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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 24 novembre 2011

Italia...il default è alle porte!?!

Nota Trader & Passion:
Un PDF vecchio di un anno, ma che sembra scritto ieri.

In base ad un recente studio condotto dal Censis (2007), risulta che il paese Italia, tra quelli occidentali, è quello messo peggio, e i dati economici oggettivi lo dimostrano:
- in fatto di funzionalità e competitività internazionale continua a perdere posti;
- in fatto di capacità di ammodernamento ed innovazione è il più rigido;
- in fatto di produttività è ultimo;
- in fatto di natalità è ultimo;
- in fatto di efficienza della pubblica amministrazione è ultimo e primo per i costi;
- in fatto di lavoro ha il tasso più alto di assenteismo, di malattie e di scioperi;
- in fatto di capacità di attrarre investimenti è ultimo;
- in fatto di finanza pubblica è un fallimento, l’indebitamento dello stato (il debito pubblico) ormai
viaggia verso il 120% del PIL ed è in costante e continuo aumento;
- in fatto di pressione fiscale è al primo posto, crescendo di pari passo con l’aumentare del debito pubblico;
- in fatto di capacità di investimento nella ricerca scientifica e tecnologica è ultimo
in Europa, dopo la Grecia;
- in fatto di “fuga di cervelli” è al primo posto, visto che i migliori e più preparati emigrano;
- in fatto di istruzione pubblica ha le scuole meno efficienti nel preparare al lavoro;
- in fatto di retribuzioni salariali è ultimo, con i salari più bassi d’Europa;
- in fatto di efficienza del sistema giudiziario è ultimo;
- in fatto di sanità è agli ultimi posti, con una spesa fuori controllo e 6000 morti l’anno per infezioni contratte in ospedale;
- in fatto di capacità di rinnovo della classe dirigente è ultimo, ritrovandosi con la classe politica e universitaria più vecchia del mondo;
- in fatto di capacità decisionale è ultimo, in quanto nessun governo, di qualsiasi colore, riesce ad eseguire le riforme di cui il paese necessita e tutto si blocca continuamente;
- in fatto di corruzione a tutti i livelli, è ai primi posti;
- in fatto di indipendenza, tra i paesi occidentali, è ultimo, avendo sempre più padroni stranieri che detengono consistenti quote del nostro debito pubblico (Londra, Parigi, Francoforte e ora anche Pechino).
Complessivamente il paese Italia è un fallimento, e i dati appena visti lo dimostrano impietosamente; chiunque voglia vedere le cose in maniera razionale ed obiettiva, non può giungere ad una conclusione diversa.
Entro fine anno il debito pubblico raggiungerà quota 120% del PIL (una discesa agli inferi) e non c’è proprio verso di invertire la rotta.
Probabilmente in pochi lo sapranno (solo gli addetti ai lavori), ma la Cassa Depositi e Prestiti (l’istituto misto pubblico/privato che raccoglie il risparmio privato e gestisce il finanziamento delle attività degli enti pubblici) è senza soldi e sta emanando direttive all’interno degli istituti di credito affinché questi evitino in tutti i modi di far uscire contanti dai conti correnti dei loro clienti, mentre agli uffici postali sta raccomandando di identificare i conti correnti più consistenti e di spingere i loro titolari a spostare tali somme in libretti postali.
Ovviamente, una simile “chicca” viene sottaciuta da tutti i nostri organi di (dis)informazione o uomini di partito, dal momento che creare allarmismi e danni economici ai padroni delle banche non si può, ma tale situazione la dice lunga riguardo alla reale situazione in cui versano l’economia e gli istituti di credito del nostro Paese.


