La mia foto

Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

chart

chart

Calendario Economico fornito da Forex Pros - Il Portale di Trading sul Forex.

sabato 14 gennaio 2012

Accelera la fuga....dai fondi comuni

È da tempo che i fondi comuni non sono più nel cuore degli investitori italiani, ma negli ultimi mesi sembra registrarsi una vera e propria fuga dai fondi comuni.


Solo a novembre 2011, i riscatti netti dai fondi comuni sarebbero stati oltre 8,5 miliardi di euro, che seguono i 5,8 miliardi di ottobre i 6 miliardi a settembre. Valori che non passano inosservati, non solo rispetto al secondo trimestre che complessivamente aveva visto deflussi per 6,7 miliardi, ma anche rispetto al totale del patrimonio delle gestioni collettive, equivalente a circa 263 miliardi di euro.

I fondi comuni soffrono, oltre che delle difficoltà della congiuntura economica finanziaria
attuale, anche per motivi legati alla loro natura, patendo il fatto di essere strumenti nati e pensati in un epoca sostanzialmente diversa (*), tant’è vero che ci sono diverse iniziative per “aggiornarli” al contesto (anche tecnologico) attuale.



(*)I fondi comuni stanno perdendo da tempo l’interesse degli investitori, con una “gestione attiva” spesso deludente, e con la concorrenza di prodotti come gli ETF, forse meno ambiziosi ma anche meno costosi e più trasparenti (pur nel dibattito di cui abbiamo raccontato in passato, con un mercato di ETF che si è ampliato ma secondo molti ha abbassato la qualità delle proposte).

Secondo una ricerca condotta da due analisti di Morningstar, il punto è che i fondi comuni sono semplicemente vecchi. Anche per una questione tecnologica: se nel 1940, anno di introduzione dei fondi comuni negli USA, in cui le contrattazioni in Borsa erano “alle grida” e gli ordini venivano fatti su carta, introdurre un sistema che andava a calcolare il valore della quota ogni giorno e pubblicare rapporti trimestrali ed annuali era un lavoro tecnicamente molto impegnativo.

Ma nel XXI secolo un prodotto finanziario che segue al stessa logica non ha più senso: gli investitori non sarebbero più disposti ad aspettare fino a fine giornata perché sia valorizzata la loro quota. Gli ETF, al contrario, sono pensati anche tecnologicamente in tempo più recente, e quindi consentono una negoziazione anche intra-giornaliera, aumentando quindi la liquidità (e quindi il valore) dell’investimento.
fonte