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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 17 gennaio 2012

Baltic Dry Index....il commercio internazionale vicino al blocco?

Il commercio internazionale si sta veramente bloccando come anticipa il crollo del Baltic Dry Index?

Inizio segnalando la definizione del Baltic Dry Index (BDI) di Wikipedia, Sono mesi che scrivo di questo indice che indica l'andamento dei costi del trasporto marittimo e dei noli delle principali categorie delle navi dry bulk cargo.

“...Malgrado il nome indichi diversamente, esso raccoglie i dati delle principali rotte mondiali. Esso raccoglie le informazioni relative alle navi cargo che trasportano materiale "dry", quindi non liquido (petrolio, materiali chimici,ecc) e "bulk", cioè sfuso. Riferendosi al
trasporto delle materie prime o derrate agricole, costituisce anche un indicatore del livello della domanda e dell'offerta di tali merci. Per queste sue caratteristiche viene monitorato per individuare i segnali di tendenza della congiuntura economica. L'indice BDI è espresso in dollari Usa; pertanto il suo andamento può essere influenzato dell'andamento del cambio della valuta statunitense”.

Partendo dall'ultima parte della definizione il forte rafforzamento della valuta Usa ha influenzato il crollo dell'indice BDI? E' un tema da sviluppare.

Un crollo verticale e preoccupante, siamo tornati ai valori di marzo 2011...

Sembra quasi che il commercio internazionale abbia tirato il freno a mano, anzi scusate abbia gettato l'ancora.



Ora, le notizie dei downgrade europei, le trimestrali bancarie in uscita in America nei prossimi giorni (con i loro outlook) faranno capire se l'economia americana e mondiale (anche la Cina non brilla con lo scoppio della sua bolla immobiliare) si sta veramente bloccando. Basterà poi una ripresa della disoccupazione Usa per far accartocciare i mercati azionari ed obbligazionari su se stessi come nel periodo finale del mandato del Presidente Carter (alta inflazione e conflitto con l'Iran erano presenti anche in quegli anni).

Pesano sicuramente le tensioni con l'Iran e l'alto costo del petrolio conseguente, unica materia prima che non ha risentito troppo del rafforzamento del dollaro.

Come scrissi nel mio pezzo del 9 settembre 2011 una seconda mandata di stop loss di alcuni prodotti detenuti dai piccoli risparmiatori sta per scattare nei prossimi mesi?

Penso che avremo una primavera molto movimentata... fonte