E come se non bastasse, i padroni dei nostri politici (e quindi anche nostri) di Bruxelles,
nello scorso mese di settembre hanno imposto all’Italia l’obbligo di ridurre il debito pubblico
“rapidamente e in maniera soddisfacente, in quanto essenziale per tornare ad una crescita sostenibile” (queste le testuali parole pronunciate dal responsabile UE agli affari economici e monetari Olli Rehn, un uomo grigio, non eletto da alcun popolo, ma bensì nominato dai poteri forti della finanza europea).
Ovviamente il ministro Tremonti ha recepito l’ordine, ed ora, senza far troppo rumore si appresta a varare per la prossima finanziaria una bastonata da 40 miliardi di Euro l’anno, e questo per tre anni (triennio 2011-2013), visto che l’UE ci impone di ridurre il debito di almeno un ventesimo l’anno. Tutto in nome di “una crescita sostenibile”.
Questo significherà ancora inasprimento fiscale, tagli all’istruzione, alla sanità, ai servizi essenziali e al welfare in generale, in un contesto di aumento drammatico della disoccupazione e di costrizione dei consumi (quindi in piena deflazione, cioè carenza di circolazione di moneta).
Non ne usciremo vivi, e non saranno necessarie tre manovre finanziarie, in quanto già dopo la prima l’Italia sarà in ginocchio pronta a “farsi salvare” dal FMI e dalla Banca Mondiale, a costo di ulteriori tagli e sacrifici (ovviamente sempre per il popolo).
Inoltre, si consideri che ogni anno l’Italia deve piazzare sui mercati internazionali diverse centinaia di miliardi di Euro di titoli del debito pubblico, cioè deve trovare a tutti i costi qualcuno che, comprando pezzi di carta con scritto “pagherò”, ci dia i soldi per non fallire. In un contesto di forte “depressione” economica come quello europeo, quanto potrà durare ancora questo gioco? Poco, e i nostri ministri lo sanno, ma continuano a far finta di niente e a dire che tutto va bene.
Si consideri inoltre che, coloro che comprano il nostro “esagerato" debito pubblico sono anche i nostri “padroni”, cioè sono coloro che decidono l’allocazione degli investimenti che l’Italia dovrà fare nei mercati, il tipo di politica energetica che dovrà perseguire (si noti infatti come la Francia stia imponendo all’Italia, la sua antieconomica ed antiecologica tecnologia nucleare), il tipo di tecnologia industriale da adottare (per quella poca industria che ci è rimasta) e soprattutto da chi comprare, e non da ultimo i nostri “padroni” cercheranno, ma lo stanno già facendo, di appropriarsi dell’unica grande risorsa di cui disponiamo come Paese: il turismo.
Visto che fondamentalmente, come popolo nel suo complesso, non siamo nemmeno capaci di sviluppare e tutelare le potenzialità paesaggistiche (preferendo costruire inceneritori vicino alle spiagge e ai vigneti invece di proteggerli), del territorio (vedi frane e alluvioni, che oramai si verificano quasi quotidianamente) storico-culturali (si veda l’ultimo crollo a Pompei) di cui il nostro paese dispone, la gestione dell’“industria del turismo”, la stanno prendendo in mano società dei paesi che finanziano il nostro infinito debito pubblico; i nostri padroni appunto.
A riprova di quanto appena detto, si presti attenzione a quante società che gestiscono beni demaniali (anche di alcune zone delle “nostre” spiagge), in questi mesi, li stanno cedendo (svendendo) a società private straniere.
Considerate le premesse fin’ora viste, e tralasciandone diverse altre che ancora si potrebbero elencare (ma un articolo è “digeribile” se non è troppo lungo), secondo logica il default dell’Italia (bancarotta dello Stato) appare molto probabile se non certo.
Si tratterà di vedere se esso sarà “improvviso” e cruento come è avvenuto in Argentina nel 2001 (con conseguente “congelamento” dei conti bancari degli ignari cittadini, che con i loro risparmi hanno parzialmente pagato i creditori esteri), oppure se sarà “pilotato” come in Islanda, Grecia, Irlanda con tagli e misure di riduzione della spesa pubblica da “lacrime e sangue”.
Queste sono cose che potrebbe dirci il ministro Tremonti, ma considerando che l’Italia, tra i paesi occidentali, e nel mondo in generale, è quello con la più forte propensione al risparmio privato, nei prossimi mesi non sarebbe male se cominciassimo a tenere d’occhio gli sportelli delle banche presso i quali teniamo i nostri risparmi. Non si sa mai! fonte