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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 19 dicembre 2011

Può sopravvivere l'Italia alla tempesta finanziaria?


Ecco l'opinione di Daniel Gros (direttore del Centro per gli studi di politica europea di Bruxelles).

Se l'Italia è troppo grande per fallire e troppo grande per essere salvarata...come può salvarsi? 
Questo articolo "vuol suggerire" una strategia di sopravvivenza per il Bel Paese. Le famiglie italiane dovrebbero finanziare il proprio governo con l'acquisto del proprio debito, e la BCE dovrebbe evitare un collasso del sistema bancario italiano.
Il destino dell'euro e il destino d'Italia si sono ormai intrecciate. L'euro non sopravviverà se l'Italia
è costretta a default in quanto il suo governo non può più rifinanziare parte dei suoi € 1.500.000.000.000 debito in scadenza ogni anno. La potenza di fuoco del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) non sarebbe sufficiente a salvaguardare l'Italia, anche se il FMI dovesse fornire un paio di centinaia di miliardi di finanziamenti aggiuntivi.

In breve, l'Italia è troppo grande per fallire, ma anche troppo grande da salvare. L'Italia può salvarsi? Alcuni analisti sono pessimisti (Manasse 2011), ma credo che ci sia ancora un cammino verso il successo finale. 

Le riforme italiane
Il governo italiano sta spingendo una regolazione fiscale forte e credibile in Parlamento. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per prevenire un'altra ondata di vendite sul mercato obbligazionario italiano. L'esperienza ha dimostrato che i punti nei premi di rischio conducono ad una spirale negativa auto-rinforzante nell'ambito di cui i tassi di interesse più elevati mettono in dubbio la solvibilità del governo e minacciano la sopravvivenza del sistema bancario italiano, col rischio di rimanere fuori dal normale sistema interbancario e da quello transfrontaliero di finanziamento. Tuttavia questo circolo vizioso può essere rotto per consentire al governo italiano di sopravvivere ad un periodo prolungato di alti tassi di interesse - come ha fatto nel 1990 quando i tassi di interesse erano in doppia cifra per diversi anni.
La distribuzione dei compiti dovrebbe essere semplice:
Famiglie italiane dovrebbero finanziare il loro governo proprio acquistando il suo debito, e
la BCE dovrebbe evitare un collasso del sistema bancario italiano.
Un primo elemento chiave della sopravvivenza è che il nuovo debito ad alto costo, dovrebbe essere venduto per lo più agli italiani. In questo modo il maggior costo del servizio del debito non sarà un peso per il paese, ma solo una redistribuzione del reddito tra risparmiatori e contribuenti.
Nella misura in cui il nuovo, alto costo sono strumenti di debito venduti a investitori stranieri costituiscono un onere per l'intera economia perché portano ad un deterioramento nel conto
corrente. Questo dovrebbe essere evitato utilizzando le leve normative e altri per invogliare i risparmiatori italiani a spostarsi verso il debito pubblico italiano (in genere BOT e BTP).
Attualmente circa la metà di tutto il debito pubblico italiano si svolge in Italia. Se la proporzione di nuovo debito comprato da risparmiatori nazionali potrebbe essere aumentato ad almeno tre quarti del ciclo di feedback negativo di cui sopra, potrebbe già essere molto ridotto. Ci sarebbe quindi bisogno di molto meno per la BCE nell'acquistare debito pubblico italiano nel prossimo futuro.

Gli investitori in tempi di crisi
L'esperienza ha dimostrato l'importanza di una base di investitori domestici in tempi di crisi.Negli anni 90 l'onere degli interessi per il governo è stato molto più alto. Ma questo era sostenibile perché la maggior parte del debito era detenuto da residenti (i famosi 'BOT della gente'). Se il risparmio nazionale viene reindirizzato verso gli acquisti di debito pubblico domestico, questo lascia un 'deficit di finanziamenti esterni' dato che l'Italia corre ancora con un deficit di conto corrente moderata di circa il 3% del PIL, un po 'inferiore a € 50 miliardi di euro l'anno. Se gli investitori stranieri dovessero rifiutare di finanziare i mutuatari italiani del settore privato, le banche italiane avrebbero bisogno di ottenere più fondi da parte della BCE.
In un mondo ideale non è chiaro il compito di una banca centrale per il finanziamento regionale di un conto corrente squilibrato. Ma sarebbe comunque preferibile che la BCE fornisse il sistema bancario italiano, un accesso continuo alle sue normali operazioni di politica monetaria per la somma di € 50 miliardi all'anno, piuttosto che comprare centinaia di valore di miliardi di debito pubblico. I cambi politici della BCE per il salvataggio, dell'8 dicembre scorso. 
La stabilità del sistema bancario italiano ora sembra rassicurante poichè la BCE ha messo a disposizione il finanziamento triennale (importante poichè i soprintendenti non lasceranno che la banca italiana dia gli accreditamenti a medio termine alle piccole e medie imprese se si rifinanziano soltanto con il finanziamento di breve durata).  Il rilassamento poi dei requisiti di garanzia che la BCE inoltre, ha annunciato recentemente sono ancora più importanti. Le Banche possono ora usare tutto il prestito d'effettuazione per ottenere il finanziamento.  Ciò è cruciale per un sistema bancario che è prudentemente attaccato al relativo commercio di base di prestito all'economia reale e quindi fino a poco tempo fa ha incontrato più difficoltà trovare idonee garanzie sul suo bilancio.

Tutto considerato sembra che l'Italia dovrebbe ora avere una buona probabilità di sopravvivere persino ad un periodo prolungato di premi ad alto rischio se riesce a mobilizzare il relativo risparmio domestico.  La conoscenza insegna che questo fatto dovrebbe già abbassare il tensionamento nei mercati finanziari. Inoltre, l'Italia sarà presto uno dei pochi paesi che soddisfano la regola del 'compact fiscale' della zona nuovo euro (disavanzo corretto per il ciclo dovrebbe essere ben al di sotto dello 0,5% del PIL nel 2013). Ciò dovrebbe anche contribuire ai tensionamenti più bassi (ed aumentare la prontezza della Germania per accosentiree alle misure di sostegno il mercato italiano delle obbligazioni).

Osservazioni conclusive
Naturalmente, questa strategia di sopravvivenza ha senso solo se l'adattamento a lungo termine è anch'esso curato. Sul fronte fiscale questo sembra essere il caso. Che cosa deve ancora iniziare è quello di rendere l'economia italiana competitiva riducendo i costi del lavoro. Anche in Germania c'è voluto la parte migliore di un decennio prima che potesse compensare la sopravvalutazione con cui era entrata nella zona euro. Ma il processo di riduzione dei costi salariali deve cominciare ora a convincere i mercati finanziari che l'Italia sarà in grado di crescere di nuovo sul retro delle esportazioni in crescita, come ha fatto nel 1990.
A condizione che il settore reale dell'economia può essere schermato dai peggiori effetti della tempesta finanziaria del Paese dovrebbe avere abbastanza tempo per l'aggiustamento reale di supportare i suoi primi frutti. fonte

Opinione personale
Credo che ormai abbiamo oltrepassato un certo limite oltre il quale sarà durissimo "se non impossibile" un raddrizzamento dell'attuale situazione con un fisco così opprimente e con una crescita pari a zero.