ma i soci sono loro, mica i professori universitari) è l’unica fine che faranno quei quattrini. Lupi e Cicchitto hanno idee migliori? fonte
John Maynard